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Cultura
lunedì 1 aprile 2019.
“CRESCIUTI A PANE E… BUR”
di Teresio Bianchessi

“Cresciuti a pane e Bur”; così titolava il quotidiano “La Repubblica”.
Nel titolo non c’è refuso, non si vuol spalmare burro sul pane, ma ricordare la mitica collana della BUR, acronimo di “Biblioteca Universale Rizzoli” nata nel 1949, che proprio quest’anno compie 70 anni.



Ho partecipato ai festeggiamenti avvenuti nella prestigiosa Biblioteca Braidense in Brera, relatore Evaldo Violo, per oltre trent’anni direttore della collana.
La BUR economicissima fu tanto amata poiché bastavano 50 lire di allora per cento pagine di testo.
Era unica e riconoscibile per la sua veste grafica minimale ma raffinata, per le sue copertine inconfondibilmente di colore grigio verde impreziosite dall’eleganza del carattere tipografico: il Bodoni, mentre il testo utilizzava il più noto Times.
L’idea fu di un noto imprenditore e uomo di cultura di Merate, Luigi Rusca che propose ad Angelo Rizzoli, licenza di terza elementare, di pubblicare sul modello della tedesca Reclam, i testi classici ma in edizione economica.
L’intenzione era educativa, quella di diffondere la cultura classica, avvicinare più persone alla lettura, aiutare il paese a uscire dal periodo buio della guerra.
L’impresa, che sembrava filantropica, si rivelò invece un affare, anche perché non c’erano diritti d’autore da riconoscere a Seneca, a Voltaire, a Shakespeare, a Leopardi, a Foscolo, tanto da far dire ad Angelo Rizzoli, all’amico Rusca:
“…Mi hai detto che era un’azione culturale, stiamo facendo invece un sacco di soldi”.
Accadde, infatti, che il primo volume pubblicato fosse uno straordinario successo di vendite, era: “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
L’impegno della casa editrice fu enorme e portò a traduzioni complete e pubblicazione non solo di autori minori, ma anche di testi “secondari” di autori famosi; questo contribuì a rendere la collana oltre che iniziatica, anche “collezione” di riferimento per intellettuali.
A riprova pesco qualche titolo dalla mia personale biblioteca: Pierre Loti – Pescatore d’Islanda / Dostoievski – Il fanciullo presso Gesù – La mite e altri racconti / Imre Madach – Umana tragedia / Edgar Allan Poe – Racconti dell’impossibile / Herman Hesse – Sotto la ruota – Victor Hugo – Bug Jargal. Potrei continuare tutta la pagina ed elencherei tutto il teatro di Goldoni, le tragedie di Shakespeare, le opere del Manzoni, Dante, Foscolo, Petrarca etc.
Il clamoroso successo durò per oltre vent’anni, decenni in cui la BUR oltre che a gratificazioni di vendite ricevette anche riconoscimenti dall’Unesco.
Due eventi rallentarono la marcia dell’originaria BUR classica: nel 1965 la contromossa della Mondadori che lancia gli Oscar, e la contestazione giovanile del Sessantotto.
La Mondadori copia le originarie intenzioni della Rizzoli, volendo anch’essa raggiungere una platea più ampia di lettori e lo fa pubblicando in edizione economica autori contemporanei di successo, la mossa sul mercato è vincente.
Poi il Sessantotto con il rifiuto dei classici, Dante compreso.
Si ha notizia certa che uno studente della Statale di Milano, trovato in possesso del volume “Pharsalia di Lucano” abbia patito, dal rivoluzionario movimento studentesco, un pubblico processo con conseguente condanna e libro gettato…al rogo.
Eccessi di quel tempo nelle aule universitarie.
La Rizzoli dovette correre ai ripari, la “grigio verde” uscì lentamente dai cataloghi e a rifondare la nuova BUR fu incaricato Mario Spagnol, vero signore dell’editoria, che iniziò rivoluzionando le copertine che divennero colorate e accattivanti, continuò passando in edizione economica i successi del momento, e da ultimo arricchì la versione economica inserendo, per gli autori stranieri, il testo a fronte.
BUR e OSCAR sono tuttora collane di punta delle rispettive case editrici.
Alla “grigio verde”, Giorgio Manganelli scrittore, giornalista, critico, rese, a suo modo, l’onore delle armi sostenendo che: “La BUR è come per l’alcolizzato un grappino”.
Salute allora e lunga vita alla BUR… e agli OSCAR.
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“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie... lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.”

ORIANA FALLACI

 
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