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Regionale
domenica 16 luglio 2017.
Grigioni Italiano, via dalle valli dopo la scuola dell’obbligo

La maggior parte dei giovani lascia le valli del Grigioni Italiano dopo la scuola dell’obbligo per proseguire gli studi o intraprendere un apprendistato. Il rischio, oltre allo spopolamento, è quello di un continuo invecchiamento della popolazione. Tuttavia, la voglia di tornare in valle sembra spesso prevalere.

Poschiavo e Bregaglia: voglia di tornare

Nella Val Poschiavo, con oltre 4.500 abitanti, una certa quantità di aziende e una scuola professionale, le possibilità di restare a studiare o imparare un mestiere sono ovviamente maggiori che in altre valli.

"La scuola professionale offre la possibilità di intraprendere, per una decina di professioni, una formazione slegata dal tedesco ? spiega all’ats Francesco Vassella, orientatore dell’Ufficio della formazione professionale della zona ? per cui la formazione scolastica e pratica è solo in italiano".

Le altre professioni, però, richiedono la conoscenza del tedesco, spiega Vassella, e quindi spesso è necessaria una formazione fuori valle. In Bregaglia, invece, dovendo per forza fare ricorso a scuole in Engadina o Coira, il tedesco è fondamentale e sempre richiesto dalle aziende.

"Capita spesso che alcuni ragazzi vadano per un anno a perfezionare il tedesco in Svizzera tedesca, ma tornino poi per frequentare la scuola di Samedan, nelle professioni che richiedono il tedesco, o quella di Coira".

"La volontà dei giovani di ritornare in valle rimane elevata, - conclude Vassella - ma è chiaro che per studi in settori come astrofisica, matematica ci sono poche possibilità di impiego.
Capita, però, che si torni a vivere a Poschiavo lavorando magari in Engadina. In Bregaglia la situazione è poco diversa, ma certo le aziende sono meno numerose e quindi anche i ritorni".

Mesolcina e Calanca: sbocco in Ticino

Il Grigioni Italiano, tuttavia, è un’entità territoriale molto eterogenea, in cui un confronto tra le valli sarebbe fuorviante, perché la geografia dapprima e altre questioni culturali in secondo luogo ne fanno realtà a sé stanti.

Quella del Moesano, che raccoglie oltre 8.000 abitanti tra Mesolcina e Calanca, è infatti una realtà diversa caratterizzata soprattutto dalla possibilità di sbocco in Ticino, con gli accordi intercantonali e la vicinanza a Bellinzona e Lugano, spiega Daniele Raveglia, orientatore dell’Ufficio della formazione professionale per la zona.

"In base ad un rilevamento personale, non ufficiale, del 2015, circa il 65-66% dei 16enni, cioè giovani alla fine degli studi dell’obbligo, va in Ticino (quasi 2 su 3), quota che negli ultimi anni si è mantenuta stabile, comunque oltre il 60%".

"Tra il 17 ed il 20% continua invece gli studi nei Grigioni, la maggior parte a Coira ma anche nelle altre scuole medie superiori riconosciute dal Cantone, come ad esempio Schiers, Samaden, Disentis. Un 15%, infine, resta in valle a svolgere la formazione. Il problema del tedesco viene risolto più in là nel tempo se ce n’è necessità e volontà, a seconda della motivazione personale".

"Alla fine degli studi, la maggior parte torna in valle e riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro qui, dove la struttura del mercato è molto simile a quella ticinese: 70% impiegati nel settore terziario, 18% secondario/industria, 11-12% primario/agricoltura".

Molti restano a lavorare nella Svizzera Italiana, spesso in Ticino, continuando a vivere in valle. Chi ha intrapreso studi particolari, carriere di responsabilità, da medicina a ingegneria, è costretto a studiare lontano ed a restarci poi anche per lavoro.

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Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove.

(Pino Cacucci)

 
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