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Cultura
domenica 3 dicembre 2017.
FIRENZE
di Teresio Bianchessi
FIRENZE

di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com




Era meta fissa, e probabilmente lo è ancora, delle trasferte scolastiche.
Ai tempi …si andava in gita a Firenze con escursione sui colli fiorentini e la destinazione preferita era Fiesole; si stava fuori una notte e per noi ragazzi quello era il vero scopo del viaggio.
Purtroppo io, quella volta, non potei partecipare.
In seguito, la città l’ho vista sempre di corsa, in transito per lavoro da Roma o da Napoli ed è per queste ragioni che mi sono ripromesso di visitarla dedicandole più tempo.
Devo subito dirvi che l’emozione ha superato di molto l’aspettativa e mi spinge, guardandomi bene dal fare il cicerone o il critico d’arte, (bastano le guide) a trasferirvi qualche riflessione sulla mia tre giorni fiorentina.
La prima, col senno di poi ovvia, è che non bastano tre giorni pur intensi, camminati dall’alba al tramonto, per visitarla, poiché troppo vasto è il patrimonio artistico, culturale, paesaggistico della città.
Visiti, di qua dell’Arno, la Piazza e il Museo del Duomo, il Campanile di Giotto, il Battistero, le Cappelle Medicee, abbagliato dalla cupola del Brunelleschi e dall’armonia monumentale dell’insieme; ancora San Lorenzo, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio, la Loggia dei Lanzi, gli Uffizi, la maestosa Basilica di Santa Croce carica di arte e di storia (qui il crocefisso di Cimabue che porta ancora le ferite della terribile alluvione del 1966 e le tombe di Galileo Galilei, Michelangelo Buonarroti, il cenotafio di Dante).



Piazza Duomo




Il Perseo di Benvenuto Cellini


Attraversi l’Arno ed ecco Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli con il Forte Belvedere, Santa Maria del Carmine, la Cappella Brancacci e mentre rientri verso il Duomo, a Palazzo Strozzi, visiti la mostra tematica “Il Cinquecento a Firenze” aperta sino al 21 Gennaio 2018.



Corridoi degli Uffizi




Gentile da Fabriano Adorazione dei Magi


Meno male che la città è piccola, è la seconda riflessione, e così pur avendo trascurato Santa Maria Novella, L’Accademia, Palazzo Medici Riccardi, Torre di Arnolfo, Palazzo Vecchio, Museo Nazionale del Bargello, Biblioteca Laurenziana etc…etc…etc, ti è capitato di incontrare, per strade, palazzi e chiese, maestri in tutte le arti, rinascimentali, pittori, scultori, incisori quali Beato Angelico, Botticelli, Cellini, Brunelleschi, Cimabue, Donatello, Gentile da Fabriano, Ghirlandaio, Giambologna, Giotto, Leonardo da Vinci, Masaccio, Michelangelo, Poliziano, Rosso Fiorentino, Vasari etc…etc…etc!



Il Crocefisso di Cimabue


Artisti che hanno rappresentato nei loro capolavori, prevalentemente, una religiosità lontana oramai secoli e che, con le loro opere, ancora ricordano ai nostri tempi secolarizzati, vite in bilico tra la salvezza dell’anima, e la perdizione nel fuoco dell’inferno.
Va dato merito ai mecenati dei tempi, ai Medici e non solo, di quest’abbondanza di geni e di capolavori e la riflessione che si affaccia mi rimanda ad oggi, agli oligarchi che, disponendo di patrimoni imbarazzanti, investono…in squadre di calcio.
A Fiesole non ci sono andato accontentandomi, si fa per dire, dei rossi tramonti visti dalla terrazza del Duomo invasa da stormi d’uccelli che roteavano impazziti e festosi attorno alla cupola del Brunelleschi, al campanile di Giotto.
Macinando chilometri bisogna anche sostare, pranzare e la città non tradisce e ti propone il meglio della cucina toscana in trattorie dove non ti sbrigano come un “turista”.
Infatti, appena mi siedo alla “Trattoria San Lorenzo”, arrivano fette di pane toscano e olio novello verde, verdissimo, buono, buonissimo, profumato, profumatissimo.
Plachi il languore e passa più veloce l’attesa della ribollita, della pappa al pomodoro, della trippa toscana; la bistecca fiorentina con patate al forno la lascio al tavolo degli americani, seduti in fianco a noi, che pasteggiano accompagnando quel poderoso chilo di carne con coca e rum.
E’ capitato, di là dall’Arno, di arrivare al “Santo bevitore” che è tardi, la cucina ha oramai rallentato i ritmi e, pur avendo noi la guida turistica ben visibile sul tavolo, si affrettano a portarci una scelta di pecorini toscani assolutamente straordinari… in attesa dei pici all’etrusca, la farinata toscana, di fatto una polentina (nulla a che vedere con quella ligure) e gli imperdibili fagioli nel fiasco.
Come sempre accade però inciampi nel posto ideale mentre parti; lì a Firenze, centralissimo, è il Mercato Generale, dove al primo piano soddisfi ogni peccato di gola; c’è anche Eataly, c’è una scuola di cucina, ristoranti, ma le vere star sono loro, le piccole botteghe che propongono uno street food tradizionale e non, golosissimo.
Non resistiamo alla tentazione così ordiniamo un panino con la finocchiona, il salume tipico toscano, e un lampredotto, pane farcito con trippa scura, quest’ultimo lo mangiavano per strada anche ai tempi dei Medici, noi li abbiamo gustati in treno.
C’era anche un po’ di Svizzera a Firenze!
Ha fatto e ancora fa molto discutere, in Piazza della Signoria, il “Big Clay”, monumentale scultura dello svizzero Urs Fischer che, credo, voglia simboleggiare lo stadio primordiale della creazione.
Ai fiorentini non è piaciuta, dal canto mio ho avvertito disagio soprattutto per l’ingombro che toglie prospettiva alla piazza.
L’opera è stata in precedenza esposta a New York e l’esposizione terminerà il 21 gennaio 2018.
Ben venga allora, dopo secoli, una provocazione ad affiancare le sculture della Loggia.
Visitate Firenze.



Big Clay di Urs Fischer

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“Io dico che bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo, l’Italia, pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba.”
GIOVANNI FALCONE

 
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