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Editoriale
martedì 27 giugno 2017.
Integrazione o disintegrazione?
di Giuseppe Russomanno

In un precedente scritto in cui si parlava di integrazione si diceva che integrare significa rendere intero, completare, aggiungere quello che manca e questo sia quando si parla di integratori alimentari che di quelli a carattere sociale.
Molti sono i motivi per cui, in tanti casi, l’integrazione sociale non è completa e una mancata o incompleta integrazione può essere causa di attriti o peggio ancora di veri e propri scontri talora anche fisici!
Anche in Svizzera, paese multiculturale per eccellenza, dove convivono pacificamente da secoli popoli di lingua e cultura diverse, a ben guardare, ci sono stati nel passato episodi che potremmo definire scontri di culture ma che alla fine altro non erano che scosse di assestamento che hanno permesso a persone di origini diverse di sentirsi a casa propria nel paese che li ospitava e che gli aveva dato la possibilità di lavorare e di vivere tranquillamente!
Gli atti terroristici avvenuti di recente in Inghilterra e Francia fanno pensare che gli attentatori, pur essendo rispettivamente inglesi e francesi, non si sentissero proprio a casa loro e che anzi nutrissero un odio da lungo tempo represso, verso i connazionali acquisiti, che li ha portati a quel gesto.
Considerando che gli atti terroristici sono stati commessi da cittadini di seconda generazione, ci si è mai chiesto il perché della cosa? E come mai questi cittadini abitano quasi sempre nelle periferie, in quartieri riservati quasi esclusivamente a loro? Come mai queste persone sentono il bisogno di aggregarsi a gente che vive nelle loro stesse condizioni?
Non si sentono pienamente accettati o sono loro a non voler vivere accanto a gente che li considera diversi?
I responsabili degli atti terroristici di Londra e Parigi non si sentivano per niente integrati anche se in possesso di regolare passaporto! Che cosa può scatenare tanto odio verso i propri connazionali con i quali si è frequentato le stesse scuole e con i quali si dovrebbero condividere gioie e speranze?
Gli inglesi e i francesi di vecchia data come consideravano questi cittadini acquisiti? E soprattutto come li trattavano? Erano, a tutti gli effetti, considerati cittadini di serie A?
In un momento in cui si parla tanto di integrazione a tutti i livelli bisognerebbe stare attenti a non seminare il germe dell’odio negli individui a cui si concede la naturalizzazione! In modo particolare una volta acquisita la cittadinanza non devono essere considerati e non devono sentirsi considerati cittadini di serie B se si vogliono evitare problemi come quelli a cui stiamo assistendo!
È un lavoro lungo e complicato ma è l’unico che si può praticare se non si vogliono suscitare rancori che prima o poi potrebbero sfociare in atti violenti.


Giuseppe Russomanno
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“Non bisogna rovinare il bene presente col desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha lo si è desiderato.”

Epicuro

 
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