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Cultura
mercoledì 26 settembre 2018.
QUEL CAVOLO DI ALLARME !
Di Clemens a Marca

Un Racconto.

Grigionese del Maloja, alto un metro e ottantasette, biondissimo, occhi chiari, da noi commilitoni più per scherzo che altro, soprannominato -sciupa- (diminutivo di sciupafemmine) si chiamava Pietro**) e studiava medicina-sportiva.
Carnagione abbronzata tipica degli - engadiner/bergeller – incorporato come me nella Compagnia Fucilieri di montagna III-93. Eravamo legati d`amicizia per aver svolto la scuola-reclute a Bellinzona assieme.
Appena il “balestrin” ( tenente Balestra), ordinava la riunione, in colonna per 4, noi due ci trovavamo allineati in prima fila, “ gomito a gomito”, non per scelta, ma per forza, siccome eravamo tra i 4 più alti. Sempre davanti ai -legionari- , cosi ci chiamavano per scherzo. Il che ci procurava un legame di cameraterìa più stretto, che con altri commilitoni.
Nell` autunno del 1960 ci trovavamo nel Mendrisiotto. Un po’ dappertutto in dislocazione di combattimento.
Quella notte eravamo nell’ameno villaggio di Meride. Saliti la stessa notte dai boschi di Riva s. Vitale e scesi la notte prima dal s.Bernardino, terminata la dislocazione di tiro. Per le bizze del tempo, il 24 settembre-60 sul s.Bernardino erano nevicati 25 cm.
Neve che ci aveva procurato più “grattacapi”. Il freddo che ci aveva trovati impreparati. E se accadeva di scivolare, sparando a raffica con munizione-di guerra, durante le esercitazione d`“assalto”, le conseguenze potevano essere gravissime.
Allenati come eravamo, dal mendrisiotto ci aspettavamo una specie di vacanza, sia per il clima, sia perché si sparava “al nemico”, (una compagnìa di fucilieri svizzero-tedeschi), con munizione-verde, innocua se usata con senno.
Ci sbagliammo! Nel mendrisiotto, dove restammo 4 settimane piovve quasi ininterrottamente.
Il nostro compito per quella notte, era la difesa del paese di Meride. Sdraiati vicino al ns fucile d`assalto , coperti dalla mantellina-mimetizzata come la tuta-di-combattimento che portavamo, dentro un orto privato, a debita distanza uno dall’ altro, aspettavamo che il “nemico” sbucasse dalla notte.
Da quel rialzo, dovevamo intravvedere il nemico avanzare. Il che in una notte di fitta nebbia pareva arduo … ma a militare gli ordini sono ordini.
Sentivamo l`umidità salire da sotto la pancia, non avendo avuto il tempo di cercare un po’ di paglia da infilarci sotto (la plastica e telefonini non erano ancora in voga). Pareva che le gocce di pioggia, si divertissero ad entrare dal collo e filar giù per la schiena - fino agli slip. La parola d`ordine ricevuta dal tenente era: -Aspettare - non muoversi - non tradire la ns presenza-.
Mentre provavo a scrutare il buio che mi stava davanti, non per paura del nemico, piuttosto perché se fosse arrivato presto, vincenti o perdenti ci saremmo tolti da quella situazione di m…. D`improvviso un lieve … - crac, crac.- ruppe l`acerbo silenzio della notte.
Alzai gli occhi sul mirino, pronto a premere il grilletto. Nessuno…solo buio e silenzio.
Poi di nuovo …crac-crac...
Allora mi alzai e andài dal -sciupa- sdraiato a qualche metro da me, e gli chiesi: “hai sentito muoversi qualcosa ” ?
Divenne tutto chiaro. Anzi chiarissimo. Pietro*), sdraiato sotto la mantellina, con una mano appoggiata al fucile, a bocca stava sgranocchiando un grosso cavolo dell’orto, situato a 10 centimetri dalle sue labbra.
Gli chiesi: -hai fame- ? Rispose: - quando arriva la galba? - senza smettere il -crac-crac- del suo pic-nic a km-zero! Il nemico visto il tempo malvagio aveva cambiato idea. Lo incontrammo il giorno dopo.

by clemens, mesocco, 3.3.-14 (dalla raccolta –Ricordi in grigioverde-)

*) l`Amico P. Segantini, divenne ufficiale dell`Esercito e dr.med. d. Nazionale-Svizzera di hockey.

(inviato il 28.7.18 alla Michela redattr.Gr-it.)


Sig.ra Segantini Diana,
Responsabile Cultura, c/o Studio RTSI,
6949 COMANO

Gentil signora Segantini,
Mi son permesso scriverle, perché ho letto il bell’ articolo apparso su di Lei su la – Cooperazione -.
Nel racconto annesso, parlo di Pietro Segantini-40 ( suo parente ? ) col quale ci siamo ritrovati al Corso Sotto-ufficiali nella Caserma di Bellinzona. Un giorno, il Colonnello Regli Bruno, ci chiamò e chiese se volevamo trasferirci nella 4. Compagnia, detta del “treno” o somieri (coi cavalli).
Pietro accettò entusiasta. Io che sapevo appena distinguere la testa dal di-dietro del cavallo, optai per restar fuciliere.
Pietro fece carriera, io meno in quanto:
IL maggiore Istruttore che fece l` esame-ufficiali, mi chiese come “vedevo” una ev. prossima guerra.
Gli dissi quel che pensavo: cioè , i metodi di guerra come insegnati, stavano tramontando.
Ci volevano spostamenti rapidi, = più elicotteri, 1 per ogni compagnia e meno mirage. (Oggi gripen). Immediatamente (malgrado le mie innegabili prestazioni sportive, in alta-montagna, tiro ecc.) mi scartò al verdetto, cito: -mentalità non adatta al ns esercito-. Restai caporale granatiere-anticarro.
P.S.
La vita è strana.
Qualche anno dopo il Vietnam dimostrò che avevo ragione. E in seconda battuta che il ns esercito (N.B. necessarissimo!) aveva imboccato un vicolo cieco, specie con la revisione esercito-21.
Vedi attuale stato strategico-militare. Parlo per esperienza vissuta come municipale incaricato di trattare coi loro Quadri, un disastro.
Diversi piccoli comuni del Grigioni “tiravano il fiato” economicamente, quando arrivavano i militari.
Oggi? risparmio al posto sbagliato, lo dico a lei come se lo dicessi a Pietro, semprevivo nel cuore. Cordialmente. Clemens a Marca, Mesocco, 4. marzo-14.

P.S. I ns Zii proprietari dell’ Hotel Pianta Savognin, avevano conosciuto il Segantini pittore.

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Questa è la storia di quattro persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno.
C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto.
Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece.
Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare.

(Anonimo)

 
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