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Regionale
lunedì 7 agosto 2017.
1° agosto 2017 - Discorso del sindaco di San Vittore signora Nicoletta Noi-Togni

Saluto di cuore tutte e tutti coloro che ci hanno raggiunto qui, davanti alla prepositurale di San Vittore, in questo Primo d’agosto 2017 e sono felice di esprimere, proprio in questo luogo, pieno di storia e per me di magia, qualche riflessione che riguarda la Svizzera come Nazione, il nostro villaggio come dimora di prossimità e noi stessi come esseri umani e come cittadine e cittadini. Ritornando alla magia di questo luogo, vi confesso che vorrei tanto avere una bacchetta magica per riportare il tempo a quel 1291 che oggi ricordiamo. Com’era questo luogo in quel tempo? C’era già questa scalinata e com’era il campanile della Chiesa? La storia dice che lo stavano costruendo. Ma soprattutto chi erano e come vivevano gli abitanti di quel tempo situato tra l’alto e il basso Medioevo? Sappiamo che erano di diverse discendenze, di diverse origini in un tempo di forte mescolanza di provenienze (celti, franchi, goti, ostrogoti) e che la Valle era posta sotto la signoria dei De Sacco. Immaginiamo - senza tuttavia poterlo capire fino in fondo - che le loro necessità, i loro pensieri, il loro “sentire” siano stati simili ai nostri ma non osiamo spingere il nostro sguardo all’interno delle loro vite che, nell’ottica del nostro quotidiano, ci appaiono difficili se non impossibili da vivere seppur immerse in un’aura di serena stoicità. Ebbene, in quel 1291 avranno recepito gli abitanti della Mesolcina quanto stava accadendo al Grütli? Avranno preso in qualche modo coscienza della decisione dei tre cantoni, detti forestali, di unirsi contro l’oppressione esercitata dall’amministrazione fiscale degli Absburgo e, saranno stati consapevoli del patto confederale detto anche” Lettera di alleanza” che si stava stringendo fra di essi? Quel patto che qualche secolo dopo, e cioè nel 1803, sarebbe diventato anche nostro all’entrata dei Grigioni nella Confederazione. Osservazioni queste non storicamente esatte in quanto furono diversi nei secoli i cambiamenti costituzionali a partire da quel 1291 sul lago dei quattro cantoni, ma il patto del Grütli resta pur sempre il più antico atto costituzionale della Svizzera stretto tra persone - si ribadisce - libere. Riconosciuto come tale riveste forza di simbolo: ponendo il valore della solidarietà tra confederati e ribadendo il concetto di reciprocità è considerato atto a rafforzare la coesione dello Stato federale democratico. Valori, uniti a quello della ricerca della pace, difesi in seguito anche dal patrono della Svizzera Nicolao della Flüe del quale ricorre proprio quest’anno il seicentesimo della nascita e valori che anche noi, in questo primo d’agosto, vogliamo tenere alti. Infatti dedichiamo questa Festività proprio al sentimento solidale, lo stesso che ci fa preoccupare per il nostro vicino, per quanto gli succede, per la sua amarezza se perde il lavoro o se gli vien fatto torto. Ci preoccupiamo anche se le sue condizioni di vita - e per conseguenza quelle della collettività - sono minacciate, se vien fatto sopruso, se non sono più esercitabili i diritti democratici. Questo lo spirito del Grütli, di solidarità confederale tra i cantoni e fra le genti, di conservazione di patrimonio, di diritti e di dignità minaccitati dall’usurpazione che viene da chi è più forte. Ciò che ci connette, in un’altra dimensione naturalmente, in un’altra misura, in un altro tempo anche ad un nostro territorio minacciato che vogliamo salvare e cioè al piano di San Vittore. Oltre al paesaggio, alla natura, alle Istituzioni, agli edifici e a tutto ciò che è necessario per la vita, desideriamo conservare anche gli strumenti della politica che ci permettono di salvare ciò che riteniamo minacciato. Infatti fin che non ci verranno tolti gli stumenti della democrazia che fanno della Svizzera la patria dei più moderni principi politici, potremo lottare per salvare ciò che ci sta a cuore, sia che si tratti di un valore materiale o immateriale. Questo è il grande, grandissimo pregio del nostro Paese e non va misconosciuto. Vogliamo pensarci oggi in questo Natale della Patria che ci vedrà sfilare con fiaccole e lampioni verso l’ex campo d’aviazione per portare un segnale di conservazione di un luogo prezioso e minacciato.
Possiamo farlo perchè viviamo in un Paese che ci permette, tramite gli strumenti della democrazia di fare uso della nostra libertà. Ricordiamoci però che non deteniamo merito per dove siamo nati. Altri non hanno avuto questa fortuna ed anche ad essi va in questa giornata un pensiero solidale. L’uomo moderno, segnatamente l’uomo contemporaneo, parla spesso di libertà ma nessuno di noi ha potuto decidere dove, come e quando nascere. È stato, come dice il filosofo Martin Heidegger, gettato nel mondo. L’uomo non può neppure, generalmente, decidere quando, dove e come morire. Il nascere, tanto quanto il morire, appartengono al mistero. Che non va indagato ma rispettato e con umiltà preservato. Si, non deteniamo merito per essere nati nella Svizzera dei villaggi puliti e della democrazia, ma questa nascita che non abbiamo determinato ci ha consegnato, proprio per il fatto di essere un privilegio, una grande responsabilità. Quella di mantenere il pulito non solo dei villaggi, di mantenere il giusto delle Istituzioni, il valore del pensare non solo a noi stessi. Per questo abbiamo voluto un Primo d’agosto all’insegna del mantenere, del conservare quanto le generazioni prima di noi, con grande sforzo e quanto lo stesso destino, ci hanno consegnato. Buon Primo d’agosto a tutti.
Vi invito ora a seguire musica e parole del Salmo Svizzero, del nostro Inno nazionale cantato dalla mervigliosa voce dell’ospite d’onore della nostra serata, Alessandro Tini. Sarà un momento particolarmente bello che ci permetterà di veder sfilare in tutta la loro bellezza luoghi della Svizzera idealmente cari alla memoria. Vivremo, attraverso la rappresentazione evocata da testo e musica, i sentimenti di chi vive la natura, le sue bellezze e le sue ambascie. Percepiremo l’invocazione a ciò che sta sopra di noi che nasce spontanea sia nei momenti di bellezza, sia in quelli di pericolo. A riprova che l’essere umano non è solo carne e materia. Mi permetto di richiamare la vostra attenzione sul fatto che anche l’Inno è minacciato: nato nel 1841 ad opera del Monaco musicista Alberik Zwyssig e dello scrittore liberale Leonhard Widmer, viene oggi da certe cerchie manipolato e privato dei suoi significati più profondi. Molte persone desiderano che ciò non accada. Una raccolta firme per salvarlo è aperta.
Desidero precisare che, sebbene io abbia pronunciato l’allocuzione come sindaca, questo Primo d’agosto è stato preparato e organizzato da un gruppo promotore privato composto da Simone Cattaneo, Ursula Tini, Fausta Tamò che ringrazio vivamente e dalla sottoscritta. Che hanno potuto contare sulla collaborazione dell’Associazione Salvaguardia del Piano di San Vittore che molto ringrazio. Un ringraziamento anche a Don Taddeo, parroco di San Vittore ed un grandissimo ringraziamento ad Alessandro Tini, nostro concittadino e personaggio ampiamente conosciuto che non ha bisogno della mia presentazione. Grazie a tutti e buon ascolto.
Un grandissimo grazie a posteriori anche a Remy Storni per il bellissimo video e a tutti coloro che hanno lavorato per la oltremodo significativa manifestazione sul Piano.
Nicoletta Noi-Togni

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