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Cultura
martedì 2 maggio 2017.
La mamma
LA MAMMA
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com

Io la mamma non l’ho mai conosciuta.
Nel primo dopo guerra, quando sono nato io, le morti per parto erano frequenti e la mia morì proprio dandomi alla luce.
Orfano di madre venni così tacitamente adottato da tutte le mamme del paese e, poiché mio padre lavorava nei campi tutto il giorno, io girovagavo di corte in corte alla ricerca di amici e di carezze che ricevevo in abbondanza, forse perché ero un tipetto vispo, allegro, e sapevo, con istinto animalesco, farmi volere bene da tutti.
A volte però il mio sguardo malinconico tradiva e rivelava quanto mi mancasse la mamma; in quei momenti cercavo di riempire quel vuoto guardandomi attorno, frugando nelle vite altrui tentando di scoprirne segreti e tesori nascosti.
Camminando con la testa fra le nuvole, scalzo, succedeva così che mi ferissi e, all’apparire delle prime gocce di sangue, correvo dalla mamma più vicina che prima mi disinfettava con l’alcol puro (quanto bruciava), poi amorevolmente fasciava il taglio con pezze strappate da vecchie lenzuola e, da ultimo, mi portava un bicchiere di acqua fresca per… far passare lo spavento.
A volte mi teneva per un po’ anche in braccio.
Successe anche che nella foga della recitazione (facevo parte della compagnia teatrale del paese), cadessi nella buca del suggeritore e, anche in quell’occasione, finii tra le braccia di una mamma che mi accarezzò, mi consolò e infine, tolto dalla dispensa il burro, unse il mio bernoccolo così dolcemente che l’indomani fui tentato di ricadere nella buca.
Intuii così da questi episodi che le mamme dovevano fare ai loro bambini cose meravigliose, ma quella sera, quando andammo con il babbo dai vicini e vidi il mio compagno di banco assonnato sul grande tavolo della cucina, pronto per andare a dormire, coccolato dalla sua mamma che gli strofinava e gli scaldava i piedini nudi, provai una grandissima invidia e nello stesso tempo mi convinsi che l’ingiustizia toccatami era ancor più grande di quanto avessi potuto immaginare.
Ricordi lontani, infantili, delusioni lenite dai tanti che sempre mi hanno voluto bene.
Certo è che, oggi come allora, beato il bimbo che si corica con i piedini scaldati dalle carezze della mamma.
Viva le mamme!!!
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Ascolta la tua donna quando ti guarda, non quando ti parla.

Gibran

 
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