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Cultura
venerdì 27 luglio 2018.
Grigioni: nuove zone a rischio zecche, aumento casi encefalite

(ats) Anche nei Grigioni le zone a rischio per la presenza di zecche si sono estese negli ultimi anni comprendendo anche aree ad altitudini più elevate. Nella cartina aggiornata dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) è evidente un nuovo punto rosso nella Surselva, che comprende Trun, Brigels e Sumvitg. Aumentano di conseguenza anche i casi di meningoencefalite trasmessi dalle zecche, come rilevano le statistiche dell’ospedale cantonale di Coira.

"Le zecche sono presenti in tutta la Svizzera sotto i 2000 metri - spiega la dottoressa Alexia Cusini, internista infettivologa dell’ospedale cantonale - mentre ad altitudini più elevate le condizioni meteorologiche e il freddo ne impediscono la presenza. Tuttavia negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature, le zone a rischio si sono estese, anche nei Grigioni". Conferma Daniel Koch, capo della divisione malattie trasmissibili dell’UFSP: "La zona rossa nel Bündner Oberland, nella Surselva, è relativamente nuova: sicuramente non era zona rossa fino a cinque anni fa".

Di conseguenza, pure i casi di encefalite da zecche, anche conosciuta come meningite o meningoencefalite primaverile-estiva, sono aumentati: "All’ospedale registriamo regolarmente casi di encefalite, con un forte incremento negli ultimi due anni - conferma Cusani - e anche quest’anno prevediamo di arrivare a 9-10". Dei 31 casi registrati nei sei anni tra il 2012 e il 2017, 18 (58%) si sono verificati tra il 2016 e il 2017. Si tratta di adulti tra 43 e 63 anni, prevalentemente di sesso maschile (25), come evidenziano dati statistici forniti dall’ospedale.

Il vaccino si è dimostrato un mezzo assolutamente efficace di prevenzione: "L’esperienza dell’Austria, dove la vaccinazione è più diffusa, ne dimostra l’efficacia, infatti i casi di encefalite sono diminuiti. Comunque - precisa la dottoressa - solo in un terzo delle persone infettate si arriva all’encefalite e solo l’1% è letale.".

"Il vaccino è consigliato dai 6 anni, anche perché nei bambini l’encefalite è meno frequente o comunque si manifesta in maniera meno pronunciata, nel senso che la reazione immunologica e il decorso sono meno gravi", aggiunge Cusini. Effettivamente, conferma anche Koch, i casi di encefalite registrati a livello nazionale nei bambini al di sotto dei sei anni sono di meno, tuttavia gli esperti stanno studiando la questione per capire se sia perché sono meno esposti a morsi di zecche o perché in effetti la reazione è più lieve.

"Attualmente le casse malattia - aggiunge Koch - sostengono i costi per il vaccino per chi vive nelle zone rosse, considerate a rischio, o per chi debba recarsi in tali zone. La questione se consigliare la vaccinazione in tutto il territorio nazionale è una discussione ancora aperta - precisa Koch in merito alle notizie diffuse ieri - la Commissione federale per le vaccinazioni sta valutando la situazione e solo in futuro fornirà all’UFSP indicazioni su come adattare al meglio il piano di vaccinazioni".

Solo una piccola parte delle zecche veicola però il virus della meningoencefalite. Molte di più trasmettono batteri che provocano la borreliosi (o malattia di Lyme), anch’essa in crescita. L’infezione, che può essere curata con antibiotici, di solito riguarda dalle 6000 alle 12’000 persone all’anno. Sino alla fine di giugno erano già state registrate 21’300 visite mediche per punture di zecche, che hanno provocato circa 6900 casi di borreliosi, la quale, a differenza dell’encefalite, è presente anche a sud delle Alpi.

Sintomi che dovrebbero allarmare e per cui recarsi in ospedale sono mal di testa e febbre per l’encefalite, spiega Cusani, mentre la borreliosi si manifesta più attraverso reazioni cutanee: se si nota una macchia rossa intorno al morso e in mezzo un’area bianca è bene rivolgersi al medico.

Il problema spesso, continua ancora Cusani, è accorgersi del morso di zecca, perché "con il morso le zecche iniettano una specie di anestetico che immunizza dal dolore, per cui si può affermare che solo la metà delle persone effettivamente infettate se ne accorge. I casi di encefalite registrati sono quindi inferiori a quelli reali".

Un errore da non fare togliendo la zecca è schiacciarla con la pinzetta, raccomanda infine la dottoressa, perché quello che la zecca ha nel corpo può finire sottopelle. Non bisogna inoltre usare olio per staccarla perché può far rigurgitare l’animaletto sortendo lo stesso effetto. Si può invece usare alcol per disinfettare.

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PAOLO BORSELLINO

 
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