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Regionale
martedì 30 aprile 2019.
Un NO secco alla legge sulle armi imposta dall’UE!
di Paolo Annoni

Non è la sostanza ma il principio che il 19 maggio ci porta a votare un secco NO, per respingere la legge sulle armi imposta dall’UE.

Chi vuole fare collezione di farfalle o di francobolli o di forbici, tanto di cappello, noi senza essere dei veri collezionisti o fanatici deteniamo in massima sicurezza alcune armi per passione o per ricordo. Sicuramente acquistate a caro prezzo, IVA compresa e solo dopo aver ottenuto un doveroso permesso.
Ciò non vuol dire assolutamente che le armi devono essere santificate o alla portata di tutti.
I fautori della nuova legge sanno benissimo che piegandoci ancora al volere dell’UE la sudditanza senza ritorno non finirà qui. Dire di sì è semplicemente aprire un varco e poi una falla che si allargherà sempre di più nel nostro invidiabile sistema.
Toccherà forse poi alle banche cantonali, alle assicurazioni statali, all’imposizione di dotarci delle targhe dei veicoli dell’UE e buttare le nostre. Le altre istituzioni sane, tramandateci dai nostri antenati andranno a farsi benedire. Attueranno la legge, poi le relative ordinanze d’applicazione e infine revisioni legislative più restrittive. Nessuno sa, dove ci porteranno, tutti i possessori di armi passo per passo saranno colpiti. Non saremo nemmeno immuni da tasse e balzelli per custodire in casa alcuni “schop” di caccia o il 57, guadagnato dopo la scuola reclute e sudati con i corsi di ripetizione.
Seguirà il registro delle armi con relativa burocrazia e manager che lo gestiscono.
Certi fautori della legge, non sono sazi dello scranno che occupano a Berna, ne vorrebbero uno anche a Bruxelles a costo di cancellare le nostre tradizioni, usanze che a loro dire sono diventate non più euro compatibili, sarebbe più corretto dire di loro stessi non sono più Elveto compatibili.
E si che con il versamento del contributo di coesione di 1,3 miliardi tolti ai nostri bisognosi a favore dei paesi dell’est, pensavamo d’aver placato l’appetito.
Che ci butteranno fuori dal trattato di Schengen e non potremo più accedere al SIS, che per la cronaca noi avevamo già in uso prima che loro sapessero cosa era una tastiera, è semplicemente ridicolo.
I dati provenienti e gestiti dalla Svizzera sono prima di tutto preziosi e in secondo luogo molto sicuri e attendibili. Anche, in futuro e nel reciproco interesse, i paesi limitrofi, ci comunicheranno ancora se un’autovettura o un’opera d’arte, oppure dei gioielli sono stati rubati sul loro territorio e viceversa. La Svizzera, paese di transito, continuerà a ricevere e di riflesso comunicherà ai paesi UE i dati su persone ricercate per crimini o scomparse. La criminalità e i terroristi continueranno a procurarsi i loro ferri al mercato nero, presumibilmente nei paesi che ci vogliono imporre questa legge atta al disarmo, ma non verranno a battere cassa ai collezionisti, cacciatori e tiratori svizzeri.
Gli unici perdenti saremo noi e ricordiamoci, esempio emblematico, che la chiusura degli uffici postali è iniziata nelle micro località come Braggio, o Brontallo e in altri piccoli paesi per poi passare a entità più importanti per non arrestarsi più!

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„I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria.“

Platone

 
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