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Cultura
martedì 25 dicembre 2018.
Il vestito di Babbo Natale
di Andrea Valente

quando babbo era ancora bambino, e si chiamava solo babbo, senza natale, anche lui passava il tempo col naso all’insù a pensare a non so che e immaginare cosa mai avrebbe fatto da grande.
per un certo periodo avrebbe voluto fare l’astronauta, ma non era mica un desiderio originale: chi non ha mai sognato almeno per un minuto di andarsene a spasso tra stelle e pianeti?
poi pensò che sarebbe stato comodo fare il casalingo, per restarsene tutto il giorno a casa, ma non aveva calcolato i piatti da lavare, la polvere da togliere e i panni da stirare. appena se ne rese conto, infatti, cambiò idea.
prese anche in considerazione l’ipotesi di fare l’attore famoso o il campione di qualche sport olimpico, ma alla fine il mestiere che davvero lo affascinò più di tutti fu quello del pompiere.
«chissà quanto manca per poter fare il pompiere» pensava ogni mattino, sbirciando il calendario. e il tempo pareva non passare mai, così un giorno, per velocizzare le cose, si procurò un bellissimo vestito rosso rosso, con i pantaloni rossi rossi, il cappello rosso e la giacca più rossa ancora.
finché finalmente arrivò per lui il giorno tanto atteso.
«certo – dirai tu – era il venticinque dicembre!»
invece no: pare fosse il dieci di agosto, san lorenzo, o forse il quattro di maggio, san floriano, se non addirittura il quattro dicembre, santa barbara, o magari il diciassette di gennaio, sant’antonio abate oppure, chissà, il cinque di febbraio, giorno di sant’agata. tutti santi, chi più, chi meno, patroni dei pompieri.
era soprattutto il giorno del raduno internazionale dei vigili del fuoco e babbo si presentò di primo mattino, vestito di un rosso più rosso che mai.
non ti dico la sua espressione quando, in mezzo alla sala, guardandosi intorno si accorse che nessuno, ma proprio nessuno dei vigili del fuoco venuti dal mondo tutto intero, era vestito di rosso come lui! e non c’era nemmeno un errore perché i pompieri davvero non vanno in giro vestiti di rosso, forse per non confondersi con le loro autopompe.
tanto per peggiorare la situazione, le guance di babbo diventarono tutte rosse per la vergogna e ancor più rosse per la rabbia. salutò tutti in fretta e furia e se ne tornò di corsa alla sua casa a due passi dal polo nord.
«non diventerò mai un pompiere – singhiozzò rassegnato – tanto quassù, tra tutto questo ghiaccio e tutta questa neve, cosa vuoi che bruci mai?»
«ma al mio vestito rosso – continuò, con fierezza – non ci rinuncio più!» e ammirandosi allo specchio prese la solenne decisione di indossare, per sempre, un abito rosso.
il vestito di babbo natale
e tanti auguri a te!

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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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