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Lettere dei lettori
giovedì 18 ottobre 2018.
Militare, scherzi o bullismo?
di Paolo Annoni

In merito alla foga mediatica su presunte discriminazioni e atti di bullismo nella SR Flap di Emmen.

Nell’ ormai lontano 1973, ho assolto, nella memorabile caserma di Bellinzona, la scuola reclute, la suff e pagato il grado. Tra ticinesi, Grigioni italiani e tudischk eravamo in 600. Scherzi tra di noi, a scapito dei ticinesi, svizzeri tedeschi erano all’ordine del giorno ed erano reciproci. I schweizerdeutsch li facevano ai tschinkali, noi ai ticinesi e loro quelli della 9 a noi Mesolcinesi della 91,ai poschiavini e bregagliotti . Sicuramente nessun intento discriminatorio o razzista ma probabilmente solo esuberanza giovanile.
Capitava che qualcuno prima di una marcia si trovava gli scarponi riempiti di acqua, il milite dormiente con tanto di letto portato sotto la doccia, oppure il fucile 57 imbrattato, non di meno trovarsi certe parti del corpo, per non entrare nei dettagli, non dipinte di blu ma di grasso per gli scarponi e per fortuna non di grasso per fucili, oppure alla fine di una marcia a Gnosca ritrovarsi un sasso di 5 kg nel sacco, questo per citarne alcuni.
Se però un compagno era in difficoltà eravamo altresì solidali a portargli il sacco o a prestargli soccorso, a coprirlo per evitargli una punizione, pura camerateria o omertà?, però era certo o pagavan tutti o nessuno.
Siccome allora non c’erano psicologi o maghi, ma l’unica figura un po’ astrusa era il maniscalco della sezione treno, tutto si risolveva poi con una bevuta tra commilitoni di ogni regione di indimenticabile Specialina della Birra Bellinzona, al Baita o al Zoccolino o al Pellicano e con un’ ultima sporadica puntata alla Birreria Haas.
Ho subito, sopportato e perpetrato questi scherzi reciproci, che ritenevo innocui nello spirito di camerateria e non come torture. Scherzi, che poi erano noti a tutti i livelli gerarchici, dal colonnello al caporale, essendoci passati anche loro e non si strappavano le vesti facendo finta di essere all’oscuro di tutto.
Oggi tutto viene dato in pasto alla stampa tutto viene enfatizzato con il termine “bullismo”e drammatizzato. Il mondo dei media, ormai troppo sovrappopolato, si butta su notizie senza verificarle, cercando scoop che poi si rivelano dei flop e devono indietreggiare facendo una magra figura.
Oggi ci si affida a tutto campo ai telefonini , alle riprese e alla messa in rete di tutto, senza valutare l’effettiva consistenza dei fatti e delle persone coinvolte, è dato per scontato che tutto ciò che viene pubblicato via cellulare sia vero e reale senza approfondire o verificare la notizia.
Sicuramente azioni estreme, discriminatorie o con sfondo razzista, specialmente se indirizzati a soggetti più deboli o a minoranze, se sono avvenuti, devono essere severamente sanzionati a qualsiasi livello di grado.
Magari tanti addetti alla divulgazione di notizie non hanno avuto la nostra fortuna e cioè quella di ritrovarsi in compagnia di 600 ventenni provenienti dai più disparati Cantoni svizzeri, negli anni 70 e in tutt’altro clima sociale di quello di oggi.

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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