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Regionale
martedì 18 settembre 2018.
Tenderò la mano
di Anna Cattaneo-Corbella

La campagna per il voto referendario, siamo ormai agli sgoccioli, è stata dura. Davvero dura.

Chi si oppone al progetto ha tentato con tutte le forze di evidenziare le criticità, elaborando una lunga e dettagliata serie di analisi che dimostrano palesemente che tredici palazzine e 2mila metri di negozi non risolvono in alcun modo il problema di Roveredo. Chi sostiene il progetto -ad eccezione di qualche rarissimo caso- ha invece solo massacrato chi la pensa diversamente. Insultando, lanciando accuse, etichettando come stupide le tante persone che si sono spese per informare (compito mai svolto dal Municipio) e asserendo che questa è l’unica strada percorribile. Questo ha generato una ridda di brutte cose. Brutte quasi più delle palazzine che vuole costruirsi la Müller. Perché le palazzine, pur trasformando il centro paese in una squallida periferia e non apportando nulla alla comunità (se non guai a posteriori) mica sono brutte, brutte brutte brutte. Diciamolo pure. Semplicemente non servono a nessuno, se non al gigante del mattone con sede a Zugo.
Per questo sono intimamente convinta che Roveredo può pretendere di meglio. Me ne sono convinta parlando con i giovani, con i genitori, con gli esercenti, con gli anziani, con gli insegnanti, con gli imprenditori. Insomma, con tutti quelli che credono che Roveredo non debba ridursi ad essere la periferia di Bellinzona. Roveredo sta fisicamente alla periferia di Bellinzona, ovviamente. Ma non vuole diventare una periferia tout court. Roveredo ha una sua identità ben precisa; Roveredo ha alle spalle una storia ricca, zeppa di personaggi che si sono distinti in tutta Europa per la genialità, l’estro e la voglia di fare. E questo non posso, non voglio e non devo dimenticarlo mai. Anche perché Gabriele De Gabrieli e tutti i Magistri si rivolterebbero nella tomba.
Questo assurdo atteggiamento che spinge alcuni a dire che se il progetto Müller non verrà approvato resterà il vuoto per decenni è totalmente privo di fondamento. Certo, negli ultimi anni -complice una guida “alla bulgara” da parte di chi si è susseguito alla guida all’esecutivo- questo tesoro di Roveredo è un po’ caduto nel dimenticatoio. Un chiaro No alla vendita dei terreni però potrebbe spazzare via non solo un progetto portato avanti per pigrizia da chi sedeva in Municipio (“almeno fanno tutto quelli di Zugo”), ma anche ridare speranza. Speranza che qualcuno torni a fare politica. Quella buona. Perché se vince il Sì quasi tutto resterà come oggi. Questo sia chiaro a tutti.
Si dovrà immediatamente seppellire l’ascia di guerra. Una volta per tutte. Se vincerà il No dunque, la prima cosa che farò, sarà uscire di casa. E tenderò la mano. Tenderò la mano a chi la pensava diversamente. Per rassicurarlo.
Nessuno vuole escludere nessuno dall’elaborazione di un nuovo progetto. Più bello. Più ambizioso. Più utile per il paese. Perché Roveredo ha bisogno di coesione. Di spaccature ne abbiamo avute troppe e non posso pensare neppure per un istante che si possa ancora andare avanti un minuto così.
Perché come diceva bene Don Milani “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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