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Regionale
martedì 28 marzo 2017.
Jobsharing, per un migliore equilibrio tra professione e vita privata anche per i medici

Il settore della sanità in Svizzera è confrontato con diversi importanti cambiamenti in atto da tempo nella nostra società, che si ripercuotono anche sul lavoro del personale medico. Le nuove generazioni di medici, siano essi uomini o donne, sono oggi più attente all’equilibrio tra vita privata e professionale. In un contesto di penuria di medici formati in Svizzera, un medico sceglie talvolta di abbandonare la carriera in ospedale perché nell’impossibilità di conciliare i tempi professionali con la vita privata. Cosciente del problema, l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) si è attivato sostenendo una ricerca della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) sull’introduzione di modelli alternativi di organizzazione del tempo, come il jobsharing, ossia la condivisione di un posto di lavoro a tempo pieno tra due o più persone. Lo studio è stato finanziato dal fondo per le pari opportunità nelle Scuole universitarie professionali della Segreteria di Stato della Confederazione per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI).

Le nuove generazioni di medici sono più attente all’equilibrio tra vita privata – non solo intesa come vita famigliare – e professionale. Si tratta di un’evoluzione dovuta anche al fatto che la professione di medico negli ultimi anni è stata scelta da un numero crescente di donne e che pone il sistema sanitario di fronte ad alcune sfide. In primo luogo si tratta di evitare che un medico, di fronte all’impossibilità di conciliare questi due piani della sua vita, abbandoni la sua attività. Altrimenti, la società intera si trova confrontata con un grave dilemma economico, perché un investimento così costoso come la formazione di un medico va di colpo perso. In un contesto di penuria di medici come quello attuale, questo scenario va evitato ad ogni costo.

Jobsharing per favorire la comunicazione fra medici
Per contrastare questo pericolo, il Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) della SUPSI, con il supporto dell’EOC, ha esaminato la modalità di lavoro del jobsharing nell’ambito medico, che comporta la condivisione di un posto di lavoro a tempo pieno tra due o più persone, con delle attività interdipendenti e una responsabilità comune. Questa modalità può essere in grado di alleggerire il carico di lavoro di un medico e permettergli dunque un migliore equilibrio. Ha inoltre il vantaggio di favorire una migliore comunicazione fra colleghi. Nel caso di una condivisione fra un medico a inizio carriera e uno che si avvicina alla pensione, il modello di jobsharing permette inoltre la preziosa trasmissione alle giovani leve delle conoscenze acquisite dai medici senior.

Lo studio, che ha coinvolto numerosi medici attivi in diverse funzioni e specializzazioni, ha evidenziato anche alcune resistenze e criticità legati al jobsharing. Vi sono delle differenze generazionali rispetto al jobsharing, le generazioni più anziane sono più scettiche ma soprattutto si è notato un legame tra il modo di gestire il reparto e la propensione ad accogliere il jobsharing. Sono risultati più favorevoli coloro che hanno impostato la gestione del loro reparto in un’ottica di team, attenta alla diversità e al raggiungimento degli obiettivi. Introdurre il jobsharing può anche significare allungare la formazione dei medici assistenti, che devono dimostrare di avere eseguito un certo numero di interventi per ottenere il diploma. Per quanto riguarda la questione dei costi, a livello di singolo caso essi possono essere superiori, ma a livello macroeconomico la produttività dei collaboratori aumenta.

I risultati dello studio saranno presentati martedì 28 marzo dalle 17h30 alle 19h00 all’Auditorio dell’Ospedale San Giovanni, di Bellinzona, dove interverranno i seguenti relatori: Piero Luraschi, capo dell’Area risorse umane dell’EOC; Danuscia Tschudi e Angelica Lepori, autrici dello studio, ricercatrici SUPSI-DEASS Prof. Dr. med. Raffaele Rosso, primario di chirurgia e direttore sanitario dell’Ospedale Regionale di Lugano; Dr. med. Simone Ghisla, membro del comitato direttivo dell’Associazione medici assistenti e capi clinica - Sezione Ticino (ASMACT).

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