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venerdì 4 agosto 2017.
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IL TIMORE DI DIO
di Teresio Bianchessi
IL TIMORE DI DIO


(Scherza con i fanti ma non con i santi)

Ieri l’inferno esisteva ancora e, a ricordarlo, ci pensavano i parroci con i loro sermoni.

Quella lontana domenica, dal pulpito, l’arciprete aveva tuonato contro il peccato e i peccatori, ricordando ai viziosi che il diavolo era in agguato per punirli con lingue di fuoco altissime che avrebbero bruciato il loro corpo rinsecchendo anche la lingua sitibonda; satana avrebbe inoltre spezzato loro il cuore e le pene sarebbero durate in eterno. I bambini, seduti sulle panche nelle prime file, erano attoniti e impauriti; in cuor loro pensavano però che quella predica era rivolta ai grandi, ai giovanotti e alle ragazze maggiormente esposti al rischio grave del peccato mortale, che prevalentemente, lo sapevano, era un peccato di carne. Ma quella domenica il parroco, particolarmente infervorato, non risparmiò neppure gli innocenti e raccontò loro, caricandola di tinte fosche, la storia, diceva lui “vera” di un bravo giovane che come loro faceva il chierichetto, prossimo addirittura a fare il suo ingresso in Seminario, colto dalla morte proprio nel giorno in cui aveva commesso il suo unico peccato mortale. Raccontò anche che Il giovane disperato, dagli inferi, apparve al suo padre spirituale implorandolo di mettere in guardia i giovani affinché non abbandonassero mai, nemmeno per una sola volta, nemmeno per un istante, la retta via. “Ite missa est”. “Non è possibile… come si fa?”. Rifletteva il giovane Pierino rientrando a casa dopo la messa. “…Se proprio m’impegno… ma proprio tanto, posso finire nel Purgatorio…in Paradiso mai, lì ci vanno di sicuro solo i preti…”. La conclusione amara. Subito dopo: “Perché non sono nato albero?… avrei bruciato per una mezz’ora, non di più, sul camino e tutto sarebbe finito lì…”. Era il sacro timore di Dio. I sermoni apocalittici, la paura delle pene dell’inferno, non ce la facevano però nemmeno allora a tener lontane le tentazioni; la carne, si sa, è debole e l’uomo nel suo cammino quotidiano, da sempre lotta tra il bene e il male. Il senso religioso, il timore di Dio, per fortuna in forma meno talebana di allora, è presente anche oggi, tempo di secolarizzazione, e diceva bene Montesquieu quando affermava che: “L’uomo pio e l’ateo parlano sempre di religione, l’uno parla di ciò che ama, l’altro di ciò che teme”.

Lasciandoci così aperta la speranza di poter confidare nella benevolenza e nell’infinita bontà del Padreterno.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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