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Cultura
sabato 18 novembre 2017.
Blade Runner
di Teresio Bianchessi
BLADE RUNNER 2049
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com




Da poco nelle sale, diretto da Denis Villeneuve, “Blade Runner 2049” con Ryan Gosling e Harrison Ford; è l’attesissimo sequel di “Blade Runner” che uscì nelle sale in un lontanissimo 25 giugno del 1982 liberamente ispirato ad un racconto di Philip K. Dick, pubblicato in un ancor più lontano 1968.
Poiché c’ero nel 1968 e nel 1982 e, a Dio piacendo, potrei esserci ancora nel 2019, anno solo immaginato, allora, dal regista, ho deciso di rivedere, ancor prima del sequel, l’opera prima della quale avevo labile memoria.
Tutto accade in una Los Angeles piovosa, irreale, meschina, tetra, dove moderni grattacieli schiacciano dimore antiche ma fatiscenti e i protagonisti rientrano in case e cucine che volgarizzano la fantascienza, offrendo alla vista dello spettatore, con forte contrasto, cucine, fornelli, pentole, tavoli che sembrano sottratti dalla bottega del rigattiere negli anni post guerra.
Manca il bello che dovrebbe salvare il mondo.
Le macchine volano sì, ma sopra i maleodoranti liquami delle strade.
Protagonisti sono i poliziotti della sezione “Blade Runner” e loro, i “Replicanti”, androidi organici dotati di forza superiore, progettati da ingegneri genetici per allievarci le fatiche, sono molto simili a noi, dotati di capacità intellettuali talmente raffinate che è difficile distinguerli dalle vere creature.
Poiché diventano un pericolo, devono essere eliminati e per individuarli, serve il test denominato “Voigt-Kampff” con il quale si esaminano i loro fragili stati emotivi che, non poggiando su un concreto vissuto ma solo su falsi ricordi innestati nella loro mente.
Con arguzia, sono smascherati.
Brividi mi hanno provocato questi interrogatori che evidenziano come il confine tra vero e irreale sia labile, sfumato; tangibile e immaginario evaporano sotto lo stesso cielo, come spesso accade anche nella quotidianità della nostra vita, quando non riusciamo a decifrare i nostri destini.
Quanto, mi sono chiesto, saremmo stati più bravi, noi umani a rispondere alle domande del test “Voigt-Kampff”?
I “Replicanti” hanno vita breve, programmata per soli quattro anni, ne soffrono, ma quanti di più sono i nostri faticosi e misteriosi giorni?
Anche a noi manca il tempo.
In quella Los Angeles c’è n’è poco anche per il sesso che si afferra al volo; è offerto per strada da virtuali, sensuali, e ammiccanti “replicanti” che ti stuzzicano mentre transiti: “…guarda… tocca…guarda…tocca”.
Solo l’amore è difficile da scovare, lo è da sempre e per noi tutti, figuriamoci per quelle strade, per Rick Deckard, cacciatore di taglie, e lei Rachael, la segretaria; saranno poi anime oppure alieni?
Intanto Los Angeles e Il pianeta Terra, nel 2019, a causa dell’inquinamento, del degrado, della violenza, delle catastrofi naturali, degli esodi di massa, diventeranno insopportabili, mondo vegetale e animale verso l’estinzione.
Parzialmente ci si consola ragionando che l’apocalisse non avverrà nel 2019.
E nel 2049?
Quasi certamente io non ci sarò e di quel tempo mi saranno così risparmiate le discariche abominevoli, gli orfanatrofi lager, i cieli sovraffollati dal traffico spaziale, alberi rinsecchiti ancorati a funi d’acciaio, la pioggia, il buio (elementi sempre costanti anche nel sequel), la violenza.
Nemmeno saprò se si concreterà il tentativo di un’unione fra “originali” e “replicanti” che trasformerebbe i futuri nascituri in ”nati” anziché “creati”.
Quello che so è che l’amore, non l’odio, spinge fra le braccia del “diverso” e spero che, anche in un futuro lontano, continui ad accendere l’ardente fiammella della vita.

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“Io dico che bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo, l’Italia, pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba.”
GIOVANNI FALCONE

 
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