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Regionale
lunedì 6 marzo 2017.
Syndicom esprime preoccupazione per la libertà di stampa

Il procuratore pubblico ha firmato un decreto d’accusa contro il direttore responsabile del "Caffè", per concorrenza sleale e ripetuta diffamazione. Per gli altri giornalisti la procura si è limitata all’accusa di ripetuta diffamazione.

Innanzitutto sorprende la rapidità del procedimento giudiziario soprattutto se si considera che le domande scomode poste dai giornalisti del Caffé non abbiano ancora trovato una risposta.

L’accusa di concorrenza sleale preoccupa molto poiché ha un impatto intimidatorio, rischia di imbavagliare il dibattito e limita la ricerca della verità da parte del giornalista.

Se prevale l’interesse pubblico, non esistono tematiche che non possono essere trattate, afferma il Consiglio Svizzero della Stampa. Nella ricerca della verità, il giornalista ha il diritto (e il dovere) di denunciare anche i poteri forti. Lo Stato glielo deve garantire: lo afferma la Costituzione.

Approfondimento e inchiesta evitano derive autoritarie (o addirittura totalitarie) del nostro sistema politico poiché consentono di vigilare sul potere e di stimolare la rappresentanza delle minoranze.

Oggi però l’informazione è sempre più in mano a un ristretto gruppo di persone che tendono a filtrare le informazioni che non coincidono con i propri interessi e a rafforzare a proprio vantaggio il controllo politico dei mezzi di informazione.

Syndicom esprime solidarietà nei confronti dei giornalisti sotto accusa e ribadisce il proprio sostegno per questa importante battaglia.

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Il segreto di un candidato politico è di sembrare stupido come chi lo ascolta, così che gli ascoltatori si sentano intelligenti come lui.

 
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