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Lettere dei lettori
lunedì 6 marzo 2017.
Legge sulla cultura: discussione lunga e accesa e finale sensato
di Nicoletta Noi-Togni

Sembrava dover essere gettata a mare prima ancora di iniziare il dibattito in Gran Consiglio la legge sulla cultura. Richiesti sono stati infatti la non entrata in materia e il rimando del testo al mittente e cioè al Governo. Strano trattamento da parte del Parlamento se pensiamo che leggi molto più determinanti per il nostro territorio – senza voler togliere nulla a questa legge importante – sono state negli ultimi anni liquidate in poco tempo e con pochissima discussione; per esempio la legge sulla riforma territoriale e quella sul promovimento economico. Caratterizzata la discussione iniziale da attacchi abbastanza virulenti – e poco qualificati - all’indirizzo del ministro della cultura e, malgrado ciò, salvata la legge dal rigetto la discussione era proseguita per ben tre giorni. Sempre intercalata quest’ultima dalla rimostranza (ciò che si era maggiormente rimproverato a questa legge) sulla mancanza di un preciso concetto sul quale appoggiare strategia e modalità. Concetto che era poi stato deciso di far vergare a posteriori e di far approvare dal Gran Consiglio. Parecchie le resistenze a questo procedere che è diventato effettivo solo in virtù del doppio voto del Presidente del Gran Consiglio, essendosi conclusa questa votazione con un risultato di 57 voti su 57. Discussione anche sulla competenza di nominare la Commissione culturale del Cantone, incarico da sempre appannaggio del Governo che si voleva, nell’ambito di questa legge, affidare al Gran Consiglio. Richiesta tuttavia rigettata dal Parlamento. La discussione sui diversi articoli di legge risultava un successo per le Scuole di canto e di musica per le quali veniva modificato il concetto di esistenza, passando da uno stato di “possono esserci” ad uno di “ci sono”; mentre il finanziamento delle Scuole di canto e di musica da parte del Cantone passava dal 23 al 30 percento delle spese effettive. Non accettato per contro un tetto massimo di finanziamento da parte di chi frequenta la scuola ma accettato un adeguamento degli stipendi dei docenti. Il compito di gestire – demandando alle Scuole di musica – l’insegnamento di canto e musica non sarà però assegnato alle Regioni, come voleva il Governo, ma ai Comuni, cosa questa che mi ha fatto insorgere perché sbagliata (e che mi ha ulteriormente dimostrato l’incapacità del Gran Consiglio di fare un ragionamento territoriale). Stessa sorte per i musei, per gli uffici e le istituzioni per la promozione della cultura e per gli archivi culturali regionali. Che vedono rafforzata la loro esistenza sul territorio e verranno sostenuti dal Cantone in ragione del 25 percento delle spese computabili mentre i Comuni dovranno per legge sostenere queste istituzioni. Questi esiti del dibattito parlamentare – ancorché combattuti da diversi deputati “liberisti e dintorni” in Gran Consiglio – sono particolarmente importanti per il Moesano, regione che ospita da 30 anni una Scuola di Musica e da 70 un Museo Moesano e che ha visto negli ultimi anni e prima, fiorire diverse iniziative quali archivi e centri culturali, biblioteche tra le quali anche quella regionale. Opere tutte che hanno richiesto lavoro e dedizione da parte degli inizianti e di chi li ha coadiuvati; persone che meritano oggi di veder riconosciuto il loro lavoro.
Nicoletta Noi-Togni

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“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”

Sant’Agostino

 
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