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Regionale
mercoledì 10 gennaio 2018.
Intervista alla sindaca di San Vittore signora Nicoletta Noi-Togni
di Giuseppe Russomanno

Prendendo spunto dalla elezione di una donna a sindaco di un comune del Moesano abbiamo voluto indagare un po’ più a fondo sui sentimenti che suscita tale carica sia sul diretto interessato sia sui collaboratori dello stesso.
Della signora Nicoletta Noi-Togni avevamo già scritto nel nostro giornale a firma Mingus Neri il 30 aprile 2012 ma per chi ancora non la conoscesse ne presentiamo un breve curriculum vitae:

Nata a San Vittore, il 29 agosto del 1940 ed ivi cresciuta, dopo una formazione infermieristica e di pedagogia, e dopo diversi soggiorni nella Svizzera tedesca, trascorre trent’anni a Coira, lavorando nelle scuole infermieristiche della capitale, di Ilanz e di Zurigo. Entra a far parte del Parlamento retico nell’anno 1987 e vi rimane, con un’interruzione di sei anni, fino a tutt’ora. Dal 1997 risiede nuovamente a San Vittore dove, oltre a ricoprire la carica di deputata in Gran Consiglio per il Circolo di Roveredo, assume altri mandati politici e diventa, a inizio 2017, sindaca del Comune di San Vittore. Da otto anni è presidente della Scuola di Musica del Moesano, da undici cofondatrice del Grottino filosofico e presidente dell’Associazione bambini senza mondo. Nel 2013 ottiene il Bachelor in storia della filosofia presso la Facoltà di Teologia di Lugano, dove è tutt’ora impegnata nell’ottenimento di un Master in scienza, filosofia e storia delle religioni. Con una tesi dedicata a Jeanne Hersch. Nicoletta Noi-Togni è vedova con due figli adulti, due nuore e tre abbiatici.

Ad un anno dalla sua elezione a sindaco del comune di San Vittore abbiamo pensato di rivolgere 10 domande alla nostra ospite sulle sue impressioni e progetti.

Eccole:

Dieci domande alla sindaca di San Vittore

1. È trascorso circa un anno dal suo insediamento, come si sente? Ha potuto rendersi conto del lavoro di un amministratore comunale?
- Mi sento bene quando le cittadine e i cittadini di San Vittore mi dicono che il Municipio sta facendo buone cose e che è bello vivere in questo Comune, che sentono calore e vicinanza da parte di chi li governa. Non mi sento bene quando penso che ci sono ancora moltissime cose che vorrei fare per il paese e che non posso farle tutte assieme.
- Si, ho potuto rendermi conto del lavoro di un amministratore comunale.
Come sindaca però mi sento in minima parte “amministratrice”. Non è una parola che mi piace tanto, preferisco essere quella persona “primus inter pares” che si interessa della gente e del buon funzionamento della vita nel paese. Mi da comunque molta gioia ed un senso di grande soddisfazione quando mi chiamano “la nostra sindaca”. È molto bello!

2. Che cosa ha dovuto imparare fin da subito?
- Ad avere pazienza, ma questa non mi manca. A portare la responsabilità di quanto succede in paese e cioè praticamente di tutto. Anche se questo un po’mi preoccupa, mi piace moltissimo essere responsabile e trovo giusto che sia così. È nell’ordine delle cose e per me l’interesse per le persone e per le loro necessità non termina quando chiudo la porta della Cancelleria. Ho dovuto anche imparare – e questo mi ha alquanto sbigottita – che la mia amata filosofia la potevo si usare ma che la priorità la dovevo ora dare, come sindaca, ai tombini e ai marciapiedi. Perché questo serviva alla mia gente.

3. Qual è la sua settimana tipica considerando i suoi tanti impegni anche a carattere politico come parlamentare?
- Da tempo io non faccio una grande distinzione tra vita pubblica e vita privata. Da anni ho imparato a vivere in un continuum di pensiero e lavoro.
Quando lavo i piatti a casa mia posso benissimo con la mente cercare la citazione che mi serve per una seduta o per un colloquio oppure riflettere sulle trattande della prossima riunione di Municipio. Certo il mio compito non si esaurisce in questo lasso di tempo ma ritengo che farsi accompagnare durante tutta la giornata dal pensiero del lavoro che si sta svolgendo serva molto ad interiorizzarlo, a farlo sentire proprio, sempre presente e ad amarlo.
Si, penso che l’amore c’entri nella mia settimana tipica, dedicata quasi tutta alla politica. Perché anche se la divido tra una riunione e l’altra, tra una rappresentanza e l’altra, questo non mi pesa e mi offre sempre interessanti stimoli di pensiero. Inoltre molti temi corrono paralleli sui tre livelli, comunale, regionale, cantonale. E concernono anche il mio lavoro di parlamentare cantonale. Che è molto meno impegnativo della carica di sindaca. La possibilità di stabilire sinergie tra queste due attività è però notevole e (ho scoperto) può servire molto, soprattutto al Comune. Mentre, dal punto di vista della conoscenza, la pratica a livello di Comune mi è molto utile per il lavoro parlamentare.

4. In qualità di sindaco ha qualche sogno nel cassetto che vorrebbe veder realizzato durante il suo mandato?
- Eccome, i sogni non mancano. Un paese bello, non perfetto ma con le strade riparate, la vecchia stazione riattata, un paese con tanti bambini che sorridono e con anziani sereni, un paese che ricalchi nella sua forma quello di una volta anche se moderno, un paese dove ci si interessa di chi è solo e si tende una mano a chi ha bisogno, un paese dove si parla e si agisce pensando anche all’”altro”, dove ci sono si, ringhiere e cancelli ma dove si è pronti ad aprirli e poi….una bellissima festa medievale nella torre di Pala agibile e abitabile. Poi naturalmente i “sogni” più vicini, una buona pista di pattinaggio, una pianificazione adeguata e rispettosa dell’ambiente, il miglioramento della qualità dell’aria, un piano che offra all’agricoltura, allo sport e al turismo quanto necessita, una zona industriale riqualificata ed efficiente, paese e montagna sicuri, la vicinanza con la popolazione e gli enti di prossimità (quest’ultime già in atto!) ed altro ancora.

5. Quali erano i rapporti di San Vittore con gli altri comuni e quali sono adesso?
- Francamente, non ho ancora avuto tempo di occuparmi come vorrei del Comune di San Vittore in relazione agli altri Comuni. Questa è musica del 2018 ed anche oggetto di discussione all’interno del Municipio. Stranamente era già istituzionalizzata una relazione con Lumino che noi abbiamo continuato nel 2017. Una buona cosa! Per quel che riguarda i nostri Comuni della valle faccio comunque parte del Consiglio regionale e ne conosco perciò l’attualità di cose e discussioni.

6. Che cosa ne pensa del nuovo tracciato autostradale? Vede problemi all’orizzonte e che cosa può fare un sindaco per correggerli?
- Certo vedo, (vediamo!) i problemi che conseguono al nuovo tracciato autostradale. So e lo sa il Municipio che non possiamo fare molto di fondamentale e che non serve recriminare. Dobbiamo, per forza di realtà, guardare avanti e cercare di attutire i danni che si sono prodotti a carico del Comune. Per questo mi serve il Gran Consiglio. Sono già intervenuta a livello di Cantone ed in questo momento è pendente una mia richiesta per maggior sicurezza sulle rotonde della bretella. Inoltre deve essere trovata una soluzione per il traffico motorizzato della zona industriale. Stiamo valutando il tutto a livello di pianificazione. Personalmente desidero sia chiaro - a futura memoria - che non è stata la nostra compagine municipale ad essere al comando quando sono state prese le decisioni che oggi rimpiangiamo.

7. Per la prima volta in Mesolcina c’è un sindaco donna. Ha avuto problemi di comunicazione con i suoi colleghi maschi?
- Direi che questo è un tema assai delicato e che in generale, nell’approccio con i miei colleghi non avverto difficoltà. Unicamente quando c’è discussione percepisco che nei miei confronti c’è in fretta un’ “escalazione” del discorso verbale e che i toni si fanno rapidamente accesi. Non so se questo dipende dal fatto che sono una donna in mezzo a soli uomini oppure se questo riguarda esclusivamente la mia persona. Sono comunque sorpresa di aver ricevuto ultimamente dal Consiglio regionale, una “nota di biasimo” a verbale.
Non mi era mai successo in tanti anni di politica ed il “bello” è che so esattamente che, in tutti questi anni di politica, avrei certo meritato anche note di biasimo ma - in questo caso - da biasimare non c’era proprio nulla. Ma……?

8. Qual è la situazione a livello politico nel Moesano? I rapporti tra i vari comuni sono promettenti o c’è ancora molto da fare?
- A parte le avvenute fusioni comunali, non mi sembra che ci sia un cambiamento nella vita politica del Moesano. La politica cantonale poi ci ha messo del suo per complicare, meglio sarebbe dire distruggere, quello che si era incominciato a fare tra Comuni. Alludo alla riforma del territorio che conseguiva ad una, seppur necessaria, ma già mal pensata riforma della giustizia. Oggi ci ritroviamo con una Regione che non è veramente Regione, con Circoli che non sono Circoli però diventano ancora Circoli per le elezioni appunto “di Circolo”. I miei colleghi granconsiglieri ed io per esempio, siamo sempre ancora, per definizione, deputati del Circolo di Calanca, Mesocco e Roveredo anche se il Circolo non c’è più.. E così via. Cose tutte queste che hanno contribuito a destabilizzare invece che stabilizzare, che sono indice di insicurezza e superficialità a livello di Cantone e che non servono certo al lavoro intercomunale. Neppure nel Moesano. Ciò non toglie che si debba andare avanti e cercare di fare il meglio possibile. Corrisponde ad uno dei miei obiettivi per il 2018: la buona relazione, la collaborazione, con gli altri Comuni.

9. Qual è la differenza tra il lavoro di un parlamentare e quello di un sindaco?
- La differenza sta nel principio: il parlamentare fa parte di un Legislativo, deve (può) “parlare”, modificare le leggi e cercare con atti parlamentari di ottenere qualcosa per la comunità e per i bisogni locali. Può fare tanto e può fare poco (l’indispensabile) a sua scelta. Sindaco e Municipali fanno parte di un Esecutivo: devono agire. Non solo nella teoria ma nella pratica. Devono interessarsi sia dello Statuto comunale che dei tombini nelle strade. Detto molto grossolanamente è questa la differenza tra il lavoro di un parlamentare e quello di un sindaco. Entrambi comunque si portano la responsabilità politica di quel che fanno, nel primo caso in modo meno visibile che nel secondo. La combinazione delle due cariche è naturalmente ideale ai fini di maggior conoscenza, competenza e autorevolezza e dovrebbe servire a rendere più effettivo l’operato politico.

10. Che cosa le hanno dato gli anni trascorsi al servizio della cosa pubblica e che cosa sente, lei stessa, di dare ancora?
- La cosa più bella che mi hanno dato, e della quale sono sommamente riconoscente, è la relazione con il pubblico, la vicinanza alla popolazione della quale io sento tanto la benevolenza. Come granconsigliera penso che il mio pregio sia stato quello di smuovere qualcosa, di far pensare anche in un altro modo. All’inizio del mio mandato un deputato navigato mi aveva detto “si viene in Gran Consiglio solo per soldi” (intendeva ciò che si può ottenere dal Cantone per strade, ecc.). Ero rimasta male e delusa perché unicamente in questo ruolo, non mi vedevo. Questo succedeva nel 1997. Durante la sessione del dicembre 2017 appena trascorsa, una personalità cantonale presente sulla tribuna del GC, dopo avere tra l’altro ascoltato un mio intervento, mi ha detto “Nicoletta, tu sei la coscienza del GC”. Ebbene, non avrebbe potuto farmi un complimento migliore. Perché è proprio quello che vorrei essere. E cercherò di esserlo anche come sindaca di San Vittore. Con tutto ciò che comporta e con gioia.


Giuseppe Russomanno
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