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Regionale
venerdì 14 aprile 2017.
Inaugurazione mostra Claudio Viscardi – Museo Moesano 2 aprile 2017

Originario di San Vittore, Claudio Viscardi (1955) è nato e cresciuto a Coira. Claudio si è avvicinato all’arte attraverso una formazione come restauratore. Dell’attività di restauratore gli sono rimasti, tra l’altro, la conoscenza delle tecniche e dei materiali tradizionali usati nella pittura e l’interesse per la produzione di colori propri che realizza con l’impiego di pigmenti naturali.
Dopo la formazione, a partire dai 20 anni, ha fatto anch’egli l’emigrante come artista pittore indipendente. Ha soggiornato a Roma, Londra, Amsterdam, Lugano, Zurigo, Dublino. Ha poi scelto l’Irlanda come patria d’adozione, dove da anni vive con la famiglia, sulla penisola di Beara. Oltre a quadri, Claudio Viscardi è noto in ambito artistico per affreschi e pitture murali e istallazioni artistiche destinate agli spazi pubblici.
Da diversi decenni espone a livello internazionale – da Monaco a Londra, da Zurigo a Dubai – e i suoi quadri si trovano in molte collezioni pubbliche e private.
Le sue opere sono però state esposte anche nel Moesano. Nel 1992 aveva presentato i suoi quadri in una galleria privata a S. Vittore, la casa Pala, nel 1995 qui al Museo e alla Ca’ Rossa a Grono. E ora il Museo Moesano ha di nuovo il piacere di ospitare le sue creazioni.
Si tratta di una presenza “doppia”, in un certo senso: l’istallazione Connect, posizionata nel cortile del palazzo, e 24 dipinti su tela che si trovano negli spazi interni del Museo.
Il Museo Moesano non è per compito e per vocazione un Museo d’arte contemporanea. È però lieto e onorato di ospitare Claudio Viscardi e le sue opere, perché oltre al valore estetico, esse hanno anche rapporti con la nostra storia e la nostra cultura.
Cominciamo con l’istallazione Connect, il cui titolo rinvia ai collegamenti, alle relazioni, agli scambi. Il “cubo” rinvia alle relazioni del passato tra il Moesano e la Baviera (più precisamente la città di Eichstätt) e all’opera degli architetti, artisti e muratori della Valle che vi hanno lavorato tra la fine del XVI e la metà del XVIII secolo, circa.
Quest’opera di Claudio Viscardi, è stata creata nel 2015 ed esposta sulla piazza principale di Eichstätt, i cui edifici sono stati in gran parte progettati e fatti costruire dall’architetto roveredano Gabriele de Gabrieli, con l’aiuto di numerosa manodopera pure proveniente dalla Mesolcina, ma ai quali hanno contribuito anche altri due architetti moesani: Giacomo Angelini (Jakob Engel), di San Vittore, predecessore di Gabrieli, e Giovanni Domenico Barbieri, successore di Gabrieli alla corte del principe vescovo di Eichstätt. Il cubo collega simbolicamente il Moesano e Eichstätt, nel senso che all’esterno troviamo raffigurate, con licenza artistica, elementi architettonici e paesaggisti di Eichstätt, e all’interno paesaggi e edifici storici del Moesano, grazie anche a un gioco di specchi. È un modo quindi per testimoniare i contatti che si sono stabiliti nei secoli tra il Moesano e la Baviera ed è molto simbolico che l’opera dopo essere stata esposta a Eichstätt abbia compiuto il viaggio in senso opposto rispetto agli emigranti di un tempo e sia approdata in Mesolcina.
All’interno dell’istallazione, l’occhio è condotto verso un punto di fuga con paesaggi marini, che si può leggere come un accenno ai numerosi emigranti che dalle nostre contrade hanno preso il mare per cercare fortuna altrove. O anche alle migliaia di migranti che oggi prendono il mare in direzione opposta, nella speranza spesso tragicamente illusoria di trovare una vita migliore da noi.
Anche i dipinti esposti nel Museo offrono alcuni spunti per ricordare la storia culturale della nostra regione. Possiamo citarne almeno due. Il bel dipinto collocato nell’atrio del primo piano, che ricorda uno dei maggiori architetti nostrani Giovanni Antonio Viscardi, il quale, oltre ad aver progettato alcuni capolavori del barocco a Monaco di Baviera e nei dintorni, è anche colui che ha fatto costruire il palazzo che ospita ora il Museo.
Il secondo elemento è legato all’uso del colore oro. Nei dipinti di Claudio Viscardi c’è quasi sempre un tocco o un elemento dorato, di solito un cerchio o una striscia che coincide con il punto di fuga del quadro. Questa presenza quasi sistematica dell’oro mi fa pensare a una delle caratteristiche degli stucchi che ornano le chiese delle due Valli. Come ha messo in luce Marco Somaini, che fa autorità in materia, lo stucco dorato è molto presente al nord ed ha travalicato i monti per giungere nel Moesano dove si trova in quasi tutte le chiese ristrutturate nel XVII e XVIII secolo, ma è quasi assente in Ticino; in questo il Moesano si distingue quindi dal resto della Svizzera italiana.
Sono soltanto due tra i molti elementi che collegano l’arte contemporanea alla storia della regione e l’opera pittorica di Claudio Viscardi alle attività passate degli artisti e delle maestranze del Moesano, in patria e all’estero.

L’istallazione Connect rimarrà esposta del giardino del Museo fino a fine ottobre. La mostra di quadri – che si può visitare durante le ore d’apertura del Museo Moesano (mer, ven, dom 14-17) – chiuderà i battenti il 31 maggio 2017.

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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

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