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Lettere dei lettori
domenica 18 febbraio 2018.
Voto elettronico: il mio NO e i suoi perché
di Nicoletta Noi-Togni

È sempre importante per me rendere conto alla popolazione del mio voto in Gran Consiglio. Il NO al voto elettronico nel nostro cantone, non va interpretato come rifiuto da parte mia ai sistemi digitali moderni, dei quali d’altra parte mi servo ogni giorno anch’io. Prova ne è il fatto che sono stata ben contenta di votare SI alla trasmissione in streaming dei dibattiti parlamentari che, nel segno della trasparenza, porteranno le discussioni del Gran Consiglio, nelle case degli utenti telematici. Discussione che nulla però ha a che fare con il voto elettronico. Per quest’ultimo si tratta di un diritto politico e come tale da trattare con un altro tipo di pensiero, di riflessione ed oserei dire di rispetto. Rispetto che per diversi motivi non c’è stato. Infatti si è deciso, con molta leggerezza ed in scarsi 90 minuti, di neppure entrare in merito alla discussione sul cambiamento del sistema di voto come tale, il maggioritario che conosce sempre ancora - come unico cantone della Confederazione - il Grigioni e che viene, in favore dell’introduzione del voto elettronico, stravolto al punto che la votazione del Gran Consiglio potrebbe durare addirittura cinque mesi (da marzo a settembre). Questo perché i candidati dovranno venir annunciati nove settimane prima della votazione e, in caso di secondo turno d’elezione (cosa che il maggioritario prevede) si dovranno ancora attendere nove settimane per la seconda votazione appunto (con l’intermezzo di sette giorni in attesa che i candidati possano riannunciarsi). Questa modalità è un’ ibrida mescolanza di maggioritario e di proporzionale che non ha uguali in Svizzera. Ed avrebbe richiesto perlomeno un po’ di attenzione. Nessun rispetto neppure per l’uguaglianza fra i cittadini.
Questo per il fatto che potendo ogni Municipio autonomamente decidere se istituire – accanto alla votazione alle urne e a quella per corrispondenza – l’introduzione nel proprio Comune del voto elettronico, non saranno offerte ai cittadini del Cantone le uguali opportunità di voto, dato che non tutti i Comuni decideranno in modo uguale. Cosa che neppure è in sintonia con le Costituzioni federale e cantonale.
Ma di cosa si è allora discusso in Gran Consiglio? Prioritariamente dei benefici in termine di partecipazione al voto dei giovani e delle persone portatrici di handicap. Quest’ultimo argomento, in un cantone che per la disabilità – perlomeno motoria – fa ben poco (non un centesimo p.es., a differenza del Ticino, per chi impossibilitato a far le scale ha bisogno di un trasporto interno per continuare a vivere nella propria casa!) risulta essere un alibi e neppure perfetto. Giusto sarebbe abbattere le barriere architettoniche e permettere a chi è portatore di handicap di vivere con gli altri e come gli altri e non necessariamente ghettizzare le persone davanti ad un computer. Questa decisione di voto elettronico infatti impoverisce ancora di più le strade ed i ritrovi, la vita sociale in genere. Ci ricordiamo tutti quanto era bello nelle votazioni animate, scambiare opinioni e magari anche un po’per questo litigare, nei ristoranti. Mi chiedo veramente se è compito dello Stato favorire l’isolamento delle persone e stimolarne ancora di più la dipendenza dall’elettronica. Il messaggio in questo senso non è certo dei migliori e non denota consapevolezza del tempo in cui viviamo e dei pericoli per la vita sociale degli individui.
Esternato comunque in Parlamento, un certo scetticismo circa la sicurezza e segretezza del voto. Questo con riferimento ai responsabili della protezione dati nei cantoni che sconsigliano fermamente l’introduzione dell’E-Voting. Molti ancora i cantoni che, per questo, non l’hanno introdotto. Personalmente temo anche che vista la complessità del mantenimento di tre sistemi di voto, verrà fatta pressione sui Comuni al fine di passare unicamente al voto elettronico (cosa se un Municipio decide per il solo voto elettronico?).
Privando chi non dispone di un allacciamento Internet di un diritto democratico fondamentale e insostituibile. Con buona pace del Gran Consiglio, disposto a pagare (intanto) per il voto elettronico 600 000 franchi, e della nostra politica. Gran Consiglio che ha accettato con 98 voti favorevoli, 3 contrari e 7 astensioni, l’introduzione del voto elettronico. Forse per apparire “giovane”, moderno, dinamico. A farne le spese tra l’altro l’eguaglianza tra i cittadini, la perplessità derivante da un sistema sconosciuto e la mancanza di sicurezza del voto e della sua segretezza. Cosa anche questa che può portare a diffidare dello Stato e per conseguenza tener lontani dalla partecipazione al voto. Proprio quello che non si voleva!
Nicoletta Noi-Togni

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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