• 10976 La Bregaglia a geografia variabile
  • 10954 SCOUT DEL MOESANO - Si ricomincia ...
Regionale
mercoledì 9 agosto 2017.
Lettera aperta per una ricucitura democratica di Roveredo
di Gionata Pieracci

Spettabile Municipio,
a nome di un gruppo di cittadini di Roveredo e di altre persone sensibili a quanto sta succedendo nell’ambito della ricucitura del paese, vi inoltro questa lettera, che contiene una serie di riflessioni sulla storia di Rorè e sui procedimenti decisionali nel caso di un evento tanto importante per la vita di tutta la comunità, nonché per le generazioni future.

Com’è successo ovunque, i nostri predecessori, nell’arco di moltissime generazioni, hanno guadagnato le terre al bosco, ai fiumi e alla montagna; hanno trasmesso un’anima a milioni di pietre e di alberi usati per costruire case, stalle, strade e ponti. Hanno dimostrato ingegno e senso pratico nel ricavare cibo e oggetti dall’intero territorio, partendo anche per luoghi lontani quando necessario. Nel 1834 una tremenda alluvione ha distrutto il centro del paese, cancellando la piazza più importante e quasi venti case lungo gli argini, nonché la stessa arcata del bellissimo ponte rinascimentale (che la Moesa inghiottirà ancora nel 1951 e che pochi politici accecati da utopie progressiste faranno esplodere). Da allora il cuore del paese si è spostato sull’altra sponda del fiume, in Piazèta. Ed è proprio lì che ad inizio Novecento è giunta la ferrovia e l’elettricità, affiancata poi dall’autostrada nel corso degli anni Sessanta, sottoposta ad un traffico sempre più intenso e inquinante.
Queste vie di transito hanno tagliato in due il paese, ma oggi l’autostrada è in fase di demolizione, hanno raso al suolo un centro sportivo multifunzionale attivo dai primi anni Settanta e il secolare tracciato ferroviario dovrebbe trasformarsi in una stimolante pista ciclabile per tutta la valle. Con grandissimo stupore alcuni mesi fa hanno tolto le paratie antirumore e il centro del paese ha iniziato di nuovo ad essere percepibile. È una sensazione strana, una presenza ingombrante – a cui eravamo assuefatti - se ne sta andando. La terra pressata da tonnellate di cemento rivede la luce e riassapora l’aria, nella mente di ognuno prende avvio l’immaginazione. In una democrazia vera è il popolo a sognare, i politici sono al loro servizio e hanno il compito di ascoltare, dialogando con grande trasparenza e con i tempi giusti, con professionalità e modalità adatte a tutte le fasce d’età. Anche la richiesta di un bambino va considerata. A Roveredo la fase del dibattito popolare non è avvenuta, la fretta e la frenesia hanno aperto le porte a progetti molto simili, ma mai capaci di offrire reali alternative. Noi cittadini non siamo forse in grado di sognare un paese realmente su misura per noi? Con un processo più lungo, che necessiterebbe di consulenze tecniche, ma dal sapore che i nostri predecessori condividerebbero pienamente: la terra faticosamente ricavata non va venduta, o comunque UNA DECISIONE COSÌ IMPORTANTE PER IL PAESE PUÒ ESSERE PRESA SOLAMENTE DAL POPOLO, dopo aver visionato una gamma di progetti molto diversi, che vadano dall’edificazione minima con grandi spazi aperti fino alla variante con la speculazione edilizia più estrema. I nostri antenati sapevano bene che la terra è un bene prezioso, terrebbero buona parte della striscia come garanzia per ottenere i finanziamenti e ricucire da soli il paese, passo dopo passo, dotandolo delle infrastrutture più richieste dalla maggioranza degli anziani, dei giovani, delle famiglie.
Oltretutto la situazione finanziaria del comune nell’ultimo periodo è migliorata notevolmente e non siamo più quelli con l’acqua alla gola di qualche anno fa.
Chiediamo espressamente ai nostri politici di congelare temporaneamente il progetto (a carattere fortemente urbanizzante) di Alfred Müller e di RIAVVOLGERE IL PROCESSO DECISIONALE SEGUENDO UN NUOVO ITER PIENAMENTE DEMOCRATICO, aperto, costruttivo, trasparente, rispettoso e intelligente, per giungere – non importa quando – ad una votazione popolare.
A quel punto si potrà scegliere il futuro che la maggioranza della popolazione sta realmente sognando.

Firmatari:

Gionata Pieracci, storico e docente di scuola media; Renzo Fibbioli, tecnico edile; Giannina Riva-Valenti, docente scuola elementare; Ingemar Bianchi, dentista; Ivan Franco, impiegato FFS; Felice Menghetti, pensionato; Carlo Stanga, ex sindaco di Roveredo; Francesca Nussio, storica ricercatrice; Giar Lunghi, scultore; Donata Dey, impiegata di commercio; Natascia Lunghi, docente scuola dell’infanzia; Silvio Pasini, pensionato; Eugenio Guerini, posatore pavimenti; Lucia Pieracci, omeopata; Claudio Cattaneo, muratore; Jenny Martinelli, docente scuola dell’infanzia; Tommaso Perri, docente scuola media; Afra Laurenti, studentessa universitaria; Barbara Köchli, giardiniere; Clyo Lurati, assistente studio veterinario e artista; Michele Bertossa, impiegato La Posta; Sandro Bassetti, poliziotto in pensione; Elena Salvi Ciocco, docente scuola media; Ivana Stanga, casalinga; Diego Giacomelli, falegname; Gianfranco Gini, ingegnere agronomo; Pia Laurenti, casalinga; Marco Jorio, fisico in pensione; Nilo Pieracci, cuoco; Alessia Zanolari, docente scuola elementare; Irene Cereghetti, commercialista; Reto Rigassi, artista; Carla Cattaneo, casalinga; Leslie Dey, assistente di farmacia; Raffaella Ciocco Bianchi, igienista dentale; Corrado Confortini, pensionato FFS; Tiziano Martinelli, autista autopostali; Ivan Fibbioli, educatore socio-sanitario; Sandra Pieracci, mamma e casalinga; Antonio Codoni, docente liceale in pensione; Renzo Succetti, falegname; Mariuccia Togni, casalinga; Claudia Starnini, docente scuola media; Tazio Livi, doganiere in pensione; Marilena Ambrosini, casalinga; Renata Rigassi Codoni, docente in pensione; Valentina Menghetti, casalinga; Luigi Pieracci, docente in pensione; Gabriele Stanga, farmacista; Lorenza Stanga-Gini, psicologa; Mara Perri, casalinga; Andreino Ambrosini, meccanico d’aviazione; Paolo Bertossa, giornalista RSI; Anna Cattaneo, operatrice socio-sanitaria; Eliana Laurenti, studentessa universitaria.

top

Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
Sponsors