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Cultura
sabato 15 dicembre 2018.
l’ultimo uomo sulla luna
di Andrea Valente

arrivò il giorno in cui l’uomo sulla luna non ci andò più. niente più lanci, niente più missioni. era passata la moda e il desiderio di avventura stava viaggiando verso pianeti ben più lontani​...

arrivò il giorno in cui l’uomo sulla luna non ci andò più. niente più lanci, niente più missioni. era passata la moda e il desiderio di avventura stava viaggiando verso pianeti ben più lontani. nessuna escursione ormai veniva più organizzata verso il satellite vicino; nessuna gita scolastica né viaggio di lavoro. non un fine settimana romantico, né una passeggiata alla luce azzurrina riflessa dal pianeta terra.
le strade sulla luna non avevano più traffico, i villaggi si spopolavano, gli alberghi chiudevano, come capita nelle località di villeggiatura alla fine dell’estate, ma questa volta chissà se avrebbero mai riaperto. uno dopo l’altro i terrestri se ne tornarono a casa, carichi di ricordi un po’ appannati e di biancheria da lavare. ormai si pensava a marte e a saturno e, se proprio si voleva raggiungere un satellite, se ne sceglieva uno a caso tra quelli di giove, che c’era pure l’imbarazzo della scelta.
la base di lancio e di allunaggio era deserta, gli uffici serrati.
e arrivò anche il giorno in cui di uomini sulla luna ne rimase uno soltanto.
«e adesso?» borbottava tra sé e sé, anche perché borbottare con qualcuno era ormai impossibile.
«potrei godermi un po’ questo silenzio, finalmente assoluto. – pensava – ma se poi mi vien voglia di fare quattro chiacchiere?»
«posso avere un albergo tutto per me! – sorrideva – con la suite, la piscina e la colazione servita a letto. e cambiare camera ogni notte!»
«anzi no. – borbottava – se non è rimasto nessuno oltre a me, nessuno mi porterà il caffè del mattino e nessuno mi accoglierà con un sorriso...»
guardandosi intorno vedeva un paesaggio desolato. e gli venivano in mente le immagini di quando il primo uomo mise piede lassù, con il deserto tutto intorno. ora il deserto lunare era diverso e quasi gli cadde una lacrima di nostalgia.
essere l’ultimo uomo lassù, però, lo faceva sentire importante. certo non come il primo – giammai! – ma neanche molto di meno. probabilmente sulla terra avrebbero parlato di lui, ne avrebbero raccontato la vita nei libri, forse pure in un film, lo avrebbero atteso se mai fosse tornato anche lui, per accoglierlo con mille interviste e serate in tivù.
decise quindi di prendere le sue cose e tornare anche lui, ultimo uomo e dopo di lui nulla più.
scrisse un messaggio ai conterranei terrestri, per annunciare ora di lancio, rotta e luogo di atterraggio, ma nessuno rispose, indaffarati com’erano tutti quanti a far qualsiasi cosa, tranne che a guardare la luna. o forse il silenzio valeva come un sì, che tra navigatori dell’universo non servivano tante parole di più.
scrisse ai giornali dell’ultimo uomo che si accingeva a tornare. scrisse al signor presidente, che lo avrebbe di sicuro invitato a palazzo. scrisse a tutti di guardare un’ultima volta la luna abitata da lui, come tutti avevano guardato la luna ancora deserta, quella volta che il primo uomo arrivò.
ma nessuno voltò lo sguardo. nessuno alzò il naso. pure il signor presidente non disse alcunché. e l’ultimo uomo tornò nel silenzio, tra il chiasso della terra, con tutti impegnati a far tutto.
parcheggiò la nave spaziale e la salutò, ringraziandola per quell’ultimo volo, poi entrò nella folla e chissà cosa ne sarebbe stato di lui.
«sulla luna non è rimasto nessuno.» sussurrò, quasi sovrappensiero. ma non così sottovoce da non essere sentito proprio da nessuno, perché un bimbetto abbracciato a un pallone sgranò gli occhi sorpreso.
«nessuno?!» esclamò.
quel nessuno rimbalzò per le vie, con l’eco che diventava via via sempre più forte. e alla sera il telegiornale aprì l’edizione della sera con la notizia della luna disabitata: sullo schermo una pallida immagine del satellite deserto, ma nessun ospite in studio. l’indomani per tutti i giornali era notizia di prima pagina, con le foto di ieri e di oggi, con commenti scientifici, ricordi storici, ma nessuna intervista. anche il signor presidente parlò della luna nel suo discorso di saluto, ma nessun invito a palazzo fu fatto arrivare all’ultimo uomo.
quella sera non ce ne fu uno, sul pianeta terra, che non abbia interrotto il suo frettoloso viavai, per dedicare uno sguardo alla luna, mano a mano con la fidanzata, in un gruppo di amici, in famiglia, con i compagni di scuola... o anche da soli, come capitò all’ultimo uomo tornato da poco.
«quando ero lassù nessuno che guardasse... – mormorò – e adesso che sono qui, tutti a guardare la luna...»

© andrea valente

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Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso.

(Confucio)

 
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