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Lettere dei lettori
venerdì 9 giugno 2017.
Lettera aperta indirizzata a Susanne Ruoff, direttrice Posta CH, a seguito del controverso licenziamento della postina, rappresentante del personale e mamma di una bambina di due anni

Gentile direttrice Ruoff,

le scrivo riguardo al recente licenziamento di una collaboratrice della Posta, madre di una bambina di due anni e rappresentante del personale. Sono costretto a rivolgermi direttamente a lei, poiché la responsabile cantonale e il responsabile nazionale di PostMail, nonostante le nostre insistenti richieste, hanno rifiutato di intavolare un dialogo al fine di trovare una soluzione condivisa.

Va innanzitutto sottolineato che la collaboratrice si era candidata per far parte della commissione interna del personale con l’obiettivo di contribuire a migliorare il clima di lavoro. Un recente son-daggio di syndicom aveva infatti evidenziato forti pressioni sui dipendenti per velocizzare i tempi di lavoro e una critica gestione del personale da parte dei responsabili. E sono stati proprio questi ultimi che hanno deciso di licenziare la collaboratrice rappresentante del personale.

Con la promessa di migliorare la sua situazione lavorativa (conciliabilità famiglia e lavoro) alla collaboratrice era stato proposto di cambiare luogo di lavoro. La collega ha accettato ma dopo poco tempo, nonostante le promesse, la sua situazione è peggiorata poiché è stata impiegata con orari diversi da quelli annunciati e per più ore giornaliere rispetto alla sua percentuale lavorativa. In breve tempo la sua situazione, invece di migliorare, è addirittura peggiorata. La collaboratrice, in considerazione della difficile situazione lavorativa in cui si è trovata, ha dunque chiesto di poter tornare a svolgere il suo lavoro nel luogo di lavoro precedente. Questa richiesta le è però stata negata senza un valido motivo. La collega ha dunque insistito chiedendo che venissero rispettati i suoi diritti. È stata invece licenziata con una serie di pretesti alcuni chiaramente contradditori. Basta leggere i motivi indicati sulla lettera di disdetta per rendersene conto.

Nel suo mandato la Posta è tenuta a realizzare misure adeguate che consentano ai dipendenti di conciliare lavoro e famiglia. Inoltre, come lei sa, il CCL Posta prevede che i collaboratori a tempo parziale non possano essere chiamati a prestare regolarmente ore supplementari per un periodo prolungato.

Questi aspetti, proprio come nel caso della collaboratrice, spesso non vengono tenuti in considerazione dalla Posta quando pianifica il personale a tempo parziale. E questo è solo uno dei numerosi casi che si verificano frequentemente nella nostra regione. La petizione lanciata da syndicom qualche settimana fa ha già raccolto oltre 850 firme e continua a ricevere il sostegno di molti colleghi proprio perché chiede di impiegare correttamente il personale a tempo parziale, conciliare famiglia le lavoro, tutelare i rappresentanti del personale oltre che trovare una soluzione condivisa per la postina licenziata. Le chiediamo di prendere seriamente in considerazione queste richieste.

Anche la commissione del personale ha preso posizione chiedendo maggiore tutela per chi si espone per difendere i diritti dei colleghi e chiedendo di reimpiegare la collaboratrice nel posto di lavoro in cui ha lavorato per molti anni (come da lei sempre richiesto), visto che oggi altri collaboratori sono stati impiegati al suo posto dopo il licenziamento. Inoltre deve sapere che la commissione del personale, che era stata costituita per migliorare la situazione lavorativa nella zona di Lugano, rischia di sciogliersi perché a seguito del licenziamento della collega non viene raggiunto il numero minimo di membri previsti da regolamento.

Davanti ad una situazione del genere ci saremmo aspettati un maggiore senso di responsabilità. Lavandosene le mani della responsabilità sociale della Posta, alcuni responsabili ci hanno invece comunicato che la questione verrà affrontata nelle aule giudiziarie. Il 19 giugno in pretura a Lugano si terrà infatti l’udienza di conciliazione a seguito della nostra istanza per licenziamento abusivo.

Mi rivolgo direttamente a lei poiché non è corretto per il partenariato sociale questo modo di procedere. I responsabili sanno bene che anche nel caso in cui dovessimo riuscire a dimostrare il licenziamento abusivo in tribunale, la collaboratrice non potrà comunque essere reimpiegata in azienda. Crediamo che la Posta in qualità di azienda pubblica debba fare tutti i passi necessari per evitare che accadano ingiustizie come questa, evitando di sfruttare le falle del nostro sistema giuridico che non tutela a sufficienza chi si batte per i propri diritti o dei propri colleghi.

Gentile direttrice Ruoff mi auguro che sappia dare il giusto valore a questa lettera aperta e che prima dell’udienza del 19 giugno dia chiare direttive affinché si riapra il dialogo e si trovi una soluzione condivisa.

Cordiali saluti.

syndicom

Forte Marco Responsabile regionale

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