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Regionale
martedì 4 settembre 2018.
Sì o no?
di Renata Rigassi

Sì o no?
Le soluzioni proposte sia da una parte che dall’altra, per la ricucitura di Rorè non mi hanno convinto fino in fondo. Apprezzo le argomentazioni di Gianpiero Raveglia, ma secondo me il progetto Müller non dà garanzie di poter ancora dire la nostra, malgrado il diritto di ricorso al momento delle pubblicazioni delle singole domande di costruzione.

Mi spaventa pure il fatto di dover dare in mano ad un solo privato un’area così grande, tanto per non più litigare in seguito. Sa un po’ da “leviamoci questo fastidio”. Preferirei che permanessero discussioni a volte aspre a volte interminabili ma che si trovino man mano soluzioni a misura di paese. Sono d’accordo che sia necessaria una visione d’insieme sia degli aspetti urbanistici che architettonici e sociali. Per questo avevo votato sì alla Pianificazione Locale, non ancora però al progetto Müller. Durante la serata di presentazione si diceva che la popolazione avrebbe ancora potuto dire la propria, pure l’architetto Gazzaniga si diceva disponibile per discutere. Non c’è mai stata questa possibilità. Altre perplessità: La Müller lascia l’usufrutto al pubblico, e ci mancherebbe che impedisse l’entrata ai commerci, l’usufrutto comporta però spese per la manutenzione, lo sgombero neve e così via che rimarrebbero comunque al Comune. Per l’autosilo non vedo difficoltà a che sia costruito dal Comune e che lo stesso ne incassi gli affitti dei posteggi. Privati costruiscono questi sili e se li tengono stretti, segno che rendono. Un centro sportivo in centro paese invece non la riterrei una soluzione adeguata. Piuttosto una struttura moderna sostenibile in tutti i sensi, ma regionale, su un’area che non porti traffico intenso vicino ad un centro paese. Questo elemento va discusso ed elaborato a livello regionale e non lo si dovrebbe mescolare con la ricucitura. I politici dovranno giocoforza imparare finalmente a cercare soluzioni superando campanilismi. E dico cercare vuol dire discutere anche animatamente, può pure essere un processo laborioso e difficile ma è occasione per imparare a parlarsi e ad ascoltarsi tra avversari politici, prima di partire in quarta con decisioni già prese. La scelta della palazzina per le persone anziane autosufficienti con attorno spazi verdi è da lodare, magari pure con spazi d’incontro, panchine, giochi, e con gli ormai “famosi” giochi d’acqua. Ma la può prevedere il Comune, anche perché sono strutture che portano vantaggi, infatti la loro costruzione è co-finanziata da assicurazioni sociali e da enti pubblici. Di esempi in tal senso non mancano. Ed allora cosa votare? Vorrei votare sì perché il progetto è razionale, funzionale, economicamente vantaggioso, ma ahimè soprattutto per la ditta privata. Vorrei votare sì anche per le persone del paese, che ci hanno creduto e che per giungere lì, ci hanno messo l’anima, hanno passato notti insonni, per ora rischiare di buttare alle ortiche tutta la fatica. Credo nella buona fede di molti di loro. Vorrei votare sì per non dovermi più preoccupare del futuro del paese. Vorrei invece votare no perché il progetto Müller è troppo vincolante, pur contenendo aspetti interessanti, impedisce a Roveredo di portare avanti proprie idee, propri interessi anche contrastanti. Vorrei votare no anche perché questa è un’occasione perché si formi una consapevolezza politica migliore in giovani leve che hanno voglia di occuparsi del bene del paese. Ciò sarebbe più difficile se il progetto passasse, in tal caso si troverebbero semplicemente a gestire decisioni prese da chi li precede. Ho solo espresso qualche idea. Il mio voto ora è un convinto no, mi avete aiutato tutti a formarlo e questi anni non sono stati inutili per nessuno, sia che passi sia che non passi. Mi sono ricordata di un viaggio in Sicilia e più precisamente a Gibellina, dove un terremoto aveva distrutto il paese, al suo posto è stata costruita “Gibellina Nuova” un centro artificiale, razionale, freddo, dove architetti ed artisti si sono sbizzarriti. Non c’era nessuno su quelle immense piazze e pochi frettolosi si aggiravano per le vie. Una piazza quella di Gibellina sì adatta agli eventi artistici di richiamo, ma poco vissuta e poco utilizzata, ecco anche questo non vorrei.

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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