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Cultura
lunedì 1 gennaio 2018.
29 – 30 - 31 Gennaio I TRE GIORNI DELLA MERLA
di Teresio Bianchessi


Gli ultimi tre giorni di gennaio spesso vengono ricordati come i giorni più freddi dell’inverno.
Questo lo sanno un po’ tutti, ma non tutti sanno del perché sono definiti i “Giorni della Merla”.
Circolano molte ipotesi ma leggenda narra che molto, ma proprio molto tempo fa, il piumaggio dei merli fosse candido come la neve.
Si racconta anche che, in quel lontanissimo inverno dei tempi, Gennaio si fosse impigrito e anziché portare ghiaccio e neve avesse concesso a uomini e bestie una mite temperatura, insolita per il periodo.
Una Merla, eccola, un po’ sbarazzina, incosciente, iniziò così a gorgheggiare come se dietro l’angolo fosse in arrivo la primavera; non solo, irriverente, si permise pure di sbeffeggiare il canuto e stanco Gennaio.
Il “Mese” se la prese a male, ma, di fatto, non sapeva come poter punire l’incauto volatile anche perché il suo tempo era lì lì per finire, infatti, a sua disposizione, restava ancora un solo un giorno.
Così nella notte provocò un vento gelido che arrivò a bussare sino al castello dell’amico Febbraio e a lui chiese in prestito, dopo avergli raccontato dell’impudenza della Merla, almeno due giorni.
Febbraio valutò che nessuno poteva burlarsi del tempo e di buon grado acconsentì privandosi dei giorni che ancora oggi gli mancano.
Fu così che sin dalle prime luci del terzultimo giorno del suo regno, Gennaio scatenò bufere di neve e tempeste di ghiaccio che fecero scendere le temperature a livelli polari.
Anche la Merla si svegliò presto quel mattino e con sua sorpresa si trovò subito travolta dalla tormenta.
Smise all’istante di cantare, si accovacciò sotto dei rovi ma ora dopo ora, brivido dopo brivido, capì che quel riparo non bastava più e a fatica si alzò in volo in cerca di una copertura migliore, anche perché, doveva deporre le uova.
Proprio quando le sue forze stavano venendo meno e credeva di precipitare morta sul lago ghiacciato, intravide un comignolo fumante e con le ultime forze rimastele riuscì a ripararsi proprio lì.
Sopravvisse ai tre giorni più freddi di Gennaio, ma quando il tempo divenne più clemente e poté lasciare quel rifugio si accorse che le sue candide piume erano ora nere, proprio come la fuliggine del camino.
La stessa sorte toccò ai piccoli dalla sua covata.



Da allora tutti i merli nascono neri e negli ultimi tre giorni del “Mese” cercano riparo o nei canneti dei fossi, o nei fienili, o nei rovi più folti.

Ancora oggi i contadini affermano che se una Merla entra in un camino gli ultimi giorni di Gennaio, ci si deve preparare a tre giorni di fila di nevicate abbondanti.

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Mio nonno mi ha insegnato la lealtà e l’onestà.
Sarebbe bastato avere un nonno diverso e magari adesso sarei potuto essere un parlamentare.

(Flavio Oreglio)

 
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