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Regionale
mercoledì 1 agosto 2018.
Un Cher per Rorè, una volta concluso il suo compito, sarà sempre pronto a rinascere
di Gionata Pieracci

Nella primavera del 1982 la Cooperativa Nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive (CISRA) annunciava di aver scelto il ventre di una montagna dell’alto Moesano (Piz Pian Grand) come uno dei tre depositi per sigillare le barre di grafite radioattiva provenienti dalle centrali atomiche elvetiche. In quell’occasione una mobilitazione popolare nata dal basso rese la vita difficile al Governo Federale tramite manifestazioni, assemblee e petizioni. Dapprima i comuni toccati (Mesocco e Rossa) e nel 1983 anche tutti i sindaci del Moesano fecero pressione sul governo retico, che si opporrà ai sondaggi in alta montagna voluti da Berna. Nell’autunno di quell’anno persino le elezioni federali si trasformano in un’occasione di protesta: l’82 percento della popolazione del Moesano vota in bianco; a Mesocco, in segno di sfiducia, addirittura il 95 percento. Passato più di un ventennio, nel 2007 la CISRA ha riaccarezzato l’idea del Piz Pian Grand, ma se negli anni ’80 la mobilitazione è stata pionieristica, oggi la coscienza dei cittadini in materia ambientale è tale da rendere il tutto semplicemente improponibile.

Attualmente una situazione per certi versi analoga caratterizza Roveredo: un potere forte esterno cerca di insediarsi nel suo territorio senza che esista una reale necessità. Privatizzare il Centro e costruire uno sproporzionato numero di alloggi significa privare la comunità di molti suoi terreni pubblici, che costituiscono la base della sua forza e delle sue generazioni future. Se Alfred Müller costruisse un centro sportivo con piscina coperta e scoperta, un autosilo con piazza soprastante, una casa anziani e altre strutture per servizi utilizzando tecnologie pulite d’avanguardia e pagando il terreno il suo giusto prezzo, allora le cose sarebbero molto diverse! Le multinazionali si adattano alla coscienza delle persone, lo fanno per denaro, ma se si orientano verso modelli virtuosi possono essere d’aiuto in questi tempi di collasso ambientale.
Nelle ultime afose settimane i volontari di Un Cher per Rorè hanno raccolto le firme necessarie per dare al popolo l’ultima parola sulla “vendita” del centro paese al colosso immobiliare di Zugo. Manca poco al voto referendario e alcuni Roveredani manifestano un senso di smarrimento e di incertezza, perché il Movimento non è un partito politico, ma piuttosto una specie di osservatore critico. Come tale, incarna uno spirito analitico, che manca oggi nel legislativo e nell’esecutivo comunale, così come mancava al Governo Retico negli anni delle scorie radioattive. Questi compaesani temono ora che un’ipotetica vincita del referendum possa tradursi in un vuoto politico. Da mesi stiamo invitando i partiti politici a schierarsi nettamente in merito al cantiere roveredano del secolo, cosicché i petizionisti e gli oppositori al progetto Müller sappiano quali candidati appoggiare nelle elezioni comunali di novembre.
Il nostro scopo è stato quello di analizzare il progetto Müller, di suggerire una possibile visione alternativa e di permettere al popolo di avere l’ultima parola. Vada come vada, il Cher per Rorè rimarrà sempre vigile e se necessario si riattiverà, prefiggendosi nuovi obiettivi, lottando affinché i politici svolgano il loro mandato popolare di coinvolgere adeguatamente i cittadini su questioni di estrema importanza. La nostra speranza è che a Roveredo si ritorni ad una politica più sana e variegata, ma se necessario di fronte alle nuove autorità politiche il Cher ricomincerà a pulsare tumultuoso, perché una corretta e completa informazione ai cittadini è alla base di una democrazia realmente funzionante.
Gionata Pieracci

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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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