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Comunicati
lunedì 18 dicembre 2017.
La COMCO sanziona la Posta Svizzera nel settore dell’invio di lettere con indirizzo

La Commissione della concorrenza (COMCO) infligge alla Posta Svizzera (Posta) un’ammenda di circa CHF 22,6 milioni. Sul mercato degli invii in grandi quantità di lettere con indirizzo sopra i 50 grammi di clienti commerciali, la Posta ha abusato della sua posizione dominante. Ha ostacolato il concorrente Quickmail e discriminato i suoi clienti. Nel corso dell’inchiesta, la COMCO ha constatato che la Posta non applicava uniformemente ai suoi clienti contrattuali né il sistema tariffario 2009 in applicazione dal 1° luglio 2009 al 31 marzo 2011 né il sistema tariffario CAPRI in vigore dal 1° aprile 2011. La Posta accorda ai clienti commerciali condizioni contrattuali speciali (cosiddetti clienti contrattuali) per invii postali di volume annuo pari o superiore a CHF 100’000. -.

I clienti contrattuali con caratteristiche simili sono stati trattati in modo diverso e con questo discriminati. Per un gran numero di contratti sono stati concordati sconti inferiori a quelli stipulati nei sistemi tariffari. Alcuni clienti hanno quindi dovuto pagare prezzi più elevati di altri. Da un lato, essi sono stati quindi indebitamente ostacolati dalla concorrenza con altri clienti e, dall’ altro, hanno pagato alla Posta prezzi eccessivamente elevati.

Con il sistema tariffario CAPRI, in vigore dal 1° aprile 2011, la Posta ha introdotto anche uno sconto supplementare. In questo modo i clienti venivano premiati se raggiungevano o superavano l’obiettivo di fatturato mensile concordato con la Posta, dall’ altra parte, essi venivano penalizzati se non raggiungevano tale obiettivo. Nel complesso, il sistema dei prezzi non era trasparente per i clienti. Di conseguenza, i clienti sono stati frenati nel trasferire parte degli invii postali al concorrente Quickmail.

La decisione della COMCO è soggetta a ricorso presso il Tribunale amministrativo federale.

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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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