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Cultura
venerdì 15 febbraio 2019.
i seleniti sulla terra
di Andrea Valente

è uscito mercoledì scorso il libro voglio la luna: scientifico, avventuroso, mitologico. e ci sono pure tre racconti, tra i quali questo.

forse stufi di guardare il pianeta terra di lassù, un po’ verde e un po’ blu, con la gobba di qua, con la gobba di là, che sorge da una parte e tramonta dall’altra all’orizzonte; forse affascinati da una tale bellezza, che non ha eguali nel sistema lunare, i seleniti decisero un giorno che era giunto il momento per andarci, laggiù, sulla terra.
con impegno e tenacia ogni cosa venne preparata nei minimi particolari e la missione venne programmata per l’estate dell’anno 1969, più o meno a metà del mese di luglio. un bacio alla mamma e buon viaggio.
per così tanti anni avevano osservato lo strano comportamento degli umani, bizzarri davvero, che chiamavano bestie gli animali tranquilli a pascolare sui prati o i pesci che nuotano veloci nel mare, mentre loro lavoravano e faticavano dal mattino alla sera, per quale motivo, chissà... ora li avrebbero finalmente incontrati e conosciuti, avrebbero accettato un invito a cena e, magari sgranocchiando un hot dog, avrebbero chiesto perché mai non pascolavano e non nuotavano nell’oceano anche loro, con tutti i prati e tutta l’acqua che c’è...
partirono e arrivarono in un ottavo di giorno lunare, che corrisponde a tre o quattro giorni terrestri. chissà lo stupore, chissà l’accoglienza... i primi seleniti sul pianeta terra!
quando atterrarono effettivamente non ce n’era uno che non se ne stesse con il naso all’insù, dalla cina all’olanda, dall’argentina alla nuova zelanda, ad ammirare la luna ben visibile in cielo, a scrutarla, come a sbirciare se da qualche parte ci fosse vita anche lì. i giornali non parlavano d’altro;
l’argomento di tutti i discorsi era quello; i bambini di ogni paese giocavano e sognavano di diventare astronauti. i più arditi immaginavano un incontro con qualche essere alieno. un selenita, per esempio.
«eccoci!» esclamarono i membri dell’equipaggio, con un accento nemmeno troppo lunare. nessuno, però, li badò, a parte un poliziotto fin troppo diligente che cominciò a stilare un verbale per divieto di sosta.
«eccoci!» ripeterono. ma niente. eppure venivano dalla luna, mica da qualche paesino sperduto del nebraska. tuttavia nessuno si era accorto del loro arrivo, quindi nessun invito a cena e soprattutto nessun hot dog.
trascorsero sul pianeta una mezza giornata terrestre, analizzando il terreno, misurando qualche distanza, segnando qualche dato, e ogni tanto anche loro alzarono lo sguardo verso casa luna, con un inevitabile sospiro di nostalgia. ripartirono come se ne erano andati, i seleniti sulla terra, con il rombo del razzo che si confuse con i rumori del traffico all’ora di punta, e arrivederci. quando arrivarono alla base lassù, questa volta vennero accolti con mille onori e festeggiamenti, per l’impresa mai realizzata prima di allora. le celebrazioni continuarono fino a notte inoltrata, quando stanchi e stravolti se ne andarono tutti a dormire e buonanotte.
e una notte lunare dura molto di più di una quaggiù, ma loro dormirono, dormirono, dormirono, tanto che nessuno si accorse che nel frattempo due baldanzosi terrestri erano arrivati in visita, avevano fatto una passeggiata e arrivederci. ma anche a nessun poliziotto lunare venne in mente di alzarsi dal letto, prendere il blocco delle multe e compilare un verbale per divieto di sosta, lungo le rive del mare della tranquillità.

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“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie... lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.”

ORIANA FALLACI

 
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