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Lettere dei lettori
giovedì 29 giugno 2017.
Nessuno sciacallaggio ai danni dei lavoratori del Lago Maggiore. No alla privatizzazione!

I comuni di Ascona, Brissago e Ronco sopra Ascona - comproprietari delle Isole di Brissago - si sono distinti per sensibilità sociale e umana, intimando - con quale diritto? - la ripresa del lavoro ai dipendenti in sciopero della Società Navigazione Lago Maggiore. In caso contrario minacciano nientemeno di privatizzare il trasporto da e per le Isole di Brissago.

Sono situazioni di inaudita arroganza da parte dei citati municipi che insultano il diritto costituzionale allo sciopero: in questo momento bisognerebbe invece mettere da parte gli interessi (e i profitti!) di parte e fare fronte unito a favore dell’occupazione e del rilancio del servizio pubblico. Approfittare della situazione per tentare di mettere zizzania e spingere verso la liberalizzazione il trasporto su lago è una mossa inaccettabile e da condannare!

Siamo certo sensibili al problema che attraversano le Isole di Brissago, e non a caso nell’interrogazione presentata dal nostro deputato Massimiliano Ay al Consiglio di Stato nei giorni scorsi, vi è anche esplicitamente la richiesta di un intervento pubblico a favore del turismo, ma esso potrà avvenire solo una volta conclusa positivamente la vertenza sindacale in atto con il rientro dei licenziamenti e dovrà essere organizzato dallo Stato e non affidato ai privati: in caso contrario il sospetto che dietro a tutto vi sia una mossa per preparare la liberalizzazione della navigazione a tutto vantaggio dei soliti noti sarebbe ben più di un sospetto!

Partito Comunista

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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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