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Lettere dei lettori
lunedì 25 febbraio 2019.
CURARSI DELL’AMBIENTE – UN FERTILE SEME IMPIANTATO?
di Giuseppe Donati

Non è più possibile esitare nel finalmente ottimizzare gli utilizzi d’energia per limitare il più possibile le interazioni con la biosfera e con l’atmosfera, mettendo ai primi posti delle priorità la salvaguardia dell’ambiente vitale: sia per stare bene in salute, sia per mantenere le capacità biologiche naturali, sia per moderare il riscaldamento terrestre e le sempre più evidenti catastrofi climatiche. Come dimenticare le estati sempre più calde e siccitose? e la tempesta di vento che ha flagellato insolitamente le Alpi solo qualche mese fa?

Utilizzare energie che non rilascino scarti nocivi, fare ricorso a macchine efficienti e beni di consumo che abbiano nel loro ciclo di produzione le minori necessità di materiali e di energia, evitare gli sprechi… sono tutte azioni positive che ogni singola persona può eseguire. Sono le azioni più immediatamente praticabili per raggiungere due obiettivi: il primo è l’abbassare immediatamente l’impegno globale di energia (ancora troppo dipendente dai problematici combustibili fossili) diminuendo subito ora le emissioni di gas ad effetto serra; il secondo è dare un segnale di scelta alla Politica ed al mondo della produzione di beni di consumo (ogni scelta individuale equivale a dare una preferenza, in ultima analisi una opinione che il mondo politico e produttivo non potrebbero ignorare quando si moltiplicassero sensibilmente). È certamente un’ovvietà notare come la via personale venga per ora scarsamente praticata, sia per la necessità di impegno nell’informarsi e nel modificare le abitudini consolidate, sia per la necessità di qualche non piccolo investimento finanziario per modificare alcuni impianti di casa o dell’attività lavorativa. Cosa potrebbe dare un impulso a tale impegno assolutamente necessario per cominciare ad agire positivamente? come lo si potrebbe “insegnare”? considerato che per ora le pur diffuse azioni di realtà ambientaliste (WWF, GreenPeace, …) e scientifiche (ricerca IPCC, Istituto mondiale di Meteorologia, …) e politiche (i Vertici mondiali sullo stato della Terra) e morali (Enciclica Laudato Si del Papa cattolico, discipline etniche della trascendenza, …) e della letteratura divulgativa (libri e pubblicazioni e forum non si contano ormai più)… sono tutte azioni che hanno prodotto un ben misero risultato.

Un piccolo seme fertile parrebbe ora essere stato impiantato da una ragazzina svedese quindicenne, Greta Thunberg, che sta mobilitando mediaticamente all’impegno i giovani un po’ ovunque nel Mondo. Se sia stata un’azione studiata o dettata da spontaneo entusiasmo giovanile non ha alcuna importanza saperlo, non vogliamo neppure saperlo. Quel che importa osservare è che l’azione di protesta di Greta contro l’immobilismo della nostra Società, e delle Politiche in senso lato, sembra prendere piede: la sua presenza alla Conferenza di Katowice sullo stato dell’Ambiente terrestre e poi al Forum Economico mondiale di Davos non è passata inosservata, raccogliendo attenzione tra i congressisti accreditati e tra i giovani nei mezzi di comunicazione in Rete.

Ovviamente gli studenti, i giovani in genere, non hanno ancora la forza e le conoscenze approfondite per poter incidere sui metodi tecnico-scientifici e sociologici ed economici da adottare. Forse (forse) non hanno neppure bene in chiaro a quali mutamenti delle consuetudini di vita andrebbero incontro per poter ridurre a breve termine l’interferenza con l’Habitat e col Clima. In fondo non sappiamo ancora come ripartire gli inevitabili costi del cambiamento. Ma la forza d’urto dell’entusiasmo potrebbe alla fine indurre la Politica economica a mutare la rotta tenuta fissa sinora, una rotta che ha concesso solo pochi spazi alla concretezza nelle negoziazioni ambientali in corso da una trentina d’anni.

È difficile ora immaginare il futuro di un fenomeno nuovo che si sta manifestando solo da un paio di mesi: ma si può certo concedere la possibilità che l’esempio della ragazzina svedese (e l’effetto di contagio nelle scuole) spinga le politiche energetiche ed ambientali a rivedere il proprio immobilismo ed essere ben più concrete. Basterà? Arduo fare previsioni, astraendo da puntuali analisi dettate da conoscenze e da esperienze. Ma, ancora pochi giorni prima di quell’evento memorabile, chi avrebbe previsto il crollo del Muro di Berlino? Eppure, sotto la spinta dell’entusiasmo irrefrenabile, il Muro fu abbattuto da un’ondata di persone stanche della sua oscura presenza.

Si verificherà un moto d’insieme giovanile capace di far crollare le resistenze del fronte (economico, finanziario, sociale, geo-politico, di convenienze, …, anche del disimpegno, …) che ha sinora mantenuto lo status quo di degrado per l’Ambiente vitale? In qualità di adulti non possiamo sapere a priori se i moti di protesta dei giovani contengano proposte percorribili (un compito che comunque non dovremmo neppure pretendere da loro!) o siano carichi di semplice ma utilissimo slancio propositivo. Non resta che osservare gli avvenimenti che verranno. Ma già ora si possono notare anche le spinte di certe Istituzioni al voler limitare le conseguenze del Riscaldamento atmosferico globale: la Direttrice del Fondo monetario internazionale, signora Christine Lagarde, ha puntato lo spot a far luce sulla possibile cancellazione di molti settori economici -e sui pericoli di incontrollati movimenti demografici e inaccettabili diseguaglianze umanitarie- a causa dei mutamenti del Clima; mentre la Presidente della Banca mondiale, signora Kristalina Georgieva, ha previsto importanti perdite economiche (dal 15 al 25 % della produttività) preventivabili nel mondo a causa degli effetti conseguenti un riscaldamento medio di 2.5 o 3.0 °C rispetto alle temperature medie pre-industriali.
Saranno i portamonete a decidere le politiche ambientali? Sarà l’entusiasmo giovanile seminato da Greta?

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“Bisogna spegnere la prepotenza più che un incendio.”

ERACLITO

 
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