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domenica 4 marzo 2018.
Attacco sventato. Democrazia rinforzata.

Oggi è stato sventato un attacco alla democrazia grazie al NO senza se e senza ma del popolo svizzero. Le fantasie ultralibertarie degli iniziativisti di “No Billag” sono state rispedite al mittente. Oggi non ci troviamo di fronte a un campo di macerie e possiamo guardare avanti, perché lo status quo non può essere un’opzione a lungo termine.

La campagna contro “No Billag” è stata lunga e intensa. È capitato raramente che una votazione mobilizzasse così presto e suscitasse un impegno così forte in tutta la Svizzera. La spiegazione è chiara: “Oggi non abbiamo votato né sul canone né sulla SSR, ma su una domanda fondamentale, cioè ‘In che Svizzera vogliamo vivere?’”, spiega Laura Zimmermann, copresidente di Operazione Libero e coordinatrice della campagna contro “No Billag”. A vincere è stata la democrazia liberale e diretta.
Operazione Libero si è impegnata contro l’iniziativa insieme a partiti politici, a comitati, ad associazioni sportive, ad attori della cultura, a musicisti e, soprattutto, a innumerevoli cittadini. La campagna del movimento ha potuto essere realizzata grazie alla somma di piccole donazioni che hanno permesso al crowdfunding di raccogliere più di 600’000 franchi. Sui manifesti, il giovane movimento liberale rappresentava l’obiettivo dell’iniziativa come un attacco dinamitardo alla democrazia. Per Laura Zimmermann questo soggetto spiega chiaramente la motivazione di Operazione Libero di scendere in campo contro questa iniziativa. “Della SSR ce ne importava poco. Si trattava di sapere se avremmo continuato a ricevere informazioni equilibrate da parte di media di qualità in tutte le regioni linguistiche della Svizzera: una condizione necessaria per garantire una democrazia forte.”
Volendo abrogare l’articolo 93, capoverso 2, della nostra costituzione federale, gli iniziativisti miravano ad abolire il nostro diritto costituzionale ad accedere a un’informazione di qualità. L’iniziativa avrebbe indebolito la copertura giornalistica in Svizzera e ridotto il servizio pubblico d’informazione a un campo di macerie. Da stasera in poi possiamo invece guardare al futuro. Laura Zimmermann spiega: “Oggi abbiamo potuto evitare il deserto mediatico, ma lo status quo non può essere un’opzione a lungo termine.” “La campagna di votazione ha dimostrato che il servizio pubblico ha bisogno di modernizzarsi”, aggiunge Laura Zimmermann, il che non significa abbandonarsi a esperimenti pericolosi: “Non abbiamo bisogno di altre proposte spuntate dal nulla, ma di un processo politico aperto, che sviluppi con calma una visione di lungo termine per il servizio pubblico audiovisivo e la sua missione.”
In una democrazia diretta, noi cittadini abbiamo una grande responsabilità. E per questo motivo necessitiamo di una varietà di informazioni, perché senza di esse è impossibile prendere buone decisioni. La Svizzera necessita di media forti e indipendenti, che sono un pilastro indispensabile per una democrazia liberale, diretta e plurilingue.
“Oggi il popolo ha detto “no” a certe fantasie ultralibertarie. La nostra democrazia liberale ne è riuscita rinforzata”, conclude Laura Zimmermann. Questo NO è anche un SÌ: un SÌ a una buona copertura giornalistica, un SÌ alla pluralità mediatica, un SÌ a una colonna portante della democrazia - e anche un SÌ all’innovazione e alle riforme.

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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