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Regionale
mercoledì 12 settembre 2018.
Prima del tunnel a Roveredo come si stava?

Pubblico oggi alcune considerazioni in merito a una domanda che Lì Mo ha postato in Facebook: “prima del tunnel come si stava?”. Ebbene, vi sorprenderò, ma oggi ringrazio coloro che presero quella sciagurata decisione, ovvero di far transitare la A13 (e prima ancora la ferrovia) nel bel mezzo del paese. Non certo per i disagi che abbiamo dovuto sopportare, non certo per tutti i problemi che ne sono conseguiti ma, ripeto, oggi ringrazio chi prese quella decisione scriteriata oltre 50 anni fa.

Se oggi Roveredo ha la possibilità di ridisegnare il proprio assetto urbano e condizionare favorevolmente il tessuto sociale, è solo grazie all’opportunità derivante dallo smantellamento del vecchio sedime autostradale.
Altre realtà a noi vicine hanno subìto, e subiscono, impotenti, all’espansione delle periferie cittadine. Hanno dovuto -e devono- cercare compromessi praticamente mai risolutivi per tentare di arginare l’invasione del traffico all’interno delle proprie viuzze di paese. Hanno dovuto -e devono- investire milioni e milioni in infrastrutture pubbliche, diventando di fatto anonime periferie. Si assiste così al proliferare di casermoni-dormitorio, e alla progressiva rinuncia alla propria entità.
Ringrazio dunque gli speculatori e i politici miopi che 50 anni fa decisero di realizzare la maledetta autostrada in centro paese perché, hanno paradossalmente contribuito alla salvaguardia del territorio, impedendo di edificare nel cuore di Roveredo.
Ebbene, oggi Rorè ha la straordinaria opportunità di poter ridisegnare buona parte della rete viaria; ha il privilegio di tornare protagonista del proprio destino.
Come? Evitando di scaraventare in centro paese e in pieno boom edilizio, migliaia di metri cubi di cemento e asfalto. La decisione di votare NO è ancora più importante perché farà in modo di calmierare il mercato in estremo fermento. Questo eviterà -almeno temporaneamente e a livello locale- lo scoppio di una bolla immobiliare. Che i privati costruiscano è inevitabile, ma che a fomentare il mercato edilizio sia lo stesso Comune è grottesco. Ecco perché il 23 settembre voterò NO alla s-vendita del terreno pubblico in centro paese.
Evidentemente, per un colosso immobiliare, avere degli sfitti decennali importa poco ma per i cittadini e per gli imprenditori locali importa eccome! La cosa dovrebbe preoccupare in primis -ma così non pare- i nostri politici. Perché avere un Paese fantasma, con migliaia di metri quadri sfitti, non giova a nessuno. Vi ricordate il "palazzo dei Puffi" in zona Piazza? Per oltre 20 anni la superficie commerciale al piano terreno è rimasta desolatamente vuota. Oggi la superficie, dato che non è stato possibile altrimenti, è stata convertita ad altre funzioni. Come possiamo allora, solo pensare di occupare oltre 2mila metri quadrati - pari a dieci campi da tennis- di superficie commerciale? Sarò felice di sbagliarmi (nel caso vincano i sostenitori della vendita della nostra terra), ma io preferisco approfondire i temi e sviscerare i problemi piuttosto che, come affermato dal sindaco (intervista RSI) rischiare “e poi si vedrà”. Non si può fare! Soprattutto quando si parla di denaro pubblico! Se ci si vuole per assurdo assumere il rischio, questo deve essere perlomeno calcolato. Non ci si può affidare completamente alla dea bendata. Roveredo può decidere di giocarsi irrimediabilmente tutto in fretta e furia, oppure... essere artefice del proprio destino. Si può fare, ma solo realizzando progetti alternativi e più a misura d’uomo, nel pieno rispetto degli accordi sottoscritti con i nostri partner pubblici. Confederazione e Cantone che verseranno oltre 6.5milioni di franchi nelle casse comunali per realizzare quelle opere necessarie e al servizio dei cittadini.

ARIS Tognola

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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