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Regionale
giovedì 21 marzo 2019.
Successione Huonder: Come sarà eletto il nuovo vescovo di Coira?
di Davide Pesenti

La vigente modalità d’elezione del vescovo della diocesi di Coira è unica nel suo genere. Essa affonda le sue radici in una lunga storia risalente al XV secolo. La normativa concede ai 24 canonici del Capitolo della Cattedrale il diritto di scelta fra una terna di nomi proposti dalla Santa Sede.

Domenica 21 aprile 2019, solennità di Pasqua, Mons. Vitus Huonder compirà 77 anni. Saranno così trascorsi i due anni di proroga al suo mandato quale ordinario di Coira. La proroga fu accordata da Papa Francesco nel 2017, in seguito all’inoltro delle dimissioni da parte dell’episcopo grigione per raggiunti limiti di età, come prevede il Codice di diritto canonico. L’accettazione delle dimissioni da parte del Pontefice romano – che ha ricevuto Mons. Huonder in udienza privata lo scorso 4 marzo – è pertanto attesa per metà aprile. In caso di accettazione, la diocesi di Coira dovrà dunque trovare una nuova guida pastorale. Se per il futuro di Mons. Huonder la Curia ha già confermato che si ritirerà presso l’Istituto di Santa Maria a Wangs (SG) – ciò al fine di assicurare un contatto tra la Fraternità tradizionalista San Pio X e la Santa Sede –, per quanto riguarda il profilo del futuro pastore diocesano rimangono varie incognite. Una cosa tuttavia è certa. La procedura di nomina del successore di Vitus Huonder, così come le rispettive competenze dei vari soggetti coinvolti, sono chiaramente definite.

Una procedura elettiva unica nel suo genere1

Contrariamente alle diocesi di Lugano, di Losanna-Ginevra-Friburgo e di Sion – nelle quali il nuovo vescovo è liberamente nominato dalla Santa Sede – nelle diocesi svizzere di Basilea, di Coira e di San Gallo, i vescovi sono eletti secondo procedure diverse. Nella fattispecie, la cattedra episcopale che fu di San Lucio ha una procedura di nomina unica nel suo genere. Essa, tuttavia, non va confusa con quella in vigore a Basilea o a San Gallo. Le modalità che hanno portato a questo “privilegio” elettivo, inabituale all’interno della Chiesa cattolica romana, sono legate a circostanze storiche. La norma in vigore attualmente risale agli anni Quaranta del secolo scorso. Essa è fondamentalmente il frutto del riconoscimento, da parte della Santa Sede, di una secolare prassi vigente nella diocesi di Coira. Qui, infatti, il Capitolo cattedrale ha il “privilegio” di scegliere il nuovo vescovo. Questa scelta avviene a partire da una lista di tre nomi (chiamata “terna”) proposti direttamente dalla Santa Sede. Una volta compiuta, il Papa è chiamato a confermare tale elezione, e quindi a nominare il nuovo vescovo di Coira. Ma come si è giunti a questa procedura, tanto insolita quanto esclusiva?

Un diritto plurisecolare

È in forza del concordato di Vienna-Aschaffenburg, firmato il 17 febbraio 1448, tra Papa Nicola V, l’imperatore Francesco III e i prìncipi del Sacro Romano Impero Germanico, che il Capitolo di Coira ricevette il diritto di elezione del proprio vescovo. Esso fu concesso in quanto il vescovo di Coira era giuridicamente considerato principe dell’Impero. Questo diritto “politico-ecclesiastico” rimase in vigore senza modifiche sino alla dissoluzione dell’Impero avvenuta nel 1806. Una disgregazione politica che, di fatto, comportò la perdita dei diritti del principe-vescovo di Coira, così come di quelli relativi alla sua elezione. Ad inizio dell’Ottocento fu quindi necessario trovare una nuova modalità per l’elezione dei futuri vescovi di questa diocesi, una fra le più antiche d’Oltralpe.

Bolle papali chiarificatrici

Una prima tappa importante in questo processo la si ebbe con la pubblicazione della bolla pontificia “Imposita humilitati”, avvenuta il 16 dicembre 1824. Con essa, Leone XII decretò che il Capitolo di Coira poteva continuare ad affermare il suo “diritto legittimo e approvato secondo la sua consuetudine (“iuxta legitimam et hucusque receptam consuetudinem”). Meno di due anni dopo, per mezzo della bolla “Postquam” del 12 maggio 1826, fu aggiunta una precisazione. Sebbene questo documento non faccia esplicito riferimento a un “diritto di elezione episcopale”, esso stabilisce che l’elezione di un vescovo a Coira si potrà svolgere secondo la procedura abituale, ossia quella già in vigore da secoli, fino al 1806. Si tratta di una procedura qui considerata come “certa prassi”, ossia una “pratica sicura”. In tal modo, sebbene il Capitolo di Coira non potesse far riferimento a un concordato in strico senso, tale decisione rappresentò, di fatto, la concessione di una forma di privilegio.

Verso una modalità elettiva stabile

Il Codice di Diritto Canonico (CIC), pubblicato nel 1917 (can. 329), confermò la procedura d’elezione dei vescovi cattolici-romani in vigore a quell’epoca. Ordinariamente, tale elezione era responsabilità esclusiva del Papa. Eccezionalmente, tuttavia, il CIC consentiva l’elezione del proprio vescovo, a quei collegi elettivi che già potevano far valere un diritto particolare in materia. Il Capitolo di Coira non aveva però mai ricevuto in modo esplicito un tale “ius eligendi episcopum”. Tuttavia, i canonici poterono conservare il loro “diritto speciale”, ai sensi del can. 4 del CIC che, a determinate condizioni, tutelava la validità dei privilegi e degli indulti ottenuti in passato dalla Santa Sede.

Il decreto “Etsi salva”

La modalità d’elezione si precisò 30 anni più tardi, il 28 giugno 1948, con la pubblicazione del decreto “Etsi salva”. Quest’ultimo stabilì de jure una nuova forma elettorale, eliminando nel contempo tutte le normative e i privilegi precedentemente esistenti a Coira. La procedura esposta in questo documento della Sede apostolica è quella in vigore tuttora, ossia: la Santa Sede presenta al Capitolo Cattedrale di Coira una lista di tre nomi. Tra di essi, i canonici ne scelgono uno che sarà, finalmente, confermato dal Papa. Di fatto, all’epoca la lista con i tre nomi era preparata dalla Santa Sede sulla base delle informazioni precedentemente raccolte dal vescovo e dal Capitolo stesso. Questo è attualmente l’unico documento giuridicamente valido per questa procedura.

L’elezione episcopale è puramente di “diritto ecclesiale”

Quasi 20 anni dopo, il Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965) confermò che l’elezione dei vescovi era un diritto esclusivo della gerarchia della Chiesa cattolica. Nel decreto “Christus Dominus” (n. 20), pubblicato il 28 ottobre 1965, i Padri conciliari esigettero, pertanto, che in futuro nessun potere statale potesse far valere diritti o privilegi per la nomina di un vescovo. Nonostante questa decisione conciliare, il privilegio concesso nel 1948 ai Canonici di Coira perdurò anche dopo la pubblicazione del nuovo Codice di diritto canonico nel 1983. In tal senso, il can. 4 afferma che i privilegi concessi dalla Santa Sede continuano a rimanere validi.

L’elezione del vescovo negli statuti del Capitolo

La procedura d’elezione del vescovo di Coira è fissata, non solo dal documento pontificio sopraccitato, ma pure dagli statuti del Capitolo, uno fra gli attori principali di tale nomina. Secondo alcuni attenti osservatori e responsabili pastorali, attualmente il Capitolo cattedrale di Coira non sarebbe rappresentativo della pluralità culturale, linguistica e teologica che da sempre caratterizza la vita diocesana. Tale mancata rappresentatività sarebbe dettata essenzialmente dalla presenza di una maggioranza di canonici grigioni tedescofoni o romanciofoni – attualmente, infatti, manca del tutto un rappresentante italofono –, considerati da più parti piuttosto conservatori. Gli statuti del Capitolo di Coira, risalenti al 1986, specificano il processo elettorale riferendosi al decreto di Papa Pio XII del 1948. Si possono tuttavia riscontrare alcune differenze. Da un lato, il documento parla di “diritto”, e non di “privilegio”, come invece afferma il decreto “Etsi salva”. D’altra parte, gli statuti prevedono la presentazione alla Nunziatura Apostolica in Svizzera di una lista di “almeno 3 sacerdoti ritenuti idonei” – un criterio che tuttavia non è previsto dal decreto romano vigente. Va ricordato, a tal proposito, che il CIC del 1983 stabilisce chiaramente i criteri riguardanti la procedura di consultazione e la scelta dei candidati.

Chi è “papabile” per la terna?2

I criteri e la procedura per la scelta dei “papabili” sono complessi. Per essere inclusi nella terna, valgono innanzitutto i criteri vigenti nella Chiesa cattolica-romana per qualsiasi nomina episcopale. I candidati devono soddisfare una serie di criteri personali e formali, in particolare: presentare una fede solida e una buona condotta; essere ferventi e mostrare uno zelo particolare nella cura d’anime; esser loro riconosciute qualità personali quali saggezza e intelligenza. Inoltre, i possibili candidati devono avere una buona reputazione, almeno 35 anni d’età ed essere sacerdoti al minimo da 5. Infine, devono aver conseguito il titolo accademico di dottore in teologia o, almeno, una licenza canonica. Finalmente, a differenza di quanto vige in altre diocesi svizzere, i candidati non devono essere obbligatoriamente membri del clero diocesano.

Il ruolo centrale del Nunzio apostolico

In linea generale, la ricerca dei candidati idonei al ministero episcopale è un processo permanente. Se, da un lato, le Conferenze episcopali nazionali sono invitate a comunicare regolarmente alla Santa Sede i nomi di possibili futuri candidati all’episcopato, dall’altro, i singoli vescovi diocesani possono farlo in qualsiasi momento. È tuttavia compito dei Nunzi apostolici comunicare alla Santa Sede i nomi dei candidati. Nella diocesi di Coira, è previsto che tale comunicazione avvenga dopo consultazione dei membri del Capitolo, così come di rappresentanti del clero e dei laici diocesani. Nel caso specifico della prossima elezione, è stato compito del Nunzio apostolico in Svizzera, Mons. Thomas Edward Gullickson, condurre tale procedura in seno alla diocesi di Coira. Al termine di questa consultazione, egli ha consegnato i dossier di candidatura alla Congregazione per i vescovi in Vaticano, la quale, sulla scorta delle informazioni ottenute, ha redatto l’elenco di tre nomi. Questa lista, se confermata dal Papa, è stata in seguito inviata al Capitolo tramite lo stesso Nunzio apostolico.

Una diocesi in attesa

Lo scorso mese di gennaio, Mons. Vitus Huonder ha invitato tutta la diocesi alla preghiera in vista della nomina del suo successore. Nel frattempo, vari esponenti diocesani si sono espressi in merito al profilo auspicato del nuovo pastore. L’elemento comune che ne scaturisce è la presa di coscienza della necessità di una personalità forte, assemblatrice, aperta al dialogo, che ben conosce la pluralità della diocesi, nonché considerata sopra le parti. L’auspicio espresso da più parti è che il futuro vescovo possa unire la diocesi dietro di sé, per poter traghettarla, fra Tradizione e innovazione, aldilà delle confrontazioni, verso l’unità in Cristo; e ciò, all’interno di quella diversità legittima che contraddistingue la cattolicità.

Note
1) Le informazioni storiche e gli elementi giuridici in merito alla procedura di elezione sono tratti principalmente dall’articolo di Stephan Stocker, Das Bischofswahlrecht und das Privileg des Churer Domkapitels, in: SKZ 31/32. 2008, 508-512; 521s (vedi la bibliografia correlata).

2) Sebbene il “privilegio” concernente la diocesi di Coira era stato offerto ai canonici (e quindi non a un potere statale), nell’articolo sopracitato di Stephan Stocker ci si pone la domanda se, in un certo senso, questa dichiarazione conciliare non debba essere considerata valevole pure per il Capitolo. A sostegno di tale tesi, l’autore dona principalmente due motivi: (1) dati i tentativi di normalizzazione della procedura promossi a più riprese dalla Santa Sede prima del Concilio Vaticano II; (2) in quanto residuo di una concessione che, all’epoca, fu concessa al Capitolo da un’autorità civile.

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