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Regionale
sabato 1 settembre 2018.
Referendum sulla ricucitura del centro di Roveredo: quando si perde il treno neanche affrettarsi può servire!
di Gianpiero Raveglia

Ho letto con interesse l’articolo dell’esponente liberale di Roveredo Auro Lunghi, neo deputato supplente al Gran Consiglio, intitolato “Una decisione affrettata”, che rappresenta una voce nuova e inedita sul fronte dei contrari al progetto di ricucitura “Roveredo Viva”, progetto che entra ora nella fase calda della votazione sul referendum contro la vendita dei terreni all’investitore Alfred Müller AG.
Rispetto ai contributi cui ci hanno abituati gli esponenti del gruppo “Un Chèr per Rorè”, l’articolo di Auro Lunghi rappresenta un progresso significativo e apprezzabile.

Altamente apprezzabile è pure l’impegno di Auro Lunghi di “rielaborazione critica di tutte le informazione raccolte” da lui assunto nelle ultime settimane, che gli ha permesso di discernere il buono e il cattivo sui due fronti opposti. Interessante è pure il fatto che, pur nei “sentimenti contrastanti” che il progetto “Roveredo Viva” gli ha suscitato sin dall’inizio, egli abbia riconosciuto e continui a riconoscere la validità di questo progetto, poiché si inserisce bene nel contesto del costruito adiacente e poiché garantisce una esecuzione celere e una “uniformità architettonica” al comparto della ricucitura.
E ciò a giusta ragione.
Non condivido invece i motivi di scetticismo espressi da Auro Lunghi contro il progetto “Roveredo Viva” (dimensione eccessiva dell’edificazione; fruibilità parzialmente pregiudicata della prevista Piazza al Sant, siccome percorsa dalla strada di quartiere seppure a velocità limitata).
Auro Lunghi crede che il progetto “Roveredo Viva” sia perfettibile e propone quindi delle possibili soluzioni, come la rinuncia completa all’edificazione del comparto B3 (confinante a est con il previsto Parco ai Mondan) e la rinuncia parziale all’edificazione del comparto B1 (a ovest della prevista Piazza al Sant). Per Lunghi l’unione del comparto B3 e dell’area prevista per il Parco ai Mondan rappresenterebbe la giusta premessa per edificare il futuro Centro sportivo regionale.
Queste idee, apparentemente accattivanti, si scontrano però con varie difficoltà di realizzazione e con incongruenze concettuali.
In primo luogo, si dimentica di dire che il progetto “Roveredo Viva” nel comparto B3 ha già operato una ottimizzazione esecutiva rispetto a quanto prevedeva il masterplan del 2010-2012, integrato nella pianificazione locale approvata dai votanti il 1° giugno 2014, poiché parte dell’indice di sfruttamento di questo comparto è stato spostato sul comparto centrale B2, permettendo quindi di creare un parco supplementare attorno alla prevista costruzione con gli appartamenti per gli anziani, parco che si ricollega con il previsto Parco ai Mondan.
In secondo luogo, la rinuncia all’edificazione parziale (comparto B1) e completa (comparto B3) romperebbe l’unita concettuale del progetto “Roveredo Viva” (non va dimenticato, concepito anche grazie alla consulenza di un urbanista di fama), che prevede, a livello orizzontale, una suddivisione funzionale tra i tre comparti: comparto B1 a contenuto prevalentemente commerciale (futuro supermercato), comparto B2 a contenuto abitativo (sui tre piani superiori) e commerciale/pubblico a piano terra, comparto B3 con gli appartamenti per anziani e il relativo parco. Per la vita sociale della comunità roveredana è importante che i supermercati alimentari restino in centro paese, ben sapendo che c’è già chi ha proposto di spostare il supermercato esistente nella zona dello svincolo nord di Roveredo (richiesta a cui il Municipio giustamente si è opposto).
In terzo luogo, l’idea di inserire un vero e proprio Centro sportivo regionale nel previsto Parco ai Mondan, pur esteso, appare del tutto irrealistica e irrealizzabile. Un centro sportivo di questa portata difficilmente è realizzato in un comparto centrale di un paese o di una città. Anche se il Parco ai Mondan non fa parte dell’area interessata dal progetto “Roveredo Viva”, ed è quindi un cantiere totalmente aperto, che potrà essere il futuro campo di battaglia (nel senso buono del termine) per dare un contenuto preciso e definitivo all’area, il parco (già per definizione) dovrebbe ragionevolmente svolgere una funzione di area di svago “urbano”, sfruttando la sua vicinanza con la riva del fiume Moesa che nella zona riceve le acque della Traversagna, per esempio creando un’area giochi per i bambini, un’area di svago per gli adolescenti (per esempio il tanto atteso centro giovanile, una pista per skate, ecc.), un’area per manifestazioni all’aperto estive, delle panchine per chi vuole semplicemente fermarsi per riposarsi e contemplare la natura che circonda tutto il paese. Non va infine dimenticato che un centro sportivo regionale deve necessariamente coinvolgere la Regione o perlomeno gli altri comuni della Regione e nelle discussioni finora fatte mai si è ventilata una soluzione di questo tipo.
Infine, le preoccupazioni di Lunghi circa la fruibilità della prevista Piazza al Sant sono a mio avviso ingiustificate. È vero che la piazza sarà attraversata dalla futura strada di quartiere, ma non va dimenticato che una piazza urbana, per definizione, è sempre la congiunzione di più strade, siano esse pedonali/ciclabili o carrozzabili. Per rendere vivibile una piazza (che nel caso concreto ha una superficie già importante di circa 3000 mq, pari alla Piazza Riforma a Lugano) importante è che essa non sia occupata da posteggi, come avviene spesso per molte piazze. Questo obiettivo è realizzato con l’edificazione del posteggio sotterraneo, privato e pubblico, realizzato a spese dell’investitore. Inoltre, la piazza non deve essere eccessivamente grande: le piazze immense non sono vivibili, ma servono solo per le parate militari e per le parate di regime. Il traffico automobilistico di attraversamento della piazza sarà limitato a una velocità di 20 km/h (30 km/h fuori dalle piazze) ed esso sarà molto più ridotto rispetto a quello attuale, poiché l’accesso al paese sarà garantito da tre ponti sopra la Moesa che permetteranno uno smaltimento ideale dei flussi di traffico. Non va infine dimenticato che la Piazza al Sant e la più piccola Piazza Malcanton (di circa 1000 mq) fanno parte di un insieme di spazi pubblici legati al comparto centrale B2, nel quale almeno il 40 % della superficie totale di 4903 mq dovrà essere di fruibilità pubblica (punto vincolante messo nel contratto di compravendita dei terreni). L’insieme del comparto B2, e non solo la Piazza al Sant, sarà quindi un unico spazio pubblico continuo prevalentemente pedonale/ciclabile, con due piazze principali (Piazza al Sant e Piazza Malcanton) e piazzette, aree con portici e vie e viuzze interne di carattere pedonale tra i vari edifici del comparto.
Da questo punto di vista il progetto “Roveredo Viva” non fa altro che riprodurre in una forma più moderna quanto già esiste nel contiguo quartiere tradizionale di Piazzetta, purtroppo in questi ultimi decenni deturpato da interventi edilizi non sempre confacenti. Il carattere di centro del quartiere di Piazzetta verrà quindi ampliato e migliorato, ed adeguato all’aumento demografico del paese avvenuto soprattutto negli ultimi quindici anni (con un aumento da circa 2000 a circa 2500 abitanti).
Il fatto che sia prevista la costruzione di 13 edifici non deve spaventare (era ciò che proponeva in sostanza anche il progetto Implenia). L’alternativa sarebbe stata quella di costruire per esempio 4 edifici di dimensioni molto maggiori (come proponeva il progetto dell’arch. Arnaboldi), completamente fuori scala rispetto al nucleo tradizionale di Piazzetta (che già oggi è edificato con palazzi di tre piani e piano terra, come il palazzo Tenchio di “Tra l’altro un tè”, la casa Moesa e il Palazzo Raiffeisen, come prevede il progetto “Roveredo Viva”). Non dimentichiamo inoltre che in discussione è la ricucitura del centro paese (un centro urbano, per definizione edificato): una enorme piazza vuota non crea vita!
Se Auro Lunghi spiega il perché ha firmato senza indugio il referendum indetto dal “Movimento culturale ed apartitico” Un Cher per Roré, lo stesso non spiega come pensa di realizzare il suo intento di miglioramento del progetto di ricucitura, quale futuro pretendente delle cariche pubbliche roveredane. Tanto più che il movimento “Un Cher per Rorè”, che ha condotto la campagna referendaria, propone delle soluzioni totalmente opposte a quelle di Lunghi. Il comparto B2 (con l’area prevista per la Piazza al Sant e la Piazza Malcanton), dovrà diventare, secondo l’intento del movimento, una immensa piazza pubblica di circa 8000 mq, probabilmente più ampia di Piazza Grande, mentre il previsto Parco ai Mondan (con il comparto B3) dovrà diventare un’area edificabile (addio Centro sportivo regionale!).
Spero che Auro Lunghi nell’ambito dei referendisti non rappresenti la parte minoritaria, poiché altrimenti la sua scelta referendaria pecca di una ingenua mancanza di realismo politico, di fronte a un movimento, ricordiamo “culturale e apartitico”, che con la riuscita del referendum ha dichiarato pubblicamente che ha esaurito il suo compito (a meno che si apra un altro caso Piz Pian Grand).
In definitiva, gli oppositori al progetto “Roveredo Viva” non sono in grado di proporre una alternativa credibile, coerente e realistica, che tenga in giusta considerazione l’interesse pubblico e il ruolo guida che dovrà assumere Roveredo a livello regionale. Aspetti che sono invece chiaramente riscontrabili nel progetto “Roveredo Viva” (rimando a questo proposito alla mia analisi sui “non luoghi” apparsa nei “Quaderni grigionitaliani”, QGI 1/2017, p. 42-46).
Infine, non è parimenti condivisibile la critica fatta da Auro Lunghi, a livello procedurale, circa la scelta, ritenuta affrettata, del Municipio e del Consiglio comunale (con voto unanime!) di approvare la vendita dei terreni all’investitore Alfred Müller AG prima che sia allestito e approvato il piano d’area definitivo e il progetto esecutivo dell’edificazione prevista nei tre comparti B1, B2 e B3.
La premessa che fa Lunghi è che il progetto “Roveredo Viva” necessiti di miglioramenti. Personalmente non sono per nulla convinto di questa necessità, come ho cercato di brevemente illustrare in precedenza (si veda il mio articolo nei QGI).
Se il gruppo di lavoro sulla scelta dell’investitore ha potuto raccomandare che la vendita del terreno fosse subordinata all’approvazione definitiva del piano d’area, la situazione attualmente si è modificata per almeno due motivi. Da una parte, il progetto di massima “Roveredo Viva” raccomandato dal gruppo di lavoro e scelto dal Municipio è ora conosciuto e definisce bene i vari contenuti; il piano d’area di competenza del Comune è in avanzato stato di allestimento e l’autorità cantonale competente ha già fatto capire che esso potrà essere approvato con le eventuali modifiche di dettaglio che si rendessero necessarie. La procedura di allestimento è seguita dal pianificatore comunale, dal giurista del Comune, dalla Commissione edilizia e dal Municipio che hanno la capacità tecniche ed operative per intervenire dove è necessario. D’altra parte, il contratto di compravendita sottoposto ad approvazione popolare (a seguito del referendum) definisce in maniera precisa e vincolante i punti importanti che interessano il Comune (vedi Messaggio N. 74/2015-2018 del Municipio al CC del 28.6.2018).
Ritenuto che non si poteva ragionevolmente pretendere che l’investitore allestisse dei piani esecutivi di dettaglio, che implicano un investimento di diversi milioni, senza avere la certezza di poter realizzare il progetto a seguito dell’acquisto dei terreni, giustamente nell’accordo di collaborazione del 10 novembre 2017 il Comune (tramite il Municipio) e la ditta Alfred Müller hanno stabilito le tappe da seguire. Se è vero che l’autorizzazione alla vendita dei terreni va autorizzata (dal CC e, su referendum, dal Popolo) prima dell’approvazione del piano d’area definitivo, l’accordo prevede comunque che il contratto di compravendita definitivo sarà firmato, nella fase 3, solo dopo questa approvazione (vedi accordo citato, punto 4.2).
Il piano d’area, che sarà esposto pubblicamente, potrà inoltre fare oggetto di eventuali ricorsi all’autorità superiore, via che è sicuramente preferibile rispetto al giudizio popolare (a giusta ragione non previsto) che difficilmente potrebbe esprimersi in cognizione di causa su questioni prettamente tecniche.
Infine, il progetto edilizio definitivo dovrà comunque essere approvato dall’Autorità edilizia comunale, che potrà correggere eventuali questioni di dettaglio.
In definitiva, al contributo di Auro Lunghi, che a mio avviso non dà delle risposte soddisfacenti e soprattutto politicamente realistiche alla questione posta, riconosco l’onestà intellettuale. L’onestà intellettuale per un buon politico è una ottima cosa, ma per essere efficace essa deve essere condita da un sano realismo politico.
Non commettiamo pertanto l’errore di buttare alle ortiche un bel progetto, ben congeniato in tutti i suoi aspetti, con il rischio in futuro di doverci confrontare con ulteriori inutili scontri tra fazioni e con incombenti appetiti speculativi.
Raccomando quindi vivamente alla popolazione di Roveredo di porre un convinto SÌ nell’urna.
Una occasione così ghiotta non si presenterà facilmente nel prossimi anni per il Comune di Roveredo. Il rischio grande è di perdere ancora una volta il treno.

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Presentazione Felix Guenther
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Ricucitura Raveglia
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Togni-Gobbi 2014
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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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