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Editoriale
venerdì 22 febbraio 2019.
PAROLA DETTA, PAROLA SCRITTA
di Teresio Bianchessi

Nicoletta Noi Togni colpisce ancora con il suo “Dimmi come parli e ti dirò chi sei”.
Il tema potrebbe sembrare banale, in fondo, dette o scritte sempre parole sono.
Che male possono fare, mica sono bombe.
Eppure chi non conosce l’adagio: “Ne ferisce più la penna che la spada”.
La citazione ha senso e valore sia per la penna sia per la bocca perché le parole pronunciate, scritte sono di volta in volta giudizi, sentenze, dichiarazioni, impegni, promesse, sentimenti che governano e dovrebbero governare la vita civile.
Nicoletta Noi Togni, credo per tatto e sensibilità, si limita ad un campionario ridotto di sproloqui, (il catalogo sarebbe vastissimo) ma sufficienti comunque per condividere il giudizio che esprime nella sua denuncia: “L’inadeguatezza verbale nel discorso assume i caratteri veri e propri della violenza”.
Violenza ancor più odiosa quando attuata da persone colte, gente di potere, alla quale non si può riconoscere l’attenuante generica d’ignoranza nella comprensione dei termini.
Pacifico che, se loro per primi infarciscono i loro, spesso, cattivi o vuoti pensieri con volgarità, il risultato sarà di alimentare una platea sboccata, distratta, soprattutto superficiale, che si riterrà autorizzata ad una ancor più cupa e bassa violenza verbale.
Si sa anche che dalle parole si passa ai fatti e le angherie che potrebbero seguire, si spera solo verbali, serviranno a confondere le acque, a rendere difficile il discernimento, a tener lontani i cittadini dai veri valori.
Per fortuna qualcuno ancora si ribella ed è auspicabile che siano gli evangelici granelli di senape.
Ai politici, giornalisti, opinionisti che si scontrano in tribune che assomigliano più a un ring e che scagliano con leggerezza parole al vento ricordo l’ultima riga del Vangelo di Matteo:
“Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”.

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Una causa non buona diventa peggiore quando si vuole difenderla.

Publio Ovidio Nasone

 
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