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lunedì 30 novembre 2009.
Mesolcina e Calanca: il cattolicesimo resta un carattere dell’identità locale

INTERVISTA CON DON MARCO FLECCHIA PARROCO DI SOAZZA

Dalla conoscenza dello *stato di salute* di una comunità sotto il profilo religioso, si ottengono elementi utili per capire verso quale futuro socio-culturale ci si sta orientando. Nell’intervista che segue si è tentato, sommariamente, di fare il punto della situazione della religiosità in Mesolcina e Calanca con padre Marco Flecchia. Quanto emerge dalla breve intervista non indica solo una situazione di stasi, di stanchezza, ma anche una serie di potenzialità inespresse, come la ricerca dell’*Assoluto* che anima i giovani. Sembra proprio che nelle due valli serva una *scossa* per rivitalizzare la vita sociale e culturale. Fondamentale, poi, l’elaborazione e l’attuazione di una politica capace di bloccare lo spopolamento della Val Calanca. Nato nel 1950 e sacerdote dal 1977, padre Marco è un francescano che conosce molto bene la realtà religiosa delle due valli grigionesi. Dal 1982 è parroco a Soazza e, a causa della diminuzione dei presbiteri, dal 2003 si è dovuto assumere la responsabilità di guidare alcune comunità parrocchiali della Val Calanca, ovvero Rossa, Augio, Santa Domenica e Cauco; inoltre, dai primi di settembre di quest’anno, padre Marco è anche supplente nella parrocchia di Mesocco, in Mesolcina.

Padre Marco, a suo avviso, in Mesolcina e Calanca il cattolicesimo può ancora considerarsi un carattere dell’identità locale?
Penso di sì: lo si nota in casi particolari, come funerali, feste patronali, matrimoni. Ma non solo. Anche se lo spirito sembra assopito, in realtà c’è un fuoco sotto la cenere. Mi spiego.Se una parrocchia rimane sede vacante anche solo per poche settimane, la discussione si accende in merito al successore del parroco, e tutti ne parlano abbondantemente, anche se bisogna ammettere che molto dipende dal cosiddetto *campanilismo*. Penso anche alle discussioni ed all’interessamento popolare in merito al restauro di chiese, al modo di sistemare i cimiteri - che sono di proprietà dei comuni politici -, o ai problemi che sorgono con altre religioni *nuove* come l’islam, che fomenta discussioni nei paesi, anche se l’islam è poco presente da noi.

Lei di quali dati dispone in merito alla frequenza ai sacramenti da parte di mesolcinesi e calanchini?
La Diocesi cura una sorta di questionario annuale, e noi corrispondiamo, grosso modo, alla media diocesana: dal 10 al 20% è la frequenza media, che sale vertiginosamente per Natale e Pasqua.

I giovani delle sue parrocchie e il loro rapporto con Dio...
Frequentano poco, ma hanno un interesse crescente: basta incontrarli - fuori di chiesa - e parlare con loro, per capire che hanno *sete di Assoluto*.

In generale, come valuta la religiosità nelle due valli?
Ha bisogno di essere approfondita: non mancano segni di vitalità, ma sono assopiti. E’ la “superficialità” di cui parla sovente Benedetto XVI.

Lei è parroco a Soazza, in Mesolcina, e a Rossa, Santa Domenica, Augio e Cauco in Val Calanca. Sotto il profilo religioso nota qualche diversità tra le due valli?
La Calanca è in spopolamento: sono pochissimi i giovani. La Calanca vive di anziani. E’ però interessante osservare che molti giovani - in Mesolcina - sono sensibili, in genere, alle cose antiche.

Quali sono le sue considerazioni sulla partecipazione dei laici nella vita delle singole parrocchie?
Vi sono persone molto impegnate, ma poche. Tutti, o quasi, manifestano un qualche interesse, anche coloro che sono lontani dalla pratica religiosa, ma pochi si sentono impegnati in maniera continuativa: in certi momenti “siamo sempre i soliti”.

Può descrivermi, anche sommariamente, l’associazionismo laicale presente nelle due valli?
In diminuzione. Vi sono troppe società e troppi gruppi: canto, musica, sport, cultura, filodrammatiche. Si rischia la dispersione, in generale. Questo si riflette nei pochi gruppi di chiesa.

Nelle due valli ci sono, in base alle sue conoscenze, persone iscritte a logge massoniche?
Ve ne sono alcuni, certamente, ma si tratta di gente che custodisce gelosamente il segreto, anche se so per certo che ve ne sono alcuni.

In genere documenti come la lettera enciclica *Deus caritas est* di Benedetto XVI oppure le lettere pastorali del Vescovo diocesano, suscitano, tra i suoi parrocchiani, discussioni, interrogativi e confronti?
Purtroppo poca eco. Anche insistendo su certe tematiche, il discorso è piuttosto *cristallizzato*. Forse per mancanza di studio o curiosità culturale.

Le due valli fanno parte della diocesi di Coira, ma un’eventuale appartenenza alla diocesi di Lugano quali vantaggi, secondo lei, potrebbe sortire? Quali, invece, i limiti che potrebbero emergere?
Di fatto è intensa la collaborazione con Lugano, per questione di lingua. Ma sarebbe un vespaio di polemiche la proposta di un cambiamento. Il fuoco sotto la brace si attizzerebbe subito. Per questo nessuno pensa al cambiamento dello “status quo”.

(A cura di Carlo Silvano)

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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