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lunedì 31 agosto 2009.
DISCENDENTI DA NOSTRI EMIGRANTI

Da molti anni sono abituato a rispondere a discendenti di emigranti della Svizzera italiana, in parte perché mi occupo della corrispondenza della Società Genealogica della Svizzera Italiana (SGSI), in parte perché il nostro Archivio di Stato grigione a Coira ha la mia autorizzazione nel dare il mio indirizzo quando il richiedente cerca antenati suoi del Moesano.

L’altro giorno (5 agosto) mi è giunta, tramite l’Archivio di Stato grigione la richiesta di tale Patrick Orvane, che abita a Manicamp in Francia e la cui madre era una Pregaldini di Santa Maria in Calanca, il cui cognome ben presto si trasformò in Francia in Prégaldin. Ovviamente ho dato al signor Orvane tutte le informazioni possibili sulla famiglia patrizia di Santa Maria in Calanca dei Pregaldini, ivi già documentata all’inizio del Cinquecento e il cui stemma si trova dipinto nella chiesa parrocchiale di Santa Maria, datato inizio ’500.

Orvane mi scrive che è stato tramandato oralmente nella sua famiglia dei Prégaldin francesi che tre fratelli Pregaldini erano emigrati nel Seicento in Francia e da uno di loro discende il suo ramo. Costui fu Giovanni Battista Armenio Pregaldini, nato il 26 agosto 1668 a Santa Maria e dalla sua progenie discese poi anche un ramo che dalla Francia è emigrato negli USA. Un altro del ramo fu quello di Andrea Natale Pregaldini, nato nel 1697 nei pressi di Santa Maria e che si stabilì in Piccardìa a Daour (dipartimento della Somme), dove si sposò nel 1732. Il terzo fratello fu Antonio Pregaldini, mastro vetraio documentato a Dieuze nel dipartimento della Mosa nel 1693 in un archivio notarile.

Quando mi giungono domande di antenati dalla Francia, Belgio o Olanda di discendenti di emigranti calanchini, non ho alcun dubbio: gli antenati erano dei vetrai ambulanti, mestiere che, specialmente in Calanca, ma anche in Mesolcina, ha dato tanto lavoro ai nostri emigranti. Almeno a partire dall’inizio del Cinquecento e fino alla prima metà del Novecento, abbiamo inondato di vetrai tutta l’Europa ! Solo per dare un’idea di quanta fosse numerosa la schiera dei nostri emigranti vetrai, cito un solo dato: nel 1850 durante il primo censimento federale, Santa Maria in Calanca contava 206 abitanti dei quali ben 47 erano emigrati, la grande maggioranza come vetrai in Francia. In quell’anno il Console [sindaco] di Santa Maria era Giuseppe Pregaldini e fu lui a firmare l’elenco degli assenti dalla patria, tra cui i Pregaldini soltanto erano: Vittore Pregaldini, nato nel 1814, ammogliato, assente in Francia da due anni, vetraio, con probabilità di ritorno; Antonio Pregaldini, nato nel 1827, ammogliato, assente in Francia da un anno, vetraio, con probabilità di ritorno; Giuseppe Pregaldini, nato nel 1783, ammogliato, assente in Francia da 30 anni, vetraio, senza alcuna probabilità di rientro; Francesco Pregaldini, nato nel 1808, celibe, assente in Francia da 16 anni, vetraio, senza probabilità di ritorno; Giuseppe Giocondo Pregaldini, nato nel 1807, ammogliato in Francia, assente in Francia da 16 anni, vetraio, senza speranza di ritorno; Pietro Pregaldini, nato nel 1802, ammogliato in Francia, assente in Francia da 26 anni, vetraio, senza speranza di ritorno; Gaspare Pregaldini, nato nel 1799, ammogliato in Francia, assente in Francia da 22 anni, vetraio, senza speranza di ritorno.

Come si può arguire gli emigranti da parecchi anni non sarebbero più rientrati in patria, visto che fare il vetraio in Francia era meglio che fare il contadino in Val Calanca. Il che spiega senza commento il dissanguamento demografico calanchino: dai 3’500 abitanti circa del 1775, oggi si raggiungono quasi gli 800 abitanti (compresi molti immigrati sia dalla Svizzera tedesca, sia dal Ticino o dall’Italia settentrionale).

Negli ultimi anni parecchi dei discendenti di emigranti calanchini sono venuti a visitare la terra di origine, in particolare i Petrini-Poli [Petrimpol] di Buseno, dalla Francia e dagli Stati Uniti d’America, i Contini di Cauco dalla Francia e molti altri hanno richiesto informazioni (come i discendenti dei Berta in Belgio). Ma anche molti discendenti di emigranti mesolcinesi hanno fatto la stessa cosa, come i Tonella di Cabbiolo dalla Normandia, i Toscano dalla Baviera, i Santi di San Vittore dal Belgio, i Righetti di Cama dall’Alsazia, eccetera. In questa prima metà di agosto 2009 si trova in vacanza a Cama l’ing. André Hald, abitante in Alsazia i cui antenati furono i vetrai Righetti di Cama, ancora oggi proprietari di Miroiteries in Francia.

Tutti questi discendenti di nostri emigranti che si interessano dei loro antenati lo fanno perché si trovano in un’ottima situazione finanziaria (i poveretti ovviamente non hanno alcun tempo di vedere chi furono i loro avi). E questo interessamento sulle proprie radici, quindi sulla vera propria identità è una cosa molto importante. In tutta l’Europa (e non solo nella Svizzera interna) abbiamo un grande capitale di gente che potrebbe meglio interessarsi di noi. Purtroppo i molti nostri giovani, laureati alle università o con la licenza magistrale, non hanno alcun interesse a intrallacciare questi contatti, preferiscono organizzare solo delle piccole cose nel nostro ambiente ristretto, in altre parole si rinchiudono nel proprio guscio, forse con la recondita idea che il Moesano sia l’ombelico del mondo ... E, con grande rispetto parlando, anche le nostre autorità in carica non è che facciano molto per stabilire questi contatti che, magari alla fine, potrebbero anche apportare notevoli contributi e aiuti finanziari per le nostre attività e progetti.

Peccato, ma tant’è, finché da noi si continuerà così, troppo spesso litigando per infime questioni legate non solo a cosiddetti campanilismi, ma molto spesso a contrasti personali di bassa lega, non è certo che il Moesano potrà prosperare. Anzi ciò non servirà che a ridurci sempre più alla mercè di chi, al di fuori dei nostri confini (anche solo nella Svizzera cosiddetta italiana) ci considera e ci ha sempre considerato come una “quantité négligeable” e da ignorare.

Pazienza, qualche nostro antenato, magari tra quelli che perfino sono riusciti a liquidare i Trivulzio, si rivolterà nella tomba, nel vedere il nostro sciatto comportamento di accettare subito e tutto quanto ci viene propinato.

Cesare Santi

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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