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Regionale
venerdì 29 settembre 2017.
«Sono felice per te, per la Svizzera e per la Svizzera italiana»

Berna, 28.09.2017 - Bellinzona, 28.09.2017: Discorso del Consigliere federale Didier Burkhalter pronunciato in occasione del ricevimento del Consigliere federale eletto Ignazio Cassis nel suo Cantone.

Caro Ignazio, cara Paola, Gentili Signore e Signori, cari amici,

oggi sono felice per te, Ignazio, ma anche per tutta la Svizzera e in particolare per tutta la Svizzera italiana, per voi tutte e voi tutti, Signore e Signori.

Nel corso degli ultimi anni il Consiglio federale è venuto diverse volte «in corpore» in Ticino. Ricordo bene questi incontri con la popolazione. Molto calore e autenticità, molti sorrisi e dialoghi. Di cui vi sono riconoscente. Ma anche molta inquietudine e molti interrogativi. Si sentiva che l’esigenza di collegare meglio il Ticino al resto della Svizzera, l’esigenza di farsi capire meglio, era grande. Così come l’esigenza di descrivere e scrivere meglio insieme il futuro, le prospettive della regione di fronte ai confini che si trasformano e al mondo che cambia.

Grazie alla tua elezione la Svizzera italiana si sente più capita. E ovunque, in Svizzera, che si parli francese, tedesco, romancio, o una qualsiasi altra lingua, arrivata da altre regioni del mondo, non si può non essere contenti. Perché la coesione del Paese ne esce rafforzata. E proprio la coesione ci rende più forti. Perché noi siamo insieme. Oggi sono felice anche per il Consiglio federale. Benché (è ovvio!) non possa farne parte con te, vorrei – a nome dell’Esecutivo – darti calorosamente il benvenuto. Benvenuto in questa straordinaria autorità, in questa istituzione, in questa bella casa, così importante per il nostro Paese e che esige modestia da chiunque varchi la sua soglia.

Il Consiglio federale lo conoscono tutti. O meglio, tutti credono di conoscerlo. Ma bisogna vedere per credere! In effetti, bisogna viverlo di persona per capirlo veramente. Che cosa devi aspettarti dunque? Ecco qui qualche confidenza, prima di tutto indirizzata a te, ma che è bene condividere oggi con tutti gli amici riuniti qui in Ticino.

Senza essere troppo seri, si potrebbe forse fare qualche parallelo con l’infanzia. Per prima cosa infatti comincerai con lo scoprire che questa bella casa del Consiglio federale è innanzitutto un… «collegio». E un collegio, amico mio, che si rivela un’autentica scuola di vita. Tutti, o quasi, vorranno darti dei consigli. Tutti cercheranno di spiegarti che cosa implica questo «collegio», che cosa devi «capire fin da subito» e, in fondo, come devi comportati.

Ma ti conosco abbastanza per dire che presto saprai lasciare la tua impronta all’interno di questo collegio, che è semplicemente un organismo unico; non ci sono «professori» e non ci sono «allievi», e tanto meno corsi obbligatori, in questa scuola. Al contrario! Tu ci entri, per cominciare, con il più bello dei diplomi: quello della fiducia espressa con l’elezione, in questo caso da parte dell’Assemblea federale.

Anche se, come nel caso di tutti i diplomi, si tratta solo di un inizio – un avvio, in qualche modo –, non hai bisogno di un periodo di prova. Sei addirittura già un po’ presidente, come tutti gli altri, all’interno di questo incredibile e così stabile sistema che il mondo intero osserva con stupore e un pizzico di ammirazione. E che funziona piuttosto bene – bisogna dirlo – da parecchio tempo!

Dato che farai le tue prime prove nell’Esecutivo al Dipartimento degli affari esteri, la tua sarà – questa almeno è la mia opinione – la più bella scuola di vita, quasi una doppia scuola di vita: quella della Svizzera e quella del mondo.

Così, potrà accaderti di rientrare da una missione svizzera all’estero per riprendere il filo di una seduta del Consiglio federale. Avrai l’impressione di cambiare pianeta, come se tutte le velocità, i tempi e le sensazioni subissero una brusca frenata. Ancora un po’ scosso dal cambio di fuso orario saprai forse descrivere la tua reale impressione: l’impressione così forte di essere di fronte a realtà differenti, alla doppia realtà della Svizzera e del mondo che abbiamo il compito di coniugare grazie alla congiunzione di valori e di interessi. Sono certo che troverai le chiavi per farlo. Per me si è sempre trattato di una sola chiave in grado di aprire molte porte, la chiave del rispetto delle differenze. È la chiave di una Svizzera costruttrice di ponti, che fa leva sui propri valori interni di dialogo, ascolto e mediazione per aiutare sé stessa aiutando il mondo. Grazie a te, Ignazio, il Consiglio federale si rinnova. Molti ritengono che si rinnoverà ancora, e molto rapidamente, nei prossimi anni. Nei mesi scorsi si sono fatte tante ipotesi e se ne sono sentite di tutti i colori – o quasi – sulla composizione che avrebbe dovuto avere il nostro Governo. Un solo esempio: il dibattito pubblico, lanciato durante quest’estate diversa dalle altre, ha addirittura esaminato la possibilità di un Consiglio federale «digitale», in ogni caso di un Governo capace di seguire i cambiamenti sempre più rapidi legati alla digitalizzazione.

A un primo sguardo sembri disporre di tutto ciò che serve per riuscirci, e sei sicuramente più «connesso» di me (non è del resto un’impresa difficile!). Per giungere a questa conclusione, anche lo schermo del tuo portatile è stato oggetto di un’analisi, impressionante e pressoché psicologica. Ma io ne ero convinto già da tempo. Grazie al tuo nome! Per accompagnare il movimento tecnologico verso l’«e-voting» o, meglio ancora, l’«e-government», il Consiglio potrà presto contare su «I-Gnazio»!

Non so se sarà questo lato tecnologico ad aiutarti a premere il famoso «reset button» che deve permetterci di fare un passo avanti nel campo delle relazioni, apparentemente tumultuose, tra il nostro Paese e l’Unione europea. In ogni caso, quali che siano modalità, sono convinto che si debba sempre tenere presente, tutti insieme, come ha fatto il Partito liberale radicale durante tutta la storia della Svizzera moderna, l’interesse generale. E questo interesse non è solo tecnologico, è prima di tutto umano: riguarda il futuro del Paese, le prospettive delle nuove generazioni, la loro opportunità di creare e trovare nuovi impieghi, di riuscire in una parte della loro vita. In poche parole: il nostro Paese troverà sempre soluzioni positive per il suo futuro se saprà farlo con il cuore. Sento che ci metterai tutto il tuo. In queste poche frasi di benvenuto al Consiglio federale ho evidentemente parlato molto di te, Ignazio. Mi piacerebbe ora includere anche tua moglie Paola.

A entrambi, noi – mia moglie Friedrun Sabine ed io – auguriamo felicità e successo. Vivere il Consiglio federale è come scalare una delle nostre belle montagne. Ci sono dei rischi, ma anche immense opportunità, in particolare quella di abbracciare con lo sguardo ciò che è più vicino e ciò che è più lontano, ciò che è già qui e ciò che può accadere. Questo stesso cammino è anche il cammino di tutto il nostro Paese, un Paese felice perché noi sappiamo rispettare la sua natura, e perché sappiamo rispettare i paesaggi della sua cultura politica, che ci permette di attraversare qualsiasi circostanza.

Buon viaggio dunque attraverso questo Paese, viva la Svizzera e viva il Ticino.

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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

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