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Cultura
mercoledì 14 marzo 2018.
Associazione FRAGILE Ticino Testimonianza di Gabriele Albertoni di Lostallo
di Adele Vanzetta

L’Associazione FRAGILE Ticino è una delle 10 Associazioni della Svizzera che si occupa di sostenere le persone che hanno subito un trauma cranico. Ogni anno, circa 20’000 persone subiscono una lesione cerebrale. Le maggiori cause sono: colpo apoplettico, emorragia cerebrale/aneurisma, tumore cerebrale, Aneurisma e altre cause. La maggior parte di esse sopravvive, il che significa dover convivere con un danno permanente per il resto della vita. Con noi queste persone hanno modo di trovare uno svago nella loro quotidianità e routine. Ogni martedì e giovedì in sede a Biasca, si organizzano vari lavoretti manuali, escursioni, uscite, vacanze, visite nei vari luoghi culturali e molto altro. Loro la definiscono la loro seconda famiglia.
Dopo 20anni, compiuti l’anno scorso, di attività in Ticino, l’Associazione vanta una sessantina di soci-membri e 12 Utenti attivi ogni settimana.

Testimonianza:
Lele vieni che ti devo intervistare perché abbiamo la possibilità di parlare di noi e della nostra Associazione sul giornale on-line ilmoesano.ch. Tutto contento si prepara un buon caffè si siede e mi offre due biscottini prima di iniziare.
“Nel lontano 1986 facevo l’apprendista panettiere, era un venerdì. Dovevo svegliarmi alle 3 di mattina per andare a fare le trecce nella pasticceria di Grono. Non ho sentito la sveglia. Mi sveglia mia mamma perché si è accorta che non mi ero svegliato per andare al lavoro e mi dice, anche se non vai giù… può capitare che ti addormenti”. La nostra conversazione inizia subito dal racconto piccante della sua storia di vita. Lui è Lele, all’anagrafe Gabriele Albertoni di Lostallo. Fare il compito della giornalista, è particolarmente imbarazzante, perché non sai mai, nonostante li conosco da un bel po’, fino a quanto ci si può addentrare con le domande nella loro storia, nella loro sofferenza, nella coscienza che nulla è più uguale a prima. Capire cosa è loro successo a livello neurologico è una cosa, ascoltare e comunicare con loro dell’accaduto è un’altra cosa. Ma Lele del mio imbarazzo se ne infischia e va dritto continuando a raccontare.
“Ma io, intestardito prendo il mio cinquantino e parto per andare al lavoro, alla curva di Grono un furgoncino viaggiava in senso opposto e non mi ha visto, mi è venuto addosso, io sono andato a sbattere con la testa contro un cancello di ferro e l’ho stortato, ormai ero già allora una testa dura” e ride.
“Mi hanno portato al San Giovanni a Bellinzona e sono stato 3 mesi in coma, mi sono svegliato il giorno di Pasqua. Ho fatto un po’ di riabilitazione e poi sono stato al centro riabilitativo di Bellikon 4 mesi per riimparare tutto. A parlare, a scrivere, a camminare.”
Io ascolto e scrivo e a stento trattengo le lacrime, perché conoscendolo e risentendo la storia per l’ennesima volta mi commuovo. Queste sono le storie più profonde. Quelle che ti fanno rendere conto che alle volte, nella nostra quotidianità diamo importanza a delle banalità che in confronto a queste storie, non sono proprio niente. Personalmente aggiungo; bisogna dare la giusta importanza alle cose.
“Tutto a posto, sono riuscito a riacquistare tutto. Dopo 4 anni mi trovano un tumore maligno in testa e mi hanno asportato il cervelletto al Civico a Lugano con il Dottor R.” Lele racconta il suo percorso al San Giovanni di Bellinzona per i trattamenti di chemioterapia. “questo non è stato per colpa dell’incidente, il Dottor R. mi ha detto che non c’entrava per niente”. Lele ha dovuto ricominciare a camminare perché gli mancava l’equilibrio, di nuovo, dopo la seconda operazione.
Nel 1997 viene fondata l’Associazione FRAGILE Suisse Ticino. E Lele ne fa subito parte. Lui la definisce una seconda famiglia. Il martedì e il giovedì parte da Lostallo con l’autopostale e arriva a Biasca, ritrova i suoi amici e un ambiente molto allegro. Si passa assieme il pomeriggio e poi con il suo amico Michele tornano a casa con “tappa al bistrôt della stazione di Bellinzona, ci beviamo un buon birrino, solo uno però, né Adele! Preocupat miga. E poi torniamo a casa”. “Qui a fragile è la mia seconda casa, eccome che è un ambiente famigliare”.
Gli faccio un’ultima domanda, che mi pento subito di avergli posto. Ma lui con assoluta tranquillità mi risponde. “no fat miga di problemi”. La mia domanda è: se avessi una bacchetta magica, come la utilizzeresti? “ Se non avessi avuto l’incidente, mi sarei sposato e avrei fatto le patenti, per avere più indipendenza. Ma sono contento anche così, a Fragile c’è una bella compagnia. Poi adesso aiuto il mio cugino Paolo in Pizzeria a Lostallo. Mi sento utile. Ogni tanto mi diletto a fare ancora delle torte, il pane e la pasta frolla”.
E solo qui capisco, che a distanza di 32 anni, Lele è riuscito ad accettare la situazione in cui è costretto a continuare la sua realtà. Una realtà che le persone, a distanza di molti anni, fanno ancora fatica ad accettare, passando dei fortissimi periodi di depressione. Si rendono conto del trauma subito e di quanto è cambiata la loro esistenza, dalle difficoltà motorie, cognitive, emozionali e sociali. Non si potrà mai più tornare indietro, guardare avanti e continuare la vita per quella che è. Molte volte durante i pomeriggi in sede si sente spesso tra di loro la frase “bisogna vivere alla giornata, non sai mai quello che ti può capitare di qui a là”. Bisogna avere una grande forza di volontà per saper andare avanti. Carpe Diem.
www.fragile.ch
ticino@fragile.ch
conto donazioni: CP 65-53705-4



da sinistra Lele in sede a Biasca con il suo amico Enzo e suo fratello Andrea.



in pizzeria a Lostallo con i suoi amici.




durante il corso di ceramica all’atelier impronte di Pollegio con FRAGILE Ticino

con l’amico Pino
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“La presunzione è la nostra più grande nemica. Pensaci - ciò che ci indebolisce è il sentirci offesi dalle azioni o dalle malefatte dei nostri simili. Essere presuntuosi significa spendere gran parte della propria vita offesi da qualcosa o qualcuno.”

CARLOS CASTAÑEDA

 
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