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martedì 5 settembre 2017.
Massiccio Calanda - il branco di lupi giova alla natura

(ats) Se tra animali da allevamento e cacciatori ha pochi amici, tra i forestali è invece sempre più apprezzato. Il lupo riveste infatti un ruolo fondamentale per tenere sotto controllo il numero di cervi e caprioli, che possono costituire un danno per la natura. Il massiccio del Calanda nella valle del Reno di Coira ne è la prova.

Come in molti luoghi in Svizzera, anche nei Grigioni la presenza di troppi caprioli e cervi danneggia boschi e foreste, mettendo a rischio la sopravvivenza di diverse specie di arbusti, fiori e piante del sottobosco e minacciando il rinnovamento boschivo.

Questo è particolarmente problematico nelle aree montane, dove boschi e foreste hanno una funzione protettiva contro valanghe, cadute di rocce e frane. Nei Grigioni, questa casistica riguarda il 60% delle foreste, di cui il 21% è oggi sotto pressione a causa del continuo mordicchiare e divorare dei numerosi ungulati.

"Le condizioni attuali non sono tollerabili a lungo termine", dice il capo dell’Ufficio foreste e pericoli naturali del Cantone, Reto Hefti. La funzione protettiva della foresta rischia di essere permanentemente compromessa.

Nel 2000 la stima del numero di cervi nel cantone era di 12.600 esemplari, salita a 14.000 nel 2011 e a 16.500 la primavera scorsa.
Nel caso dei caprioli si stima una presenza simile. Al consistente aumento hanno contribuito gli inverni miti degli ultimi anni.

Lupi= -300 animali selvatici all’anno

Un’eccezione è la regione del massiccio del Calanda tra la valle del Reno di Coira e la valle della Tamina (San Gallo), dove nel 2011 si è costituito il primo branco di lupi della Svizzera. Da allora, secondo stime dell’Ufficio grigionese per la caccia e la pesca, il numero di cervi nella zona è diminuito di un terzo, mentre è aumentato del 18% nel resto del cantone.

La diminuzione, anche se meno marcata, ha riguardato anche caprioli e camosci. In totale, si può dire che un branco di circa dieci lupi sbrana ogni anno 300 esemplari tra cervi, caprioli e camosci.

Secondo gli esperti forestali, la decimazione delle popolazioni selvatiche ha un effetto positivo sul ringiovanimento naturale di boschi e foreste. Tali effetti benefici non sono dimostrati, ma "il buonsenso dice chiaramente che meno cervi rovivano meno alberi", afferma Hefti, presumendo che la cosa sarà confermata scientificamente entro un paio d’anni.

Ingegneri forestali auspicano aumento lupi

La Società forestale svizzera (SFV) ha richiesto già cinque anni fa di consentire l’immigrazione naturale e la diffusione del lupo, osservando che "dove lince e lupo sono regolarmente presenti, si osservano meno danni al processo di ringiovanimento delle foreste".

Questa posizione è sostenuta anche anche dall’Ufficio forestale cantonale nel nuovo piano di sviluppo forestale 2018+, attualmente in consultazione, dove si sostiene che "in un’ottica forestale, i grandi predatori sono benvenuti". La diffusione di questi animali in aree del cantone non ancora da loro abitate è quindi ben accolta.

Più lupi=più abeti bianchi

L’effetto positivo, oltre all’alleggerimento del danno al rinnovamento di boschi e foreste, sarebbe evidente anche sulla ridistribuzione degli animali selvatici sul territorio.

"La selvaggina si muoverebbe di più, senza soffermarsi sempre nella stessa zona", osserva Mattiu Cathomen, commissario forestale di Tamins (GR), zona di maggiore concentrazione dei lupi. Secondo Cathomen l’effetto positivo nella zona è evidente, ad esempio dalla presenza di numerosi e giovani abeti bianchi con un’età tra due e cinque anni.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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