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domenica 1 novembre 2020.
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IL GELO DI APRILE RIEMPIE IL BARILE
di Teresio Bianchessi

IL GELO DI APRILE RIEMPIE IL BARILE



E’ certamente un fenomeno insolito, ma può capitare che anche a primavera inoltrata un capriccio atmosferico possa far ritornare temperature invernali e, se non proprio la neve, di certo il gelo.

Il contadino cerca di interpretare a chi può giovare questo freddo inopportuno e la risposta non tarda ad arrivare: la brina di aprile farà bene alla vite che posticiperà le prime gemme ed eviterà così malattie successive a solo beneficio dei grappoli futuri che saranno robusti e ancora più succosi.

Sembra un proverbio improbabile per le campagne lombarde, va invece ricordato che sino agli anni trenta la coltura della vite era largamente diffusa anche da noi, i contadini sistemavano filari lungo gli argini dei campi arativi, utilizzando quali pali di sostegno gli alberi, o impiantavano pergole nell’orto e pergolati davanti alle cascine.

La vendemmia era essa stessa una ricchezza, a tal punto che negli atti notarili di compravendita si distingueva il campo solo arativo dal terreno “arativo-vitato”.

Il vino? Era il “Clintòn” un vino contadino consumato a tavola per accompagnare polente e portato in fiasco sugli argini dei campi perché col suo gusto aspro dissetava nelle torride giornate estive.

Purtroppo ci si accorse che conteneva in abbondanza una sostanza, la “pectina” pericolosa per la salute e così quelle vigne furono proibite e nella bassa pianura padana scomparvero.

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"Megghju aviri a chi fari cu centu briganti, ca cu nu stortu gnuranti."

È meglio aver a che fare con cento briganti piuttosto che con uno solo, ma stupido.

Proverbio calabrese

 
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