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Politica
domenica 15 ottobre 2017.
Riduzione canoni d’acqua, governo retico fermamente contrario

(ats) Il governo retico ribadisce fermamente la sua contrarietà ad una riduzione del canone per i diritti d’acqua proposta dal Consiglio federale e sostiene la variante alternativa di una riduzione in singoli casi di imprese elettriche in difficoltà.

L’esecutivo grigionese ritiene la proposta del Consiglio federale di ridurre il canone massimo annuo per il periodo 2020-2022 - in previsione della scadenza dell’attuale modello nel 2019 - dagli attuali 110 a 80 franchi per chilowatt lordo (KWl) inaccettabile, come ha comunicato in una nota odierna.

Una riduzione generalizzata rappresenterebbe un’ingiustificata sovvenzione a beneficio delle imprese elettriche, spiega la nota. Alternativa valida sarebbe secondo il governo la variante proposta dal Consiglio federale di ridurre i canoni d’acqua in singoli casi di imprese in difficoltà, non ancora approfondita nel progetto di consultazione. Variante attuabile, precisa la nota, soltanto se le imprese sono disposte a offrire piena trasparenza riguardo alla loro situazione economica.

Tale orientamento, aggiunge la nota - che ricalca poi la presa di posizione della Conferenza dei governi dei Cantoni alpini (CGCA) - viene condiviso anche dalla Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (CdEN) e dalla comunità d’interesse dei comuni concedenti grigionesi (Interessengemeinschaft der Bündner Konzessionsgemeinden IBK).

Riduzione, le conseguenze per i cantoni alpini

I canoni d’acqua sono i compensi versati ai Cantoni e ai Comuni dalle società elettriche per lo sfruttamento delle loro risorse idriche. L’obiettivo della riduzione proposta dal Consiglio federale è sgravare le aziende produttrici di elettricità, che si devono confrontare con dure condizioni di mercato, visto il basso livello dei prezzi.

Attualmente l’80% degli introiti complessivi derivanti dai canoni d’acqua (550 milioni di franchi all’anno) va ai sette cantoni alpini, ovvero i Grigioni, Uri, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona, Vallese e Ticino. La riduzione dei canoni comporterebbe per questi ultimi una diminuzione di introiti del 27%.

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