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Cultura
martedì 4 dicembre 2018.
CANTO DI NATALE - La letterina
di Teresio Bianchessi

Manca poco a Natale, l’inverno si fa sentire, fa freddo e nella notte è scesa anche la prima neve.
“Paolino vieni a vedere!”.
La mamma scosta la tendina e il bimbo resta meravigliato dal candido, soffice e silenzioso manto che avvolge ogni cosa: orto, cortile, tetti, strade, alberi, fossati, rovi, anche il campanile della chiesa.
“Che bello mamma… vado”.
Il bimbo afferra al volo la cartella e, nonostante la neve, salta come un leprotto per raggiungere i suoi compagni di scuola che sono poco più avanti e di sicuro, prima di entrare in classe, si sfideranno a palle di neve.

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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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