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domenica 30 aprile 2017.
Meno precariato (in)competente, più lavoro qualificato!

Disoccupazione giovanile quasi al 20% (secondo i dati ILO), esplosione del numero di giovani beneficiari dell’assistenza sociale, grande diffusione dell’indebitamento giovanile, fuga di cervelli verso Oltralpe o l’estero, ecc. Questi sono solo alcuni, i più evidenti, dei molti sintomi che manifestano la grave crisi dell’impiego giovanile in Ticino. Una crisi che, benché abbia la propria origine nelle più ampie dinamiche che riguardano l’intero mercato del lavoro (dumping salariale, precariato, incertezza occupazionale, ecc.), è caratterizzata e amplificata da alcuni propri tratti distintivi (la particolare vulnerabilità dei giovani lavoratori, l’accresciuta difficoltà di inserimento sul mercato, l’assenza di esperienza professionale, ecc.).

In occasione della festa dei lavoratori del 1° maggio di quest’anno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) vuole riportare l’attenzione su questa faccia spesso nascosta del più vasto fenomeno di crisi del lavoro di cui sono oggetto buona parte dei paesi sviluppati. Le risposte date dalla classe politica risultano essere gravemente insufficienti di fronte alle problematiche riscontrate dai giovani al momento della loro entrata nella vita professionale: limitandosi perlopiù a incentivare periodi di prova e a sussidiare i datori di lavoro affinché assumano (anche solo temporaneamente) un disoccupato registrato, le autorità non agiscono alla radice del problema e non risolvono pressoché nulla (come dimostrano i più recenti dati sulla disoccupazione giovanile).

Per questa ragione, il SISA rivendica l’adozione delle seguenti misure di lotta contro il precariato e la disoccupazione giovanile:

1. Una migliore e più solida formazione dei futuri lavoratori: è risaputo che una delle migliori “assicurazioni” contro la disoccupazione è costituita da una buona istruzione del lavoratore stesso. Per questo chiediamo che si metta fine all’ormai ventennale “politica del salame” realizzata a scapito del finanziamento della scuola pubblica ticinese (di cui la recente proposta del governo di non farsi più carico dei costi salariali dei corsi interaziendali non è che l’ultimo esempio) e che si rafforzino le possibilità di accesso alla formazione terziaria, anche per gli apprendisti e gli studenti delle scuole professionali.

2. Un rafforzamento dell’assistenza ai disoccupati da parte del Cantone: la revisione della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) del 2011 ha ormai dimostrato tutta la sua iniquità, penalizzando in particolare i giovani. A fronte del disimpegno della Confederazione, il Cantone deve supplire alle mancanze della LADI, sostenendo economicamente i disoccupati che hanno esaurito il diritto alle indennità e rafforzando le misure di riqualifica e di formazione continua a loro beneficio. In questo senso, la richiesta del Consiglio di Stato di riproporre l’abolizione delle indennità straordinarie di disoccupazione è da condannare e da combattere in ogni modo possibile.

3. Maggiori tutele nell’entrata sul mercato del lavoro: la transizione dal mondo scolastico a quello professionale è spesso contraddistinta dal passaggio attraverso numerosi stage non remunerati, contratti a termine, periodi di prova di vario genere, ecc. Dietro a tali pratiche si nasconde però talvolta un precariato inaccettabile, caratterizzato da condizioni di lavoro al limite del sopportabile e da un valore formativo assai dubbio. Per questo riteniamo che in questo campo il Cantone debba stabilire una regolamentazione chiara a tutela dei giovani lavoratori, in modo da impedire gli abusi e stabilire un quadro chiaro tanto per gli impiegati quanto per le imprese.

4. Un monitoraggio costante della carenza di lavoro tra i giovani: salvo per alcune lodevoli eccezioni, questo fenomeno resta relativamente sconosciuto, impedendo di conseguenza la messa in campo di risposte adeguate da parte della politica. Chiediamo quindi che venga dato mandato all’Ufficio cantonale di statistica di monitorare puntualmente questa problematica, tenendo conto in particolare delle diverse definizioni del tasso di disoccupazione (considerando anche il dato ai sensi dell’ILO in riferimento alle varie fasce d’età) e delle varie forme di inattività “sommersa” (quali ad esempio i NEET, acronimo di neither in employement nor in education and training, ovvero i giovani né sotto impiego né in formazione).

Il 1° maggio manifesteremo a Bellinzona per rivendicare l’implementazione di queste misure: ritrovo alle ore 14.30 in Piazzale Stazione, vi aspettiamo numerose/i!

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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

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