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Regionale
mercoledì 5 settembre 2018.
Non è tutto oro ciò che luccica
di Fausto "Tato" Cattaneo

Appello ai roveredani dell’ex commissario Fausto “Tato” Cattaneo

Un Cher per Rorè. Un Cher per Rorè mi fa pensare a tante cose. Soprattutto la memoria corre a ritroso fino al tempo in cui Rorè era veramente un bel paese. Io ricordo con molto piacere e nel contempo con immensa tristezza lo sferragliare della BM, la Bellinzona - Mesocco. Ricordo il bel piazzale, quello della stazione con i simboli di Rorè -le piante di rovere- e le panchine dove incontravo la mia amichetta di allora. Ricordo tutte queste cose perché quei tempi sono stati meravigliosi. Poi pian piano è subentrato lo sfacelo. Rorè ha cambiato fisionomia, volto, pelle e quant’altro ancora, vittima di speculazioni politiche, a cominciare proprio dalla soppressione della BM. Io mi chiedo: un politico perché non vede il futuro? Oggi e da decenni si parla di trasferire il traffico merci dalla gomma alla ferrovia. In Mesolcina si è fatto esattamente il contrario. Hanno trasferito tutto dai binari alla strada, intasando i nostri borghi ed inquinando la nostra bella valle. La lungimiranza politica lascia dunque il tempo che trova.
Poi si è pure riusciti ad ottenere un unicum a livello planetario. Io per lavoro ho girato il mondo intero e non ho mai visto un paese letteralmente spaccato in due, come fu Berlino con il suo muro, per far passare l’autostrada. Anzi mi correggo, una specie di autostrada perché un’autostrada nel vero senso dell’espressione non è mai stata. Hanno così devastato il territorio, soffocandolo con tonnellate di cemento armato e asfalto. Un paese sfigurato. E anche in questo caso non sono mancate le speculazioni sulle espropriazioni dei terreni. In diversi hanno fatto cospicui guadagni. Quanti milioni è costata quella specie di autostrada che ha squartato in due il nostro borgo come un maiale quando si fa la mazza? Decine e decine di milioni gettati fuori dalla finestra.

A distanza di molti anni qualcuno ha poi avuto l’idea di fare una galleria che da San Vittore si sviluppa sotto San Fedele. Ebbene io ricordo che il mio povero papà già ai tempi si lamentava e diceva: “ma perché non fanno una galleria?”. Non era certo una grande impresa considerando che il San Gottardo fu forato la prima volta alla fine dell’800 e che scavare un tunnel di 3 chilometri sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ma sono di nuovo prevalse le speculazioni, tartassando, sfigurando, il nostro paese. Fatta la galleria, altri milioni da spendere per eliminare questo vergognoso muro. E ora cosa vogliono fare i politici? Eliminare cemento per metterne dell’altro. Si vorrebbe trasformare un borgo in una city. Assurdo. Assurdo riempire lo spazio lasciato libero dall’autostrada con tredici palazzine e più di cento appartamenti e negozi. Io da esperto criminalista mi dico che i conti non tornano. In Ticino si parla di più di 4mila appartamenti sfitti. Ora, io ho sempre considerato il Moesano parte integrante del Ticino. C’è solo un confine geografico. Si parla la stessa lingua, abbiamo la stessa cultura, si va a lavorare a Bellinzona e Coira se ne lava le mani. Quindi mi chiedo chi, dal Ticino o da altre parti del paese, verrà ad abitare a Roveredo? In un luogo dove il sole manca per quattro mesi l’anno? La mia convinzione è che dietro a questo grande business ci sia l’ennesima grande speculazione. E mi fermo qui per evitare denunce.

Ho seguito con il mio cher -un cuore duramente provato dalla malattia ma sempre indomito- il movimento Un Cher per Rorè. Ebbene condivido pienamente le ragioni che spingono il gruppo ad opporsi con coraggio alla vendita del suolo pubblico. Cittadini, prossimamente sarete chiamati ad esprimervi proprio sul futuro di Roveredo e questo solo grazie al movimento Un Cher per Rorè. Sostenetelo e state lontani dalle facili promesse demagogiche che vi fanno vedere oro ciò che in realtà è ottone e per giunta di scarsa qualità. Promesse demagogiche che sono semplicemente la degenerazione della democrazia. Roveredo non si (s)vende!

Fausto “Tato” Cattaneo

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“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

Lorenzo Milani

 
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