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Regionale
sabato 15 settembre 2018.
Far crescere il territorio con le calcolatrici verdi, ma soprattutto con il cuore.
di Gionata Pieracci

Ci siamo accorti fin dall’inizio che anche a Roveredo GR l’occasione (unica nel suo genere) di ritrasformare l’autostrada in una parte del paese avrebbe generato una nuova spaccatura, questa volta di tipo sociale, ideologico, filosofico.

Spaccatura presente in tutto il mondo, che vede da una parte un morente modello di tipo capitalista trascinato da piccoli gruppi di potenti, incentrato principalmente sulle esigenze e le redditività di mercato “vecchio stile”, legato ancora alla globalizzazione economica e alla fuga di denaro dai piccoli circuiti di paese; dall’altra invece una visione postcapitalistica di recupero identitario e comunitario, nonché di decrescita economica per incentivare e ridare valore ai commercianti e ai prodotti locali. In parole semplici c’è ancora chi parla con la calcolatrice nera in mano, al servizio del dio denaro, cercando di non perdere il treno del progresso della crescita infinita (che oggi si sa essere una totale utopia); e poi c’è chi parla con il cuore, chi fa i calcoli con le calcolatrici verdi della sostenibilità, che si riconnette con valori e reali bisogni della gente, con le riflessioni che emergono dalla base del potere, ossia la persone che abitano e vivono il territorio ogni giorno in prima persona.
L’umanità in genere tende a percepire divisioni dove in realtà non esistono, perché fanno parte di un unico fenomeno: l’emergere graduale di una nuova coscienza. Roveredo si polarizza su posizioni e visioni diverse, ma è sempre Roveredo che cerca di dialogare con sé stessa. Tuttavia non ci riesce appieno, perché ciò che manca è l’apertura al dialogo pubblico, l’accesso ai processi creativi, dal momento che grossi interessi esterni o piccoli potentati locali si interpongono tra il mondo della politica (che è chiamato ad eseguire) e il suo “datore di lavoro”, ossia l’elettorato. Queste incursioni destabilizzano, interferiscono e impediscono costruzioni congiunte tra politici e cittadini. Se l’esecutivo (Municipio) e il legislativo (Consiglio Comunale) agissero in base ai bisogni delle rappresentanze della società civile, i cosiddetti “stakeholders” (giovani, anziani, commercianti, imprenditori, famiglie, associazioni, società sportive….), sarebbero in linea con i dettami della democrazia rappresentativa e ci si muoverebbe verso tendenze postcapitaliste, con soluzioni innovative e anche inedite. Spesso la democrazia, anche nei piccoli centri abitati, è in crisi perché gli interessi di mercato non guidati dalla sostenibilità scalzano il processo di rappresentanza.
Da alcuni decenni in moltissime realtà mondiali le coscienze si risvegliano comunque dall’ipnosi e dal sonno provocato dalla dilagante società dei consumi postbellica: consumismo negli oggetti, nelle relazioni, persino nelle emozioni. Anche nella piccola Roveredo questo fenomeno è in atto, ma crescere in fretta e a tutti i costi, a partire dal terzo Millennio, è semplicemente un concetto superato, anche se c’è ancora chi vi è ancora attaccato. La potenza creativa degli individui che compongono il tessuto sociale sta emergendo e riprendendo spazio, l’umanità si riposiziona al centro, non più il denaro (che ridiventa semplice mezzo di transazione). Le nuove tecnologie rispettose dell’ambiente, i servizi utili ai cittadini (svago, incontro, cultura, sport…), la cura dell’economia locale, un aumento demografico armonico. Una crescita sostenibile, più lenta (perché più in linea con i ritmi della natura di cui facciamo parte), ma più duratura e veramente portatrice di ricchezza e benessere. Viviamo in un territorio bellissimo, accogliamo quindi le nuove tendenze di risveglio mondiale, apriamoci ad esse, ogni anno si aggiungono migliaia e migliaia di esempi di ritrovata umanità nel mondo: più coinvolgimento, più calcoli di sostenibilità, ma soprattutto più cuore.
Movimento culturale apartitico Un Cher per Rorè

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“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

Lorenzo Milani

 
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