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Regionale
mercoledì 12 settembre 2018.
Ricucitura Roveredo: un’opportunità e una visione diversa
di Daniele Togni

Lo so, il tema ha già fatto parlare tanto, forse troppo; ritengo comunque opportuno spendere due parole su questo argomento che comunque, al di la delle opinioni personali, riveste per la nostra comunità una grande importanza.

Mi permetto di farlo perché la storia della ricucitura ritengo di conoscerla abbastanza bene ed in modo approfondito; da otto anni presiedo la Commissione della pianificazione di Roveredo e dal 2011 faccio parte, sempre come presidente, della commissione Roveredo 2020 e poi del gruppo PARR 2 (il gruppo congiunto Confederazione-Cantone-Comune che si è occupato della ricucitura); ho seguito la procedura di selezione dell’investitore come membro del gruppo di esperti incaricato dal Municipio.

Premesse e promesse d’obbligo: - sono ovviamente favorevole al progetto, quindi di parte - non risponderò alle provocazioni dei contrari - sarò breve queste ultime due però con poca convinzione.

Perché vedere il tema ricucitura da un’angolazione diversa? Perché, come accennato in entrata, la gente è stufa di una campagna mediatica (a tutti i livelli) che si trascina da mesi infarcita di personalismi, ostilità, battibecchi e soprattutto, di tanta ipocrisia/ignoranza/demagogia. Tutto quello che ruota attorno al progetto viene sistematicamente demonizzato (il prezzo dei terreni, i contenuti, l’autosilo, l’investitore di Zugo, le persone che arriveranno, ecc.) creando un clima negativo sul presente e sul futuro di Roveredo, ma soprattutto distogliendo l’attenzione da quelli che sono veramente i temi importanti.

L’operazione della vendita dei terreni è solo una componente del rapporto che lega il Comune all’investitore; in questo accordo si combinano infatti in modo ottimale le aspettative dell’uno (pubblico) con gli interessi dell’altro (privato) secondo una strategia win-win di cui possono beneficiare entrambi, quindi anche il Comune.

Il perché, paradossalmente, è anche molto semplice.

In primo luogo perché la parte centrale del paese, da un punto di vista tecnico ed esecutivo, deve preferibilmente essere realizzata in modo unitario e conseguente. L’autosilo, la rete viaria, le infrastrutture, le piazze e gli edifici sono interdipendenti e collegati strutturalmente gli uni agli altri; solo realizzandoli assieme si potrà assicurare un intervento razionale da un punto di vista tecnico ed economico.

In secondo luogo perché i terreni vengono ceduti in cambio di una contropartita assolutamente interessante: un compenso in soldi, la realizzazione delle infrastrutture primarie (strada, canalizzazioni, acquedotto e sottostrutture), due piazze pubbliche. Ma si riceve anche, e di questo purtroppo non si parla mai abbastanza:
- un progetto di qualità riconosciuta delle autorità comunali (municipio e CC), della commissione preposta all’esame e scelta dei progetti, dall’ufficio cantonale per lo sviluppo del territorio, dall’ufficio dei monumenti storici
- un progetto sviluppato sulla base delle esigenze e delle condizioni imposte dal Comune (tipologia e numero di appartamenti, contenuti, destinazioni, residenza anziani, ecc.)
- un autosilo pubblico a tariffe limitate (sì, il Comune ha imposto tariffe di favore)
- l’assunzione da parte dell’investitore del rischio imprenditoriale, dei costi di finanziamento, degli imprevisti e dei rincari
- le garanzie, secondo norme SIA, per la qualità di quanto costruito; la realizzazione delle parti d’opera da parte di attori diversi pone, spesso, anche questo tipo di problema.
- l’obbligo di rispettare una rigida tabella di marcia e assicurare l’ultimazione dei lavori in soli 5 anni (anche i tempi purtroppo hanno un costo)

Ritenute queste premesse, l’operazione per il Comune è senz’altro da ritenersi vantaggiosa.

Ma c’è di più.
Delegare questo importante progetto a un investitore esterno permetterà al Comune di avere le necessarie risorse per sviluppare parallelamente gli altri interventi che da parecchio tempo sono sul tavolo, o meglio, sotto gli occhi di tutti. Basti pensare al riassetto della rete stradale (San Giulio, San Fedele, Campagna), alle nuove strutture di collegamento verso Ovest (raccordo viario e ponte Sassello), alla sistemazione dell’area di svago e raccordo alla Moesa in zona Rovelstand (il futuro parco pubblico ai Mondan), alla ristrutturazione/ampliamento delle sedi scolastiche (intervento comunque irrinunciabile anche senza il progetto Alfred Müller) ed altre opere ancora. Si potrà anche parlare del tanto invocato (ho l’impressione che di questo argomento si parla però solo quando c’è qualche votazione) centro sportivo. Proprio quest’ultimo tema obbligherà in ogni caso a sviluppare relazioni con gli altri comuni della Valle e a vincolare le specifiche strategie in un piano direttore regionale. Per farlo però è soprattutto importante che Roveredo si profili come un partner solido, affidabile e propositivo; purtroppo l’immagine che abbiamo di questi tempi al di fuori dei nostri confini è ben altra.

Invito quindi tutte le cittadine e i cittadini di Roveredo a considerare con positività tutti questi aspetti e soprattutto a crederci; potrebbe essere una bella realtà in un futuro anche molto prossimo.

Daniele Togni

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Un fiocco di neve è una delle creazioni più fragili di Dio, ma guarda che cosa possono fare i fiocchi quando si attaccano insieme!

(Anonimo)

 
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