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Cultura
sabato 13 aprile 2019.
È DAVVERO UNA VIA CRUCIS
di Teresio Bianchessi


Tempo di Quaresima per i cristiani; oggi, come ieri, vengono richiesti piccoli segni penitenziali: il digiuno, il magro, rinunce a piaceri superflui e il venerdì, la partecipazione alla Via Crucis.
Uno ci prova a rievocare la passione di Cristo, nonostante l’aria ammorbata che si respira e che soffia conflitti, litigiosità, prepotenza, disordine, fretta.
In molte parrocchie l’orario del rito è stato spostato dalle rievocative tre del pomeriggio, alle diciotto, con l’evidente intento di favorire chi lavora.
Noi pensionati, almeno il tempo l’abbiamo e così al rito ci andiamo.
“…Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum…”.
Oggi recitati in italiano; in chiesa proprio in pochi, nessun giovane, e i volti raccontano di un’età media molto elevata.
Aspetto l’inizio del percorso itinerante che ricorda la via del Calvario, invece si resta tutti seduti ai banchi davanti ad una croce di legno, mentre, in prima fila, tre signore iniziano la lettura delle riflessioni.
E il Parroco dov’è?
Alterna la sua presenza con un’altra parrocchia che da poco deve sovraintendere; lì un sacerdote ha raggiunto i limiti di età, da noi sarà presente il prossimo venerdì.
Seguo il libretto della meditazione.
“Ma hanno saltato una stazione!” - dico a mia moglie.
Non sarà la sola, a Gesù risparmieranno due cadute su tre, non si capisce il senso: accorciare il rito per fedeli da non stancare troppo?
Sabato sera decidiamo per la messa prefestiva in una parrocchia vicina, troviamo banchi desolatamente vuoti, sembra una messa feriale.
Usciamo malinconici, qualche saluto sul sagrato e negli sguardi si avverte il disagio di tutti.
Mai come in questo fine di settimana, che precede la domenica delle Palme, ho avuto chiaro il “Calvario” che la Chiesa deve percorrere; Papa Francesco ha un compito immane e i seri problemi di pulizia morale, evidenziati dallo scandalo della pedofilia, finiscono col sottrargli tempo per l’evangelizzazione. La domanda da porsi non è più cosa sta succedendo, l’evidenza oramai è lì sotto gli occhi a documentare che una coscienza religiosa sta drammaticamente scomparendo con la generazione post guerra.
Si avverte anche dai quiz televisivi serali, là dove, se la domanda riguarda la religione, i giovani concorrenti danno risposte sbagliate, anche se devono solo distinguere il credo dal padre nostro; sembra proprio non capiscono di cosa si stia parlando.
“…Stabat mater dolorosa justa crucem lacrimosa, dum pendebat Filius…”
Come potrà farcela la Chiesa quando tante parrocchie sono faticosamente tirate avanti da sacerdoti sempre più anziani, delusi, privi di slanci e di energie?
Il vangelo ricorda che la messe è tanta e gli operai pochi, allora mi chiedo perché, in tempo di battaglie per la parità dei sessi, non è ipotizzabile un’apertura al sacerdozio femminile?
Avanti di questo passo, chi evangelizzerà in futuro?
Custodisco nel cuore senza rimpianti la mia vita caratterizzata, permeata dal senso religioso e nutro, ancora, la speranza che le giovani generazioni scovino nell’uovo pasquale un “game” che almeno parli loro d’amore, di fratellanza, di tolleranza, infine, di senso religioso della vita.

Buona Pasqua a tutti.
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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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