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Regionale
mercoledì 27 febbraio 2019.
Coira, truffa ai danni Repower, arriva terza condanna

(ats) Anche il terzo imputato del trio di autori della frode ai danni di Repower, che in circa due anni ha sottratto all’azienda grigionese una somma di quasi 6 milioni di franchi, è stato riconosciuto colpevole: il tribunale cantonale retico lo ha condannato a 14 mesi di detenzione. Il 75enne era stato assolto in prima istanza.

Assicuratore di professione, l’uomo era stato scagionato dal tribunale di Landquart nel settembre 2017, dopo un dibattimento di due giorni, sulla base del principio "nel dubbio, a favore dell’imputato".

La nuova sentenza del tribunale cantonale riconosce invece l’uomo colpevole di riciclaggio di denaro, come il tribunale stesso ha comunicato oggi. Ai 14 mesi di detenzione la condanna aggiunge una pena pecuniaria di 1800 franchi (15 aliquote giornalieri di 120 franchi). In più l’uomo dovrà pagare una multa di 360 franchi.

Per il secondo imputato, un 54enne ingegnere informatico, responsabile dello sviluppo software, direttore del centro Sap di Repower (che si trova a Landquart), già riconosciuto quale autore principale della frode nel 2017, la nuova sentenza riduce la pena detentiva da 60 a 42 mesi. L’uomo era stato giudicato colpevole di ripetuta falsificazione di documenti, truffa per mestiere e riciclaggio di denaro.

Non cambia invece la pena per il terzo imputato, un 61enne consulente informatico, con ruoli d’amministratore in aziende di consulenza in rapporti di affari con Repower, per il quale è stata confermata la condanna a 42 mesi di carcere per riciclaggio di denaro, truffa per mestiere e reiterata falsificazione di documenti.

La truffa, portata avanti tra il 2009 e il 2011, è stata perpetrata attraverso aziende di consulenza informatica con l’emissione di fatture fittizie per prestazioni mai fornite. Il denaro sottratto all’azienda in quel periodo ammonta a 5,7 milioni di franchi, la differenza tra la somma pagata da Repower ad aziende esterne per costi di licenza, servizi di consulenza e manutenzione (6,8 milioni di franchi) e la somma per prestazioni realmente effettuate (1,05 milioni).

Seppure in maniera maggiore o minore, tutti e tre gli uomini, afferma nella sentenza il tribunale retico, erano coinvolti nelle manovre fraudolente. La sentenza non è ancora definitiva.

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Una causa non buona diventa peggiore quando si vuole difenderla.

Publio Ovidio Nasone

 
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