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Cultura
martedì 26 giugno 2018.
UN MONDO DI SOLIDARIETA’ NASCOSTO CONFRATERNITE IN DUOMO A MILANO
di Teresio Bianchessi




Dell’evento: “XXV Cammino di fraternità – Confraternite Diocesi d’Italia” ne ho saputo per caso. Salutando gli amici liguri, prima del rientro, mi son sentito dire: “Domenica siamo anche noi a Milano, partecipiamo con i nostri crocefissi al raduno delle confraternite; messa alle dieci in Duomo”.
Potevo dire di no?
Eccomi quindi puntuale sul sagrato, in tempo per vedere le ultime confraternite, delle ben 220 partecipanti e provenienti da ogni regione, entrare in cattedrale con le loro colorate divise.
Noto che tutti i pellegrini hanno uno zainetto identificativo fornito dall’organizzazione al cui interno hanno trovato un santino ricordo, la spilla ufficiale del raduno, e dove possono, finita la cerimonia, riporre l’abito liturgico.
Tema del loro cammino: “I giovani, la Fede e il discernimento vocazionale nelle Confraternite d’Italia”, che sottintende ed evidenzia la crisi vocazionale di questi nostri tempi e il grande bisogno, della Chiesa, di operai per la messe.
Nei tre giorni di raduno non sono mancati momenti di preghiera, ma anche convegni all’Università Cattolica di Milano dove si è dibattuto delle confraternite, sia dal punto di vista storico, che artistico e devozionale, rimarcando, nell’occasione, il ruolo di San Carlo Borromeo che istituì, nel lontano quindicesimo secolo, le prime confraternite del SS. Sacramento.
Arrivano da lontano queste congregazioni e lo testimoniano in particolare due gonfaloni che riportano sui loro vessilli le date di costituzione: 1633 e 1697.




Il loro transito sulla piazza un poco inquieta, ma sono la memoria storica di adepti che, nel ‘600, secolo di carestie e pestilenze, scelsero il compito ingrato ma caritatevole, della sepoltura dei morti che, sovente, venivano abbandonati miseramente per strada.
Il loro lugubre saio nero, il loro cappuccio a coprire viso e soprattutto la bocca, credo fosse pensato e voluto a difesa dal rischio concreto di contagio ma anche e soprattutto per garantire l’anonimato in quel tremendo tempo di untori.
Lontani quei periodi bui, il passare dei secoli ha visto il proliferare delle confraternite e tutte le chiese, in tutti i paesi anche minuscoli e sperduti, hanno scelto di volta in volta il loro santo al quale affidarsi; al mio paese la scelta cadde su San Tarcisio e noi ragazzi divenimmo tutti “Tarcisiani” orgogliosi del nostro saio bianco e della preziosa mantella azzurra.
“Ad ogni santo la sua candela” recita il proverbio, ma pur nella diversità, le congregazioni sono generalmente accomunate dai servizi che svolgono e che prevedono oltre al culto e alla preghiera, anche la manutenzione ordinaria della chiesa e di ogni parte adiacente e pertinente, la promozione di eventi culturali sempre aderenti con la propria fede, il conforto ai confratelli, ai bisognosi, ai sofferenti, e sostegno alla comunità in caso di lutto o qualsiasi altro trauma personale o sociale.
Tutte queste opere sono meritevoli e sono prevalentemente svolte in silenzio, con assoluta riservatezza, discrezione, pacatamente ed è quasi eroico che queste realtà resistano ancora in questo nostro mondo distratto, egoista, sbrigativo; va dato loro grande merito.



In Duomo ho visto un’umanità che sta evaporando perché pochi, troppo pochi i capelli corvini presenti, mentre stendardi e croci erano prevalentemente nelle mani callose di anziani che procedevano con passi incerti e altri vessilli, erano sventolati orgogliosamente da anziane signore che ancora avevano il capo coperto dal velo nero.
Ma a loro ci si può aggrappare, lo sta facendo anche Papa Francesco che cerca, favorendo questi raduni, di rinvigorire un fuoco d’amore; crede infatti che sotto la cenere di questa società caotica e confusa, vessilli e crocefissi possano di nuova far divampare la gioia dei valori persi.



Evidenti i contenuti religiosi e morali del raduno, ma spettacolare anche il folclore e la sfilata finale attorno al Duomo.
Nutritissima la pattuglia dei liguri scesi con i loro storici e preziosi crocefissi, su taluni il Cristo crocefisso era nero.
A questo punto però, per godersi la sfilata, più che le mie parole, valgono le immagini.
Curiosate.
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“La presunzione è la nostra più grande nemica. Pensaci - ciò che ci indebolisce è il sentirci offesi dalle azioni o dalle malefatte dei nostri simili. Essere presuntuosi significa spendere gran parte della propria vita offesi da qualcosa o qualcuno.”

CARLOS CASTAÑEDA

 
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