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Fuori regione
lunedì 6 agosto 2018.
Ju 52: è ancora buio completo sulle cause dello schianto

(ats) A due giorni dalla sciagura aerea avvenuta sul Piz Segnas e costata la vita a 20 persone non emergono ancora indicazioni riguardo alle possibili cause: stando agli esperti il velivolo, per quanto anziano, era da considerare sicuro e le testimonianze non fanno pensare a un problema tecnico. I lavori di recupero dei rottami e delle vittime dureranno almeno sino a domani sera.

I velivoli come lo Ju 52 precipitato sabato presentano rischi diversi da quelli normali, ma non più elevati, spiega Ronan Hubert, specialista di incidenti aerei che gestisce il sito internet BAAA, una banca dati sull’argomento, ai microfoni dalla radio RTS. Come in altri ambiti, "non è perché si è vecchi che si è in cattiva salute", sintetizza l’esperto.

Riguardo all’influsso della canicola, l’esperto sottolinea che "il velivolo volava a 2500 metri e non è veramente caldo a quella altitudine, anche considerando che le temperature sono più elevate del solito".

Della stessa opinione è anche Hansjörg Egger, specialista d’aviazione: il fatto che con le elevate temperature l’aria sia meno portante e i motori abbiano meno potenza può essere a volte sottovalutato da piloti amatoriali, ma sicuramente non da equipaggi esperti come quelli dello Ju 52 precipitato nei Grigioni.

Secondo Egger tutto fa pensare che il velivolo della Ju-Air schiantatosi sul Piz Segnas sia andato in stallo. Questo può succedere quando la velocità è troppo bassa, per esempio durante una curva stretta. In montagna lo Ju 52 vola a quote basse rispetto al suolo: in caso di stallo non rimane più il tempo necessario per riprendere il controllo dell’apparecchio.

Ancora tutti da determinare sono però i motivi che hanno portato allo stallo. Il fatto che i piloti non abbiano segnalato alcuna situazione d’emergenza fa ritenere che tutto si sia svolto in modo brusco e rapido, spiega Egger. In caso di problemi ai motori piloti esperti come loro avrebbero sicuramente annunciato per radio il problema e avrebbero provato ad atterrare con il velivolo in una zona relativa piatta. "Lo Ju 52 è in grado di volare per un certo tratto come un aliante se tutti e tre i motori sono fuori uso".

Anche Egger ritiene che l’anzianità dell’aero precipitato - costruito nel 1939, aveva 79 anni - non rappresentava di per sé un rischio. "Lo Ju 52 è probabilmente l’aereo più coccolato del mondo, il personale fa la manutenzione con amore e cura estremi".

Sepp Moser, noto giornalista aeronautico e pilota, si spinge ancora più in là e descrive il modello di Junkers come "indistruttibile". A suo avviso si può inoltre ragionevolmente presumere che gli aeromobili utilizzati in Svizzera siano sicuri: l’Ufficio federale dell’aviazione civile controlla regolarmente che siano soddisfatti tutti i requisiti per un esercizio corretto.

L’inchiesta - spiega Moser all’agenzia di stampa Keystone-Ats - seguirà ora la procedura standard fissata dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (OACI). Dapprima tutto - resti umani e parti dei rottami - viene registrato e fotografato, prima di essere trasportato via. "Solo in seguito si può cominciare a chiedersi per esempio perché un certo pezzo di metallo è deformato in un determinato modo".

Il fatto che lo Ju 52 non avesse una scatola nera o altri dispositivi di registrazione dei dati rende l’indagine più difficile, ma non impossibile. "Anche quando c’è una rapina in una gioielleria non c’è una scatola nera", osserva Moser. Come in un’inchiesta criminale, è richiesto un lavoro da detective.

Gli investigatori potranno anche trarre conclusioni dai rottami, dalle autopsie dei cadaveri delle 20 persone morte, dai racconti dei testimoni oculari e da altri documenti relativi allo stato di salute dei piloti e alla manutenzione del velivolo.

Una delle testimonianze è stata fornita oggi a Radio Südostschweiz da Rainer Feldner, responsabile della capanna alpina situata sul Segnespass, valico a 2625 metri vicino al Piz Segnas. Poco prima di precipitare, lo Ju 52 ha effettuato una curva a sinistra, l’ha completata ed è poi "venuto giù come un sasso", racconta. Prima di allora "tutto era assolutamente normale, il rumore dei motori era abituale, come sempre quando passava l’aereo; non abbiamo notato nulla che facesse pensare a un problema tecnico".

Al momento dell’incidente una famiglia che era ospite del rifugio e che aveva effettuato un’escursione si è trovata a circa 150-200 metri dal punto di impatto. I suoi membri sono stati aiutati psicologicamente prima da un medico della Rega e poi dal care team grigionese.

Dagli inquirenti non filtra nessuna novità. La procura federale, che conduce le indagini in collaborazione con il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI) e le autorità cantonali, fa solo sapere che le operazioni di recupero dureranno almeno fino a domani sera.

L’associazione Ju-Air, che organizzava i voli panoramici con gli Ju 52 radiati nel 1981 dall’aeronautica militare, ha come già annunciato ieri sospeso i voli: è stata una decisione presa in autonomia dalla stessa organizzazione, precisa l’Ufficio federale dell’aviazione civile.

Intanto il Governo grigionese ha avuto parole per i familiari delle vittime. In un comunicato odierno l’esecutivo "esprime il suo turbamento e la sua grande tristezza e manifesta ai familiari degli occupanti deceduti il proprio profondo cordoglio, augurando loro di trovare la forza per affrontare questo momento difficile". Il Governo ringrazia anche tutte le persone che hanno partecipato all’intervento sul posto. L’incidente ha rappresentato una situazione molto gravosa pure per loro, sottolineano i consiglieri di stato.

Tenendo conto dell’emozione suscitata dalla tragedia è stata annullata la festa che avrebbe dovuto tenersi mercoledì per commemorare i dieci anni dell’inserimento dell’arena tettonica Sardona nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Il punto in cui è avvenuto l’impatto - a 2540 metri sulla pendice occidentale del Piz Segnas, sopra Flims (GR) - si trova proprio in questa area geologicamente pregiata.

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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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